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AdempimentiUltimo aggiornamento: 16/09/2026Verificato su Normattiva il 16/09/2026

Saldo e acconti: metodo storico, previsionale e soglie

La base su cui si calcola l'acconto delle imposte, la scelta fra dato storico e previsione, le soglie di esonero e il conto che resta se l'acconto è corto

Ultimo aggiornamento

16/09/2026

Verificato su Normattiva

16/09/2026

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In sintesi

Il saldo chiude un periodo d'imposta già concluso, l'acconto anticipa quello in corso, e l'art. 17 del DPR 7 dicembre 2001, n. 435 li fa cadere insieme perché la stessa dichiarazione fornisce il dato per entrambi. Il saldo si versa entro il 30 giugno dell'anno di presentazione per le persone fisiche e le società di persone, entro l'ultimo giorno del sesto mese successivo alla chiusura del periodo per i soggetti IRES; alla medesima data scade la prima rata dell'acconto per l'anno in corso.

La misura dell'acconto e la sua base non stanno nel DPR 435/2001, che si occupa dei termini: la misura è fissata da leggi proprie, oggi il 100 per cento per l'IRPEF e per l'IRES, e la base è l'imposta del periodo precedente al netto di detrazioni, crediti d'imposta e ritenute. A quella base il contribuente può sostituire una previsione, e da quella sostituzione nasce l'unico vero rischio dell'adempimento.

Su che cosa si calcola l'acconto

La disciplina nasce con l'art. 1 della L. 23 marzo 1977, n. 97, che fissava la misura al 75 per cento e la commisurava all'imposta relativa al periodo precedente «come indicata, al netto delle detrazioni e dei crediti d'imposta e delle ritenute d'acconto, nella dichiarazione dei redditi presentata per il periodo stesso». È il dato che le dichiarazioni chiamano rigo differenza, e resta la base anche dopo che la misura è stata elevata: al 99 per cento per l'IRPEF e al 100 per cento per l'IRES dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006 (art. 1, comma 301, della L. 30 dicembre 2004, n. 311), e al 100 per cento anche per l'IRPEF dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013 (art. 11, comma 18, del DL 28 giugno 2013, n. 76).

L'IRAP non ha una disciplina autonoma dell'acconto: gli acconti sono dovuti «secondo le disposizioni previste per le imposte sui redditi» e vengono versati con le stesse modalità e negli stessi termini (art. 30, comma 3, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446).

Due soglie fermano l'obbligo, e vanno tenute separate perché misurano cose diverse. La prima riguarda l'acconto in sé: non è dovuto se l'imposta del periodo precedente, al netto di detrazioni, crediti e ritenute, non supera 51,65 € per i soggetti IRPEF e 20,66 € per i soggetti IRES, cioè le lire centomila e le lire quarantamila indicate dall'art. 1 della L. 97/1977. La seconda riguarda soltanto il frazionamento: l'acconto si versa in due rate salvo che il versamento da effettuare alla scadenza della prima rata non superi 103,00 €, nel qual caso è dovuto in unica soluzione alla scadenza della seconda (art. 17, comma 3, del DPR 435/2001). Il 40 per cento alla prima rata e il 60 per cento alla seconda, la regola diversa per chi applica gli indici sintetici di affidabilità fiscale e i codici tributo di ciascuna imposta sono nelle schede su IRPEF, IRES e IRAP.

Tutti i versamenti del comma 1 possono essere eseguiti entro il trentesimo giorno successivo maggiorando le somme dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo (art. 17, comma 2). Nella risoluzione n. 71 del 1° agosto 2019 l'Agenzia delle entrate ha ricostruito come la maggiorazione si innesta sulla rateazione: lo 0,40 per cento si applica all'importo da rateizzare, e gli interessi di rateazione ripartono dalla nuova scadenza della prima rata.

Storico o previsionale: chi sceglie si prende il rischio

Il metodo storico applica la percentuale di legge al dato del periodo precedente. Il metodo previsionale la applica all'imposta che si stima dovuta per il periodo in corso, ed è la scelta naturale quando l'anno si chiude peggio del precedente: un ricavo straordinario che non si ripete, la perdita di un cliente importante, un investimento che genera deduzioni. La norma non richiede alcuna comunicazione preventiva e non esiste un procedimento di autorizzazione: la scelta si manifesta nell'importo versato.

VoceMetodo storicoMetodo previsionale
Base di calcoloImposta del periodo precedente al netto di detrazioni, crediti d'imposta e ritenuteImposta che si stima dovuta per il periodo in corso
Percentuale applicata100 per cento per IRPEF e IRESLa stessa percentuale, applicata alla stima
Adempimenti preventiviNessuno: il dato è già in dichiarazioneNessuno: la scelta si manifesta nell'importo versato
Esito a consuntivoNessuna sanzione, possibile eccedenza da riportare a creditoSanzione per omesso versamento sulla differenza non coperta
Quando ha sensoAnno in linea con il precedente, o risultato ancora incerto a novembreAnno in calo con elementi documentabili, per esempio la perdita di una commessa
Acconto delle imposte: metodo storico contro metodo previsionaleFonte: Elaborazione SamBooks su art. 1 della L. 97/1977 e art. 13, comma 1, del D.Lgs. 471/1997Scarica i dati in CSV

Il prezzo della previsione si paga a consuntivo. Se l'acconto versato risulta inferiore a quello dovuto sull'imposta effettiva del periodo, la differenza è un versamento omesso a tutti gli effetti, e l'art. 13, comma 1, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 nomina espressamente «i versamenti in acconto» fra le violazioni che punisce.

Acconto corto: la sanzione e il conto del ravvedimento

Un professionista versa il 30 novembre un acconto IRPEF di 3.360,00 €, calcolato su una previsione di reddito che l'ultimo trimestre smentisce. L'imposta effettiva del periodo porta l'acconto dovuto a 4.200,00 €: la differenza di 840,00 € risulta non versata alla scadenza.

VoceImporto
Acconto dovuto sull'imposta effettiva del periodo4.200,00 €
Acconto versato il 30 novembre con il metodo previsionale3.360,00 €
Differenza non versata alla scadenza840,00 €
Sanzione del 25 per cento ridotta alla metà entro novanta giorni105,00 €
Differenza e sanzione base, prima del ravvedimento945,00 €
Acconto previsionale insufficiente: la differenza e la sanzione baseFonte: Elaborazione SamBooks su art. 17 del DPR 435/2001 e art. 13, comma 1, del D.Lgs. 471/1997Scarica i dati in CSVScarica il foglio di calcolo

La sanzione ordinaria è il 25 per cento dell'importo non versato, ridotta alla metà per i versamenti eseguiti con un ritardo non superiore a novanta giorni e ulteriormente ridotta a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo entro i primi quindici (art. 13, comma 1, del D.Lgs. 471/1997). Su questa base opera il ravvedimento operoso, che riduce ancora la sanzione in funzione del momento in cui si regolarizza e richiede il versamento contestuale di imposta, sanzione e interessi legali: le frazioni applicabili e il modo di comporre la delega stanno nella scheda sul ravvedimento operoso.

Il metodo storico non espone a questo rischio, perché il parametro è un dato già dichiarato e verificabile. Espone semmai al rischio opposto, quello di versare più del dovuto e di portare l'eccedenza a credito nella dichiarazione successiva: un costo finanziario, non una sanzione. Chi si accorge in corso d'anno che la previsione era ottimistica ha ancora la seconda rata di novembre per riallineare il versamento complessivo, e questa è la ragione per cui la scelta del metodo va rifatta a novembre e non data per acquisita a giugno.

Le domande di chi ci arriva

Entro quando va pagato il saldo delle imposte sui redditi e dell'IRAP di una persona fisica?

Entro il 30 giugno dell'anno di presentazione della dichiarazione (art. 17, comma 1, del DPR 7 dicembre 2001, n. 435). Il termine si può spostare di trenta giorni maggiorando le somme dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo, e alla stessa data scade la prima rata dell'acconto per l'anno in corso.

Se la società approva il bilancio oltre i quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, quando scade il saldo?

Entro l'ultimo giorno del mese successivo a quello di approvazione del bilancio. Se poi il bilancio non viene approvato nel termine di legge, il versamento è comunque dovuto entro l'ultimo giorno del mese successivo a quello di scadenza di quel termine (art. 17, comma 1, del DPR 435/2001).

Si può calcolare l'acconto sull'imposta che si prevede di dover pagare per l'anno in corso?

Sì, ed è il metodo previsionale: non richiede comunicazioni preventive e si manifesta nell'importo versato. Se però l'acconto risulta inferiore a quello dovuto sull'imposta effettiva, la differenza è un omesso versamento sanzionabile, con il conto sviluppato nella sezione sull'acconto corto.

C'è una soglia sotto la quale l'acconto non va versato?

Sì, e sono due soglie distinte. L'acconto non è dovuto se l'imposta del periodo precedente al netto di detrazioni, crediti e ritenute non supera 51,65 € per l'IRPEF e 20,66 € per l'IRES. Separatamente, se la prima rata non supera 103,00 € l'acconto si versa in unica soluzione alla scadenza della seconda.

Riferimenti normativi

  • DPR 7 dicembre 2001, n. 435, art. 17, comma 1 — termini di versamento del saldo per persone fisiche, società di persone e soggetti IRES, anche in caso di approvazione tardiva del bilancio
  • DPR 7 dicembre 2001, n. 435, art. 17, comma 2 — versamento entro il trentesimo giorno successivo con la maggiorazione dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo
  • DPR 7 dicembre 2001, n. 435, art. 17, comma 3 — acconto in due rate, soglia dei 103,00 € sulla prima rata e termini delle due scadenze
  • L. 23 marzo 1977, n. 97, art. 1 — disciplina dell'acconto, base di calcolo al netto di detrazioni, crediti e ritenute, soglie di esonero
  • L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 301 — misura dell'acconto al 99 per cento per l'IRPEF e al 100 per cento per l'IRES dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006
  • D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 30, comma 3 — acconti IRAP dovuti secondo le disposizioni previste per le imposte sui redditi
  • DL 26 ottobre 2019, n. 124, art. 58, comma 1 — due rate ciascuna del 50 per cento per i soggetti cui si applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale
  • D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13, comma 1 — sanzione per omesso o insufficiente versamento, con espresso riferimento ai versamenti in acconto
  • Agenzia delle entrate, risoluzione n. 71 del 1° agosto 2019 — criteri di rateizzazione e innesto della maggiorazione dello 0,40 per cento sull'importo da rateizzare

La misura dell'acconto non sta nel DPR 435/2001, che fissa soltanto i termini: va cercata di volta in volta nella legge che la modifica, ed è il punto su cui le fonti divulgative invecchiano prima.

Disclaimer

Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.

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