Omessa dichiarazione art. 5 D.Lgs. 74/2000: soglia e 90 giorni
Presentare entro novanta giorni evita l'omissione; oltre quel termine, sopra 50.000 € di imposta evasa per singola imposta, si entra nel penale
16/09/2026
15/09/2026
7 min lettura
In sintesi
Non presentare una dichiarazione dovuta diventa reato oltre 50.000 € di imposta evasa per singola imposta, e soltanto quando il ritardo supera i novanta giorni. La norma è l'art. 5 del D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, che punisce con la reclusione da due a cinque anni chi, essendovi obbligato e al fine di evadere le imposte sui redditi o l'IVA, non presenta una delle dichiarazioni relative a dette imposte. La stessa pena colpisce il sostituto d'imposta che non presenta la propria dichiarazione, quando le ritenute non versate superano 50.000 € (comma 1-bis). Il comma 2 fissa la valvola di sicurezza che governa quasi tutti i casi reali: non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine, né quella non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto. La pena attuale, da due a cinque anni, risale al DL 26 ottobre 2019 n. 124, convertito con modificazioni dalla L. 19 dicembre 2019 n. 157; la soglia di 50.000 € è invece quella fissata dall'art. 5 del D.Lgs. 24 settembre 2015 n. 158.
I novanta giorni che separano il ritardo dall'omissione
Il termine dei novanta giorni decorre dalla scadenza ordinaria di presentazione, non dalla fine del periodo d'imposta né dalla fine dell'anno solare: il riferimento è il termine dell'art. 2 del DPR 22 luglio 1998 n. 322 per i redditi e l'IRAP, e quello dell'art. 8 dello stesso decreto per l'IVA annuale. Chi volesse ricostruire le date esatte le trova nelle schede sui termini di presentazione della dichiarazione dei redditi e IRAP e sulla dichiarazione IVA annuale.
- Giorno 0: Scade il termine ordinario di presentazione — art. 2 DPR 22 luglio 1998 n. 322 per i redditi e l'IRAP, art. 8 dello stesso decreto per l'IVA annuale
- Dal 1° al 90° giorno: La dichiarazione presentata in ritardo non si considera omessa — art. 5, c. 2, D.Lgs. 74/2000: nessun reato, qualunque sia l'imposta dovuta; resta la sanzione amministrativa del ritardo
- Dal 91° giorno: La dichiarazione è omessa: sanzione del 75% o del 120% e, oltre 50.000 € di imposta evasa, reato — il 75% se arriva comunque spontaneamente entro i termini di accertamento (art. 1 e art. 5, c. 1-bis, D.Lgs. 471/1997), il 120% se non arriva o arriva dopo la formale conoscenza del controllo
- Entro il termine della dichiarazione del periodo successivo: Presentazione della dichiarazione omessa con pagamento integrale: il fatto non è punibile — art. 13, c. 2, D.Lgs. 74/2000, purché prima della formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o accertamenti
Dentro la finestra la dichiarazione è tardiva ma valida, e il reato non si configura qualunque sia l'imposta dovuta. Oltre la finestra la dichiarazione è omessa a tutti gli effetti, e da lì in avanti si aprono due binari indipendenti. Sul piano amministrativo la misura dipende da come l'omissione finisce. Se la dichiarazione arriva comunque, spontaneamente, entro i termini di accertamento dell'art. 43 del DPR 29 settembre 1973 n. 600 per i redditi o dell'art. 57 del DPR 26 ottobre 1972 n. 633 per l'IVA, e prima che il contribuente abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell'inizio di qualunque attività di accertamento, si applica la sanzione dell'art. 13, comma 1, aumentata al triplo: il venticinque per cento diventa il settantacinque per cento dell'imposta dovuta (art. 1, comma 1-bis, e art. 5, comma 1-bis, D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471). Fuori da quella condizione, quando la dichiarazione non viene presentata affatto oppure arriva dopo la formale conoscenza del controllo, la sanzione è del centoventi per cento dell'ammontare del tributo dovuto, con un minimo di 250 € (art. 1, comma 1, per i redditi e l'IRAP, art. 5, comma 1, per l'IVA). Entrambe le misure valgono per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, e il quadro per l'IVA è sviluppato nella scheda sulle sanzioni per la dichiarazione IVA. Sul piano penale il fatto è punibile solo se l'imposta evasa supera i 50.000 €, calcolati per singola imposta.
Con la risposta a interpello n. 450 del 2023 l'Agenzia delle entrate ha chiarito due punti che generano molti equivoci, e vanno nella stessa direzione solo in apparenza. Il primo: scaduto il termine dei novanta giorni, anche quando il contribuente abbia nel frattempo versato il debito d'imposta, si applica comunque la sanzione proporzionale prevista per l'omessa dichiarazione, perché il versamento sana il debito e non l'omissione. Il secondo, di segno opposto: entro quei limiti la sanzione per omesso versamento dell'art. 13 del D.Lgs. 471/1997 «può dirsi quindi assorbita da quella del precedente articolo 5», quindi le due non si sommano. Le misure citate in quella risposta sono quelle anteriori al D.Lgs. 14 giugno 2024 n. 87, ma entrambi i principi restano.
Il comma 2 tiene fuori anche la dichiarazione non sottoscritta e quella redatta su uno stampato non conforme, che restano irregolarità formali. Il comma 1-bis estende la fattispecie al sostituto d'imposta che non presenta il modello 770: lì la grandezza da confrontare con i 50.000 € non è l'imposta evasa ma l'ammontare delle ritenute non versate, e la sanzione amministrativa corre su un binario proprio, descritto nella scheda sulle sanzioni per la dichiarazione dei sostituti.
Cinquantamila euro per ogni imposta: il conto di una S.r.l.
Una S.r.l. non presenta la dichiarazione IVA relativa al 2025, dalla quale sarebbe risultata un'imposta dovuta di 120.000 €, e non versa nulla. Il termine ordinario scade il 30 aprile 2026, quindi la finestra dei novanta giorni si chiude il 29 luglio 2026.
| Voce | Importo |
|---|---|
| IVA dovuta in base alla dichiarazione presentata oltre i novanta giorni | 120.000,00 € |
| Sanzione per omessa dichiarazione presentata spontaneamente, 75% (art. 5 c. 1-bis D.Lgs. 471/1997) | 90.000,00 € |
| Imposta e sanzione dovute, esclusi gli interessi | 210.000,00 € |
Se la dichiarazione arriva il 9 luglio 2026, cioè al settantesimo giorno, non è omessa: resta una dichiarazione tardiva, con la sanzione propria del ritardo, e il reato non si configura. Se arriva il 5 agosto 2026, oltre la finestra, l'esito cambia del tutto: la dichiarazione è omessa, l'imposta evasa è 120.000 € e supera la soglia di 50.000 €. Sul piano amministrativo, essendo la presentazione spontanea e nei termini di accertamento, la sanzione è del settantacinque per cento, cioè 90.000 €, e assorbe quella per omesso versamento. Se la dichiarazione non fosse mai arrivata, o fosse arrivata dopo la formale conoscenza di una verifica, la sanzione sarebbe del centoventi per cento, cioè 144.000 €. L'art. 1, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 74/2000 precisa che l'imposta evasa, nel caso di omessa dichiarazione, è l'intera imposta dovuta al netto di quanto già versato a titolo di acconto o di ritenuta prima della scadenza del termine: un'azienda che avesse versato acconti per 80.000 € resterebbe con 40.000 € di imposta evasa, sotto soglia.
La via d'uscita è quella dell'art. 13, comma 2, del D.Lgs. 74/2000 e ha un termine proprio, diverso dai novanta giorni: il reato non è punibile se il debito, comprese sanzioni e interessi, viene estinto per intero con il ravvedimento operoso o con la presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo, e sempre che ciò avvenga prima della formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell'inizio di qualunque attività di accertamento. Il dettaglio sta nella scheda sulla causa di non punibilità dell'art. 13; il calcolo della sanzione ridotta in quella sul ravvedimento operoso. Quando invece la dichiarazione è stata presentata ma contiene dati non veritieri, la fattispecie di riferimento è la dichiarazione infedele, con una soglia doppia e più alta.
Dal 1° gennaio 2027 l'art. 5 è abrogato e la fattispecie confluisce nell'art. 77 del testo unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali, approvato come allegato al D.Lgs. 5 novembre 2024 n. 173 e differito nella decorrenza dal DL 31 dicembre 2025 n. 200.
Le domande di chi ci arriva
Se presento la dichiarazione dei redditi in ritardo di un paio di mesi, viene considerata omessa?
No, se il ritardo resta entro novanta giorni dalla scadenza del termine: il comma 2 dell'art. 5 esclude espressamente l'omissione in quel caso, quindi il reato non si configura. La dichiarazione è tardiva, con la sanzione amministrativa propria del ritardo, e i suoi effetti restano validi.
A quanto deve ammontare l'imposta evasa perché scatti il reato di omessa dichiarazione?
Oltre 50.000 €, con riferimento a taluna delle singole imposte: IRES, IRAP e IVA si confrontano separatamente con la soglia. Nel caso dell'omessa dichiarazione l'imposta evasa è l'intera imposta dovuta, al netto degli acconti e delle ritenute versati prima della scadenza del termine.
Ho dimenticato di firmare la dichiarazione: è considerata omessa?
No. Il comma 2 mette la dichiarazione non sottoscritta e quella non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto sullo stesso piano di quella presentata entro novanta giorni: ai fini dei commi 1 e 1-bis non si considera omessa. Sono irregolarità che non fanno scattare il penale.
Cosa rischio se non presento la dichiarazione da sostituto d'imposta?
La stessa pena, reclusione da due a cinque anni, quando l'ammontare delle ritenute non versate supera 50.000 € (comma 1-bis). La soglia si misura sull'ammontare delle ritenute non versate, e la sanzione amministrativa per il modello 770 omesso segue regole proprie.
Se verso l'imposta ma la dichiarazione resta omessa, la sanzione sparisce?
No. Secondo la risposta a interpello n. 450 del 2023 dell'Agenzia delle entrate, superato il termine dei novanta giorni la sanzione proporzionale per omessa dichiarazione si applica anche quando il debito d'imposta è stato versato; assorbe però quella per omesso versamento, che non si somma. Il pagamento rileva invece ai fini della causa di non punibilità penale dell'art. 13, comma 2.
Riferimenti normativi
- Art. 5, commi 1, 1-bis e 2, D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74 (omessa dichiarazione)
- Art. 1, c. 1, lett. f), D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74 (nozione di imposta evasa)
- Art. 13, c. 2, D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74 (causa di non punibilità per estinzione del debito tributario)
- Art. 1, commi 1 e 1-bis, e art. 5, commi 1 e 1-bis, D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471 (sanzioni amministrative per omessa dichiarazione)
- Risposta a interpello dell'Agenzia delle entrate n. 450 del 2023 (omessa presentazione della dichiarazione IVA, sanzioni e ravvedimento)
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
Risorse correlate
Omesso versamento IVA (art. 10-ter D.Lgs. 74/2000)
Il reato matura il 31 dicembre dell'anno successivo sopra 250.000 €, una rateazione in corso lo esclude e dopo la decadenza la soglia è 75.000 €
Leggi la schedaOmesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis D.Lgs. 74/2000)
Sopra 150.000 € di ritenute certificate per periodo d'imposta scatta la reclusione, ma un piano di rate in corso al 31 dicembre tiene il fatto fuori dal penale
Leggi la schedaSottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11 D.Lgs. 74/2000)
Da sei mesi a quattro anni sopra 50.000 €, da uno a sei sopra 200.000 €: la soglia somma imposte, interessi e sanzioni, e non attende il pignoramento
Leggi la schedaRegime fiscale delle imposte dirette degli ETS (art. 79-80)
Criteri di non commercialità delle attività di interesse generale e regime forfetario degli ETS non commerciali: a regime dal 2026 (art. 79-80)
Leggi la schedaAltre schede su Adempimenti
- Abuso del diritto ed elusione fiscale: presupposti, procedimento e ripresaQuando un'operazione priva di sostanza economica diventa elusiva, come si provano le ragioni extrafiscali e che cosa l'ufficio deve fare prima di accertare
- Accertamento con adesione: effetti, sanzioni ridotte, rate e deducibilitàSanzioni a un terzo del minimo con due esclusioni, il perfezionamento col pagamento, sedici rate sopra 50.000 euro e il costo di decadere dal piano
- Accertamento con adesione: le tre istanze, i termini e le sospensioniQuale istanza usare secondo il momento, la sospensione di novanta o trenta giorni, il divieto di seconda istanza e la proroga che avvantaggia l'ufficio
- Accertamento dei redditi determinati in base alle scritture contabili (art. 39)Rettifica analitica, presunzioni gravi precise e concordanti o metodo induttivo puro: che cosa deve provare l'ufficio e dove comincia la difesa dell'impresa
- Accessi, ispezioni e verifiche ai fini delle imposte dirette (art. 33 DPR 600/1973)Il rinvio alla disciplina IVA, l'accesso in banca autorizzato dal direttore regionale e le tre strade dopo il verbale, da un sesto alla sanzione piena
- Accessi, ispezioni e verifiche IVA: art. 52 DPR 633/1972Le tre autorizzazioni che servono per entrare, il divieto di sequestrare i libri e il prezzo di un rifiuto di esibizione che costa 11.470 €