Acconto IVA del 27 dicembre: i tre metodi di calcolo
Chi lo versa e chi ne è escluso, come cambia l'importo fra dato storico, previsione e operazioni effettuate, e che cosa rischia chi lascia il metodo storico
16/09/2026
16/09/2026
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In sintesi
Entro il 27 dicembre di ciascun anno i soggetti passivi tenuti alle liquidazioni periodiche versano un acconto sull'IVA dell'ultimo periodo dell'anno: il mese di dicembre per chi liquida mensilmente, il versamento della dichiarazione annuale o il quarto trimestre per chi liquida per trimestre (art. 6, comma 2, della L. 29 dicembre 1990, n. 405). L'importo si determina con uno di tre metodi alternativi, e la scelta non si comunica a nessuno: si manifesta nella cifra versata.
Il metodo storico applica l'88 per cento al versamento dell'ultimo periodo dell'anno precedente. Il previsionale applica la stessa percentuale a quanto si stima di dover versare per l'ultimo periodo dell'anno in corso. Il terzo metodo abbandona le percentuali e fa una liquidazione anticipata delle operazioni fino al 20 dicembre. L'acconto non è dovuto sotto 103,29 €, e quanto versato si scomputa dalla liquidazione del periodo a cui si riferisce.
Chi lo deve e chi ne resta fuori
L'obbligo riguarda i contribuenti sottoposti agli obblighi di liquidazione e versamento periodici. Per i mensili l'acconto anticipa la liquidazione di dicembre. Per chi liquida per trimestre su opzione anticipa il versamento da eseguire in sede di dichiarazione annuale, mentre per i trimestrali per natura, cioè i soggetti dell'art. 74, quarto comma, del DPR 633/1972, il parametro si assume sugli ammontari relativi al quarto trimestre (art. 6, comma 2, della L. 405/1990). Il regime trimestrale per opzione, che la norma richiama con il vecchio art. 33 del decreto IVA, è oggi disciplinato dall'art. 7 del DPR 14 ottobre 1999, n. 542.
Quando manca il parametro l'obbligo non sorge. Nella risposta n. 859 del 23 dicembre 2021 l'Agenzia delle entrate ha richiamato la circolare n. 52 del 3 dicembre 1991 del Ministero delle finanze, per cui l'acconto non è dovuto dai «contribuenti che nel corso [del periodo d'imposta] hanno iniziato o inizieranno l'attività, siano essi mensili che trimestrali», e ha aggiunto che sono esonerati anche i soggetti che non dispongono di uno dei due parametri di commisurazione, quello storico o quello previsionale. Fuori restano quindi anche chi prevede di chiudere l'ultimo periodo a credito e chi ha cessato l'attività prima dell'inizio dell'ultimo periodo di liquidazione, perché per quel periodo nessun versamento sarà dovuto.
Un metodo speciale riguarda infine i settori a liquidazione agevolata, dalle telecomunicazioni alla somministrazione di acqua, gas ed energia elettrica fino alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti: per chi si è avvalso delle disposizioni dei decreti del Ministro delle finanze 24 ottobre 2000, n. 366, e 24 ottobre 2000, n. 370 e nell'anno solare precedente ha versato più di due milioni di euro di IVA, l'acconto è pari al 97 per cento della media dei versamenti trimestrali (art. 1, comma 471, della L. 30 dicembre 2004, n. 311, come sostituito dall'art. 4, comma 1, lettera c-quinquies), del DL 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80).
Tre modi di arrivare all'importo
La percentuale dell'88 per cento non si legge nel corpo dell'art. 6, comma 2, della L. 405/1990, che porta ancora il 65 per cento della formulazione originaria: la misura vigente è stata fissata dall'art. 15, comma 1, del DL 22 maggio 1993, n. 155, convertito dalla L. 19 luglio 1993, n. 243, e compare soltanto nelle note di aggiornamento della norma. È la stessa lettura che l'Agenzia delle entrate riporta nella risposta n. 859 del 23 dicembre 2021, dove la modifica è indicata fra parentesi accanto al testo originario.
Il dato storico, poi, non è mai un tetto rigido: la norma commisura l'acconto al versamento dell'anno precedente «o se inferiore» a quello da effettuare per lo stesso periodo dell'anno in corso. Chi sa già che dicembre sarà più leggero può quindi restare sul minore dei due, ed è questo che la prassi chiama metodo previsionale.
Una società con liquidazioni mensili ha versato 12.000,00 € per la liquidazione di dicembre dell'anno precedente. Per l'anno in corso stima un dicembre più magro, 9.500,00 € di imposta a debito, e dalle operazioni annotate fino al 20 dicembre le risulta un debito di 6.200,00 €.
| Voce | Metodo storico | Metodo previsionale | Operazioni effettuate |
|---|---|---|---|
| Base di calcolo | Versamento dell'ultimo periodo dell'anno precedente | Versamento stimato per l'ultimo periodo dell'anno in corso | Liquidazione delle operazioni annotate fino al 20 dicembre |
| Base dell'esempio | 12.000,00 € | 9.500,00 € | 6.200,00 € di imposta netta |
| Percentuale applicata | 88 per cento | 88 per cento | 100 per cento del risultato |
| Acconto da versare | 10.560,00 € | 8.360,00 € | 6.200,00 € |
| Rischio di sanzione | Nessuno: il parametro è un versamento già eseguito | Sì, se il versato resta sotto il dovuto di oltre il 5 per cento | Sì, con la stessa tolleranza del 5 per cento |
Il terzo metodo è l'unico che non applica una percentuale: l'acconto coincide con il risultato di una liquidazione anticipata, che tiene conto dell'imposta relativa alle operazioni annotate o da annotare dal 1° al 20 dicembre, e dal 1° ottobre al 20 dicembre per i trimestrali, delle operazioni effettuate dal 1° novembre al 20 dicembre e non ancora annotate perché i termini di emissione o registrazione non sono decorsi, e in diminuzione dell'imposta detraibile sugli acquisti annotati nello stesso periodo (art. 6, comma 3-bis, della L. 405/1990).
| Voce | Importo |
|---|---|
| IVA sulle operazioni attive annotate dal 1° al 20 dicembre | 9.100,00 € |
| IVA detraibile sugli acquisti annotati nello stesso periodo | -2.900,00 € |
| Acconto dovuto entro il 27 dicembre | 6.200,00 € |
Una regola a parte serve quando la periodicità cambia. Se le cadenze dei versamenti mutano rispetto all'anno precedente, il parametro storico si ricostruisce prendendo un terzo dell'imposta versata in sede di dichiarazione annuale quando la cadenza era trimestrale, oppure l'ammontare dei versamenti degli ultimi tre mesi quando era mensile (art. 6, comma 3, della L. 405/1990).
Dove finisce l'acconto versato, e che cosa costa sbagliarlo
L'acconto non è un'imposta in più: di quanto versato si tiene conto nella liquidazione del periodo a cui si riferisce, quindi in quella di dicembre per i mensili e nel quarto trimestre o nella dichiarazione annuale per i trimestrali. Dimenticare lo scomputo significa pagare due volte la stessa imposta e ritrovarsi un credito da chiedere a rimborso o da usare in compensazione.
Chi versa meno del dovuto risponde secondo le regole generali sull'omesso versamento. Il testo dell'art. 6, comma 5, parla ancora di una soprattassa del 20 per cento, una figura che la riforma delle sanzioni del 1997 non conosce più: sull'acconto omesso o carente si applica oggi la sanzione dell'art. 13, comma 1, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, che nomina espressamente i versamenti in acconto fra le violazioni punite. Lo stesso comma 5 riserva però una tolleranza a chi non ha usato il dato storico: la sanzione opera solo se l'importo versato è inferiore all'ammontare dovuto di oltre il 5 per cento.
La soglia sotto cui l'acconto non si versa è di 103,29 €, corrispondenti alle lire duecentomila dell'art. 6, comma 4. È una soglia sull'importo dell'acconto calcolato, non sul volume d'affari né sull'imposta dell'anno, e va verificata dopo aver scelto il metodo.
Il versamento si esegue con il modello F24 e può essere compensato con i crediti disponibili, alle condizioni generali della compensazione in F24. Il saldo che l'acconto anticipa si versa poi con il codice dedicato, trattato nella scheda sul codice tributo 6099; i codici delle liquidazioni periodiche e quelli dell'acconto stanno in quella sui codici tributo dell'IVA periodica.
Le domande di chi ci arriva
Qual è la percentuale esatta per il calcolo dell'acconto IVA di dicembre?
L'88 per cento del versamento dell'ultimo periodo dell'anno precedente, quando si usa il metodo storico. La cifra non compare nel corpo dell'art. 6, comma 2, della L. 405/1990, che riporta ancora il 65 per cento della formulazione del 1990: è stata fissata dall'art. 15, comma 1, del DL 22 maggio 1993, n. 155.
Per il calcolo dell'acconto IVA va preso l'anno precedente o quello in corso?
Entrambi sono ammessi, e la norma prende il minore dei due: l'acconto è commisurato al versamento dell'anno precedente «o se inferiore» a quello dovuto per lo stesso periodo dell'anno in corso. Guardare all'anno in corso espone però alla sanzione quando la stima risulta più bassa del dovuto oltre la tolleranza del 5 per cento.
Sotto quale importo l'acconto IVA non va versato?
Sotto 103,29 €, cioè le lire duecentomila indicate dall'art. 6, comma 4, della L. 405/1990. La verifica si fa sull'acconto calcolato con il metodo prescelto: se il risultato resta sotto la soglia il versamento non è dovuto e nulla va esposto in F24.
Che cosa succede se si versa un acconto IVA inferiore al dovuto?
Si applica la sanzione per omesso versamento dell'art. 13, comma 1, del D.Lgs. 471/1997, sanabile con il ravvedimento operoso. Chi ha usato il metodo previsionale o quello delle operazioni effettuate ne risponde solo se il versato è inferiore al dovuto di oltre il 5 per cento (art. 6, comma 5, della L. 405/1990).
Riferimenti normativi
- L. 29 dicembre 1990, n. 405, art. 6, comma 2 — obbligo dell'acconto entro il 27 dicembre, base storica e regola del minore fra dato dell'anno precedente e dato dell'anno in corso
- L. 29 dicembre 1990, n. 405, art. 6, comma 3 — ricostruzione del parametro storico quando la periodicità dei versamenti cambia
- L. 29 dicembre 1990, n. 405, art. 6, comma 3-bis — metodo delle operazioni effettuate, con il periodo di riferimento per mensili e trimestrali
- L. 29 dicembre 1990, n. 405, art. 6, comma 4 — soglia sotto la quale l'acconto non è dovuto, pari a 103,29 €
- L. 29 dicembre 1990, n. 405, art. 6, comma 5 — versamento omesso o insufficiente e tolleranza del 5 per cento per chi non ha usato il dato storico
- DPR 14 ottobre 1999, n. 542, art. 7, comma 1 — regime trimestrale per opzione, che sostituisce il richiamo all'art. 33 del decreto IVA
- L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 471 — metodo speciale al 97 per cento per i settori a liquidazione agevolata
- D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13, comma 1 — sanzione per omesso o insufficiente versamento, con espresso riferimento ai versamenti in acconto
- Agenzia delle entrate, risposta a interpello n. 859 del 23 dicembre 2021 — misura dell'88 per cento, i tre metodi di calcolo e i casi di esonero richiamati dalla circolare n. 52 del 3 dicembre 1991
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
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