IVA all'importazione: quando si paga e quando si sospende
Le operazioni che costituiscono importazione, la base imponibile in dogana e la sospensione per i beni destinati a un altro Stato membro
16/09/2026
16/09/2026
7 min lettura
In sintesi
Un bene che entra fisicamente in Italia da fuori dell'Unione europea non è automaticamente un'importazione ai fini IVA: lo è se ricorre una delle operazioni elencate nell'art. 67 del DPR 26 ottobre 1972 n. 633, e se quel bene non è già stato immesso in libera pratica in un altro Stato membro. L'imposta è accertata, liquidata e riscossa in dogana per ciascuna operazione, su una base imponibile che al valore doganale aggiunge i diritti dovuti e le spese di inoltro fino al luogo di destinazione nell'Unione. Quando i beni immessi in libera pratica sono destinati a essere trasferiti in un altro Stato membro il pagamento è sospeso, a condizione di fornire i due numeri identificativi IVA e, su richiesta, la prova del trasferimento entro quarantacinque giorni dallo svincolo. Chi acquista da un fornitore stabilito nell'Unione non fa un'importazione ma un acquisto intracomunitario, regolato altrove.
Che cosa fa di un ingresso un'importazione
Il primo comma pone due condizioni prima ancora di elencare le operazioni: i beni devono essere originari di Paesi o territori non compresi nel territorio della Comunità e non devono essere già stati immessi in libera pratica in un altro Stato membro, oppure devono provenire dai territori che l'art. 7 considera esclusi. Solo allora si guarda al tipo di operazione doganale.
Sono importazioni l'immissione in libera pratica, il perfezionamento attivo, l'ammissione temporanea di beni destinati a essere riesportati tali e quali che non fruiscano dell'esenzione totale dai dazi, e l'immissione in consumo di beni provenienti dal Monte Athos, dalle isole Canarie, dai Dipartimenti francesi d'oltremare, dal comune di Campione d'Italia e dalle acque italiane del Lago di Lugano. Quest'ultima lettera è la ragione per cui una fornitura proveniente da Campione d'Italia sconta l'IVA come una qualsiasi merce extraeuropea, pur muovendosi dentro i confini politici italiani: sono territori esclusi dal territorio doganale o fiscale dell'Unione, non Paesi terzi. La lettera e) del comma è stata abrogata dalla legge 18 febbraio 1997 n. 28.
Il secondo comma aggiunge le reimportazioni a scarico di esportazione temporanea e le reintroduzioni di beni precedentemente esportati fuori dell'Unione: anche il rientro di merce propria è un'operazione imponibile, salvo le franchigie previste altrove. Sulla procedura semplificata per la reintroduzione in franchigia l'Agenzia delle dogane e dei monopoli è intervenuta con la circolare n. 28 del 23 ottobre 2025, che disciplina l'iscrizione negli elenchi «Ret-Relief» ed «e-commerce Ret-Relief» e sostituisce le circolari precedenti sulla stessa procedura. Le ipotesi in cui l'imposta in dogana non è dovuta affatto stanno nella scheda sulle importazioni non soggette, a partire dal plafond dell'esportatore abituale.
Quando l'IVA in dogana si sospende
Per le sole immissioni in libera pratica il pagamento dell'imposta è sospeso se i beni sono destinati a essere trasferiti in un altro Stato membro, eventualmente dopo le manipolazioni elencate nell'allegato 71-03 del regolamento delegato (UE) 2015/2446, previamente autorizzate dall'autorità doganale. È il regime che consente di sdoganare in Italia merce diretta a un cliente europeo senza anticipare l'imposta italiana.
- Dichiarazione doganale: L'importatore indica la propria partita IVA e il numero di identificazione IVA del cessionario stabilito in un altro Stato membro — art. 67, comma 2-ter; le eventuali manipolazioni dell'allegato 71-03 vanno autorizzate in anticipo
- Svincolo delle merci: Il pagamento dell'imposta resta sospeso; su analisi dei rischi la dogana può chiedere una cauzione pari all'imposta sospesa — art. 67, comma 2-quater; nessuna cauzione per gli operatori economici autorizzati ex art. 38 del regolamento (UE) n. 952/2013
- Entro 45 giorni dallo svincolo: Va prodotta la documentazione che prova l'effettivo trasferimento dei beni nell'altro Stato membro — il termine decorre dallo svincolo, non dalla data della dichiarazione
- Oltre il termine, o con prova non idonea: L'autorità doganale procede all'incameramento della cauzione — stesso esito se la documentazione non è ritenuta comprovante il trasferimento
Le condizioni sono tre e vanno soddisfatte tutte. L'importatore fornisce la propria partita IVA e il numero di identificazione IVA attribuito al cessionario stabilito nell'altro Stato membro; su richiesta dell'autorità doganale produce idonea documentazione che provi l'effettivo trasferimento dei beni. Se nell'ambito dell'analisi dei rischi quella documentazione viene richiesta, la dogana può esigere una cauzione pari all'importo dell'imposta sospesa, e la incamera se entro quarantacinque giorni dallo svincolo delle merci la prova non perviene o non è ritenuta comprovante il trasferimento. La cauzione non è richiesta a chi possiede l'autorizzazione di operatore economico autorizzato prevista dall'art. 38 del regolamento (UE) n. 952/2013, né ai soggetti esonerati ai sensi delle disposizioni nazionali complementari al codice doganale dell'Unione.
La base imponibile, e i due articoli 67
L'imposta è commisurata, con le aliquote dell'art. 16, al valore dei beni importati determinato secondo le disposizioni doganali, aumentato dei diritti doganali dovuti a eccezione dell'IVA stessa e delle spese di inoltro fino al luogo di destinazione all'interno del territorio della Comunità che figura sul documento di trasporto. Due precisazioni completano il quadro: per i supporti informatici contenenti programmi prodotti in serie concorre alla base anche il valore dei dati e delle istruzioni, e per i beni che prima dello sdoganamento abbiano formato oggetto di una o più cessioni nello Stato la base è il corrispettivo dell'ultima cessione.
| Componente | Importo |
|---|---|
| Valore dei beni determinato secondo le disposizioni doganali | 15.000,00 € |
| Diritti doganali dovuti, esclusa l'IVA (dazio liquidato in dogana) | 555,00 € |
| Spese di inoltro fino al luogo di destinazione risultante dal documento di trasporto | 800,00 € |
| Base imponibile IVA all'importazione | 16.355,00 € |
Su una partita di merce extraeuropea con valore in dogana di 15.000 €, un dazio liquidato in 555 € e spese di inoltro fino alla destinazione italiana per 800 €, la base imponibile è 16.355 € e l'imposta al 22 per cento vale 3.598,10 €. Il criterio generale di determinazione del corrispettivo per le operazioni interne, diverso da questo, è nella scheda sulla base imponibile.
L'imposta è poi accertata, liquidata e riscossa per ciascuna operazione, e alle controversie e alle sanzioni si applicano le disposizioni delle leggi doganali relative ai diritti di confine (art. 70, primo comma). Proprio su quel comma, e sugli artt. 282 e 301 del testo unico doganale approvato con il DPR 23 gennaio 1973 n. 43, è intervenuta la Corte costituzionale con la sentenza n. 93, depositata il 3 luglio 2025: come riferisce l'Agenzia delle dogane e dei monopoli nella circolare n. 18 del 25 luglio 2025, la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del sistema sanzionatorio che prevedeva il cumulo automatico fra imposta evasa, sanzione pecuniaria e confisca obbligatoria delle merci, muovendo dalla diversa natura dell'IVA all'importazione rispetto ai dazi: pur restando un diritto di confine, l'imposta è costruita sul principio di neutralità e consente al soggetto passivo di detrarre quanto versato.
Un avvertimento, perché dal 1° gennaio 2027 la numerazione cambia. Nel testo unico IVA approvato con il D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10 questo articolo diventa l'art. 11; l'art. 69 sulla determinazione dell'imposta diventa l'art. 33; e l'art. 70 sull'applicazione dell'imposta diventa l'art. 67 del testo unico. Un «art. 67» citato senza indicare il decreto sarà quindi ambiguo: nel decreto del 1972 individua la nozione di importazione, nel testo unico la riscossione in dogana.
Resta infine il confine con gli scambi europei. L'acquisto da un fornitore stabilito in un altro Stato membro non è un'importazione ma un acquisto intracomunitario, assoggettato con l'integrazione della fattura secondo l'art. 38 del DL 30 agosto 1993 n. 331: il tema è trattato nella scheda sugli acquisti intracomunitari, mentre la direzione opposta sta in quelle sulle cessioni all'esportazione e sui servizi internazionali.
Le domande di chi ci arriva
Cosa si intende esattamente per importazione ai fini IVA?
Le operazioni elencate nel primo comma dell'art. 67 su beni originari di Paesi extraeuropei non già immessi in libera pratica in un altro Stato membro: immissione in libera pratica, perfezionamento attivo, ammissione temporanea senza esenzione totale dai dazi, immissione in consumo dai territori esclusi.
Posso sospendere il pagamento dell'IVA se importo merce che poi devo spedire in un altro Paese UE?
Sì, per le immissioni in libera pratica, fornendo la propria partita IVA e il numero identificativo IVA del cessionario europeo e, su richiesta, la prova del trasferimento. La dogana può chiedere una cauzione pari all'imposta sospesa.
Cosa succede se non presento entro 45 giorni la documentazione che prova il trasferimento in un altro Stato UE?
L'autorità doganale incamera la cauzione. Lo stesso accade se la documentazione prodotta non è ritenuta comprovante l'effettivo trasferimento dei beni (art. 67, comma 2-quater).
L'immissione in consumo di beni da Campione d'Italia è considerata un'importazione?
Sì. La lettera d) del primo comma elenca espressamente Campione d'Italia, insieme al Monte Athos, alle isole Canarie, ai Dipartimenti francesi d'oltremare e alle acque italiane del Lago di Lugano.
Se faccio rientrare in Italia beni che avevo esportato fuori dall'Unione, devo pagare l'IVA?
Di regola sì: il secondo comma assoggetta a imposta le reimportazioni a scarico di esportazione temporanea e le reintroduzioni di beni già esportati. Per la franchigia esiste la procedura semplificata descritta dalla circolare ADM n. 28 del 23 ottobre 2025.
Riferimenti normativi
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 67, c. 1 — operazioni che costituiscono importazione
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 67, c. 2 — reimportazioni e reintroduzioni soggette a imposta
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 67, c. 2-bis e 2-ter — sospensione per i beni destinati a un altro Stato membro e relative condizioni
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 67, c. 2-quater — cauzione, termine di quarantacinque giorni e soggetti esonerati
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 69 — determinazione dell'imposta all'importazione
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 70 — accertamento, liquidazione e riscossione in dogana
- DL 30 agosto 1993 n. 331, art. 38 — acquisti intracomunitari, confine con l'importazione
- DPR 23 gennaio 1973 n. 43 (testo unico doganale), artt. 282 e 301 — disposizioni colpite insieme all'art. 70 dalla sentenza della Corte costituzionale n. 93 del 2025
- D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10, artt. 11, 33 e 67 — testo unico IVA, corrispondenti degli artt. 67, 69 e 70 dal 1° gennaio 2027
- Agenzia delle dogane e dei monopoli, circolare n. 18 del 25 luglio 2025 — natura dell'IVA all'importazione dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 93/2025
- Agenzia delle dogane e dei monopoli, circolare n. 28 del 23 ottobre 2025 — reintroduzione in franchigia di beni precedentemente esportati
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
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