Exit tax art. 166 TUIR: quanto costa portare la sede all'estero
Plusvalenza latente sul patrimonio che lascia la potestà impositiva italiana, rateazione quinquennale riservata a pochi Stati e cause di decadenza
16/09/2026
16/09/2026
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In sintesi
Quando un'impresa commerciale esce dalla potestà impositiva italiana, l'Italia tassa subito il plusvalore che i suoi beni hanno maturato mentre erano qui, anche se nessuno lo ha ancora realizzato. È la cosiddetta exit tax dell'articolo 166 del DPR 22 dicembre 1986 n. 917, riscritto dall'articolo 2 del D.Lgs. 29 novembre 2018 n. 142 in attuazione della direttiva ATAD. La misura è una plusvalenza unitaria, pari alla differenza fra il valore di mercato complessivo e il costo fiscalmente riconosciuto delle attività e passività che escono (comma 3), ridotta delle perdite pregresse (comma 6) e accompagnata dalla tassazione delle riserve in sospensione d'imposta non ricostituite in Italia (comma 5). L'imposta può essere versata in cinque rate annuali di pari importo, ma soltanto se il Paese di destinazione soddisfa le condizioni del comma 9. Il solo trasferimento della residenza di una società di capitali non produce alcuna imposizione in capo ai soci (comma 14).
Cinque uscite, una plusvalenza unitaria
Il comma 1 elenca cinque situazioni: il trasferimento all'estero della residenza fiscale; il trasferimento di attivi a una propria stabile organizzazione estera in regime di esenzione; il trasferimento dell'intera stabile organizzazione italiana di un soggetto estero alla casa madre o a un'altra stabile organizzazione; il trasferimento di singoli attivi della stabile organizzazione italiana verso l'estero; l'incorporazione in una società non residente, la scissione a favore di beneficiarie non residenti e il conferimento a un non residente di una stabile organizzazione estera. Per i movimenti di attivi da e verso una stabile organizzazione il comma 2 rinvia ai criteri OCSE, che trattano la stabile come entità separata e indipendente.
In tutte e cinque le ipotesi l'imponibile è una plusvalenza «unitariamente determinata»: non si calcola bene per bene, si confronta il valore di mercato complessivo con il costo fiscalmente riconosciuto complessivo, così che le minusvalenze latenti compensino le plusvalenze latenti. Il valore di mercato si determina con il criterio di libera concorrenza del comma 4, che per un complesso aziendale impone di considerare l'avviamento, calcolato tenendo conto delle funzioni e dei rischi trasferiti. Restano fuori dal patrimonio che «esce» le attività e passività che confluiscono in una stabile organizzazione italiana del soggetto trasferito: su quelle l'Italia continua a esercitare la propria potestà, e non c'è nulla da anticipare.
Il conto si chiude in via definitiva alla fine dell'ultimo periodo d'imposta di residenza, o al momento in cui il trasferimento si considera effettuato negli altri casi (comma 7); le plusvalenze e le minusvalenze che si realizzano dopo quel momento non lo modificano (comma 8). Per le imprese individuali e le società di persone il comma 13 rinvia alla tassazione separata dell'articolo 17, comma 1, lettere g) e l). Questo impianto non si ferma al 2026: il testo unico approvato con D.Lgs. 19 giugno 2026 n. 117 riporta l'imposizione in uscita all'articolo 193, che si applica dal 1° gennaio 2027.
Che cosa non entra nel conto: le stabili in branch exemption
Chi ha esercitato l'opzione di branch exemption ha già sottratto alla potestà impositiva italiana gli utili e le perdite delle proprie stabili organizzazioni estere. Ci si chiede allora se il valore di quelle stabili debba comunque entrare nella plusvalenza di uscita quando è la casa madre a trasferirsi.
La risposta a interpello n. 185 dell'8 luglio 2025 dell'Agenzia delle entrate affronta esattamente questo punto, in un caso di trasferimento della residenza dall'Italia al Regno Unito senza che rimanga una stabile organizzazione italiana. L'Agenzia equipara il trasferimento della casa madre alla cessione della stabile in esenzione a un soggetto non residente e conclude che «l'applicazione del regime BEX, incluso l'eventuale recapture, esaurisca la potestà impositiva italiana su detti redditi»: non concorre alla base imponibile dell'exit tax «la plusvalenza riferibile alle stabili organizzazioni estere in regime BEX, non dovendosi considerare a tal fine tanto il valore di mercato quanto il corrispondente costo fiscalmente riconosciuto delle relative attività e passività». Resta però il meccanismo di recupero delle perdite del quinquennio previsto dall'articolo 168-ter, comma 7: se il recapture non è ancora esaurito, la plusvalenza è imponibile fino a concorrenza di quanto resta da recuperare.
La rateazione, e la lista degli Stati che la consente
Il beneficio non dipende dall'appartenenza all'Europa geografica né dall'esistenza di una convenzione contro le doppie imposizioni. Il comma 9 ammette la rateazione in due casi: lo Stato di destinazione appartiene all'Unione europea, oppure aderisce all'Accordo sullo Spazio economico europeo ed è incluso nella lista degli Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni prevista dall'articolo 11, comma 4, lettera c), del D.Lgs. 1° aprile 1996 n. 239, e ha stipulato con l'Italia un accordo di reciproca assistenza alla riscossione comparabile a quello della direttiva 2010/24/UE. La seconda condizione riguarda quindi soltanto Islanda, Liechtenstein e Norvegia, e va verificata alla data dell'operazione perché la lista viene aggiornata con decreto.
- Domanda: Lo Stato di destinazione appartiene all'Unione europea?
- sì → Si può optare per il versamento in cinque rate annuali di pari importo, con interessi dalla seconda rata
- no → Aderisce allo Spazio economico europeo, è nella lista degli Stati con adeguato scambio di informazioni e ha un accordo di assistenza alla riscossione con l'Italia?
- Domanda: Aderisce allo Spazio economico europeo, è nella lista degli Stati con adeguato scambio di informazioni e ha un accordo di assistenza alla riscossione con l'Italia?
- sì → Si può optare per il versamento in cinque rate annuali di pari importo, con interessi dalla seconda rata
- no → L'imposta è dovuta in un'unica soluzione
- Esito: Si può optare per il versamento in cinque rate annuali di pari importo, con interessi dalla seconda rata
- Esito: L'imposta è dovuta in un'unica soluzione
L'opzione riguarda necessariamente l'intera imposta unitariamente determinata (comma 10) e sulle rate successive alla prima maturano gli interessi previsti dall'articolo 20 del D.Lgs. 9 luglio 1997 n. 241 (comma 11). Il comma 12 elenca poi le ipotesi di decadenza, che obbligano a versare l'imposta residua entro il termine del versamento successivo: il successivo spostamento verso uno Stato fuori dal perimetro del comma 9, la cessione a terzi degli attivi che hanno formato la plusvalenza, le operazioni straordinarie che li portano a un soggetto residente fuori da quel perimetro, la dichiarazione di fallimento o l'estinzione del soggetto, la cessione delle quote da parte dei soci delle società di persone, e il mancato versamento di una rata non regolarizzato entro cinque mesi dalla scadenza.
Il caso: una S.r.l. che porta la residenza in Irlanda
Alfa S.r.l. trasferisce la residenza fiscale in Irlanda e non lascia in Italia alcuna stabile organizzazione. Le attività e passività che escono hanno un valore di mercato complessivo di 4.200.000,00 € — comprensivo dell'avviamento stimato secondo il criterio del comma 4 — contro un costo fiscalmente riconosciuto di 2.900.000,00 €. La società ha perdite pregresse per 300.000,00 €, che il comma 6 consente di computare in diminuzione della plusvalenza senza applicare il limite dell'articolo 84, comma 1.
| Voce del calcolo | Importo |
|---|---|
| Valore di mercato complessivo delle attività e passività che escono | 4.200.000,00 € |
| Costo fiscalmente riconosciuto delle stesse attività e passività | -2.900.000,00 € |
| Perdite pregresse computate in diminuzione (art. 166, c. 6) | -300.000,00 € |
| Plusvalenza di uscita imponibile | 1.000.000,00 € |
Sulla plusvalenza di 1.000.000,00 € l'imposta si determina con l'aliquota IRES ordinaria del 24 per cento (articolo 77, comma 1), quindi 240.000,00 €. Essendo l'Irlanda uno Stato dell'Unione europea, Alfa può optare per il versamento in cinque rate annuali di pari importo da 48.000,00 €, sulle quali dalla seconda in poi maturano gli interessi. Se due anni dopo la società cedesse a terzi i beni che hanno formato la plusvalenza, decadrebbe dalla rateazione e dovrebbe versare l'imposta ancora dovuta entro il termine del versamento successivo.
Le domande di chi ci arriva
Se sposto la residenza fiscale della mia società in un altro Paese UE, posso pagare l'exit tax a rate?
Sì, previa opzione e con l'eventuale prestazione di garanzie: il comma 9 ammette il versamento in cinque rate annuali di pari importo per i trasferimenti verso uno Stato dell'Unione europea. L'opzione deve riguardare l'intera imposta e sulle rate successive alla prima maturano gli interessi dell'articolo 20 del D.Lgs. 241/1997.
Le riserve in sospensione d'imposta vengono tassate se trasferisco la sede all'estero?
Sì, se non vengono ricostituite nel patrimonio contabile di una stabile organizzazione italiana. Il comma 5 assoggetta a imposizione le riserve in sospensione iscritte in bilancio al termine dell'ultimo periodo d'imposta di residenza, comprese quelle tassabili solo in caso di distribuzione, nella misura in cui restano fuori dall'Italia.
Se non pago una rata dell'exit tax, quanto tempo ho per rimediare?
Cinque mesi dalla data di scadenza. Il comma 12, lettera i), fa decadere dalla rateazione il mancato versamento di una rata «che non sia regolarizzato entro 5 mesi»; da quel momento l'imposta residua va versata entro il termine previsto per il versamento successivo.
Il trasferimento della sede all'estero fa pagare qualcosa anche ai soci?
No, non di per sé. Il comma 14 stabilisce che il trasferimento all'estero della residenza fiscale di una società di capitali non comporta alcuna imposizione in capo ai soci. Restano ovviamente imponibili, secondo le regole ordinarie, eventuali distribuzioni o cessioni di partecipazioni decise in quella stessa occasione.
Una stabile organizzazione estera in branch exemption entra nel calcolo dell'exit tax?
No, secondo la risposta a interpello n. 185 dell'8 luglio 2025: l'opzione di branch exemption ha già esaurito la potestà impositiva italiana su quelle attività e passività, che quindi non concorrono alla plusvalenza di uscita. L'eccezione è il recapture delle perdite non ancora esaurito, come spiega la sezione «Che cosa non entra nel conto».
Riferimenti normativi
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 166, c. 1 — le cinque ipotesi di imposizione in uscita
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 166, c. 3 — plusvalenza unitaria fra valore di mercato e costo fiscalmente riconosciuto
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 166, c. 5 — riserve in sospensione d'imposta non ricostituite in Italia
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 166, c. 6 — perdite pregresse in diminuzione della plusvalenza
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 166, c. 9 — versamento in cinque rate annuali e Stati ammessi
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 166, c. 12 — cause di decadenza dalla rateazione
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 166, c. 14 — nessuna imposizione in capo ai soci
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 168-ter — esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni estere
- DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 77, c. 1 — aliquota IRES del 24 per cento
- D.Lgs. 29 novembre 2018 n. 142, art. 2 — riscrittura dell'art. 166 TUIR in attuazione della direttiva ATAD
- D.Lgs. 1° aprile 1996 n. 239, art. 11, c. 4 — decreti che individuano gli Stati con adeguato scambio di informazioni
- Agenzia delle entrate, risposta a interpello n. 185 dell'8 luglio 2025 — artt. 166 e 168-ter TUIR nel trasferimento della residenza di chi ha optato per la branch exemption
- D.Lgs. 19 giugno 2026 n. 117, art. 193 (t.u. allegato) — «Imposizione in uscita», applicabile dal 1° gennaio 2027
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
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