Salta al contenuto
AdempimentiUltimo aggiornamento: 16/09/2026Verificato su Normattiva il 16/09/2026

Emissione di fatture false: pene, reato unico, responsabilità

Reclusione da quattro a otto anni per chi emette, un reato solo per ciascun periodo d'imposta e nessun concorso con chi porta le fatture in dichiarazione

Ultimo aggiornamento

16/09/2026

Verificato su Normattiva

16/09/2026

Tempo di lettura

8 min lettura

Scarica PDF

In sintesi

Emettere o rilasciare fatture per operazioni inesistenti allo scopo di consentire a terzi l'evasione delle imposte sui redditi o dell'IVA costa la reclusione da quattro a otto anni (art. 8, comma 1, D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74). Nessuna soglia di imposta evasa fa da filtro: il reato si perfeziona con il rilascio del documento, anche quando il destinatario non lo usa. Se l'importo non rispondente al vero indicato nelle fatture di un periodo d'imposta resta sotto i 100.000 €, la pena scende alla fascia da un anno e sei mesi a sei anni. Tutte le fatture emesse nello stesso periodo d'imposta formano un reato solo, e l'emittente resta fuori dal concorso nel reato di chi quelle fatture le porta in dichiarazione.

Il reato si consuma con l'emissione

Il primo elemento della fattispecie è oggettivo: una fattura, o un altro documento avente rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emesso a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte, oppure che indica corrispettivi o IVA superiori a quelli reali, oppure che riferisce l'operazione a soggetti diversi da quelli effettivi (art. 1, comma 1, lettera a), D.Lgs. 74/2000). Vi rientra quindi sia l'inesistenza oggettiva, la prestazione mai eseguita, sia quella soggettiva, la fattura intestata a chi la prestazione non l'ha resa.

Il secondo elemento è il dolo specifico. Il documento dev'essere emesso «al fine di consentire a terzi l'evasione», e lo stesso decreto precisa che in quel fine rientra anche quello di far conseguire a terzi un indebito rimborso o il riconoscimento di un credito d'imposta inesistente (art. 1, comma 1, lettera d)). All'emittente non serve alcun risparmio d'imposta proprio: viene punita la messa a disposizione dello strumento, nel momento in cui il documento esce.

Da qui una conseguenza che in verifica pesa: la punibilità dell'emittente sopravvive allo scarto della fattura, al suo storno, alla mancata registrazione da parte del destinatario e persino a una dichiarazione del destinatario del tutto corretta. L'Agenzia delle entrate lavora su questo fronte incrociando i dati della fatturazione elettronica; la circolare n. 19/E dell'8 agosto 2019 colloca fra le priorità operative il contrasto ai fenomeni realizzati mediante «l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti» e chiede agli uffici di ricostruire la «catena dei rapporti commerciali per individuare i reali promotori e beneficiari della frode».

Tutte le fatture di un anno fanno un reato solo

L'emissione o il rilascio di più fatture per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo d'imposta «si considera come un solo reato» (art. 8, comma 2). La regola fissa l'unità della condotta, e per questo l'importo che decide la fascia di pena è la somma di quanto è stato fatturato nell'anno, non il valore del singolo documento.

Un'impresa individuale emette nel 2025 tre fatture per prestazioni mai eseguite: 38.000 € a marzo, 29.500 € a luglio, 41.200 € a novembre. Preso uno per uno nessuno dei tre documenti arriva a 100.000 €, ma la somma porta l'importo non rispondente al vero del periodo d'imposta a 108.700 €, oltre la soglia del comma 2-bis. Il reato resta unico e la pena si colloca nella fascia ordinaria da quattro a otto anni invece che in quella ridotta da un anno e sei mesi a sei anni.

Documento emesso nel 2025Importo non rispondente al vero
Fattura del 14 marzo 2025, prestazione mai eseguita38.000,00 €
Fattura del 9 luglio 2025, prestazione mai eseguita29.500,00 €
Fattura del 27 novembre 2025, prestazione mai eseguita41.200,00 €
Importo del periodo d'imposta, oltre la soglia di 100.000 euro del comma 2-bis108.700,00 €
Tre fatture false nel 2025: come la somma dell'anno sposta la fascia di penaFonte: Elaborazione SamBooks su art. 8, commi 2 e 2-bis, D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74Scarica i dati in CSVScarica il foglio di calcolo

Il conteggio si azzera con il periodo d'imposta: le fatture del 2026 si sommano fra loro e aprono una contestazione autonoma. Quando le fatture di uno stesso reato sono uscite da luoghi rientranti in circondari diversi, è competente il giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato (art. 18, comma 3).

Chi emette e chi utilizza rispondono di due reati distinti

Lo stesso documento fa nascere due reati autonomi in capo a due soggetti: l'emissione, punita dall'art. 8, e l'indicazione degli elementi passivi fittizi in dichiarazione, punita dall'art. 2. In deroga all'art. 110 del codice penale, l'art. 9 esclude il concorso reciproco: l'emittente e chi concorre con lui «non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall'articolo 2», e chi si avvale delle fatture e chi concorre con lui «non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall'articolo 8». Senza quella deroga ogni fattura falsa produrrebbe una doppia contestazione a carico di entrambi.

VoceChi emette la fattura (art. 8)Chi la usa in dichiarazione (art. 2)
Condotta punitaEmissione o rilascio del documento per operazioni inesistentiIndicazione in dichiarazione di elementi passivi fittizi
Momento in cui il reato si consumaL'uscita del documento, anche se il destinatario non lo usaLa presentazione della dichiarazione che porta gli elementi fittizi
Unificazione per periodo d'impostaPrevista dal comma 2: le fatture dell'anno sono un reato soloNon prevista: conta la singola dichiarazione
Pena ordinariaReclusione da quattro a otto anniReclusione da quattro a otto anni
Fascia ridotta sotto i 100.000 euroDa un anno e sei mesi a sei anni sull'importo non rispondente al veroDa un anno e sei mesi a sei anni sugli elementi passivi fittizi
Debito tributario estinto per interoAttenuante fino alla metà della pena (art. 13-bis, comma 1)Non punibilità se il pagamento precede la formale conoscenza dei controlli (art. 13, comma 2)
Emissione e utilizzo della stessa fattura: due reati a confrontoFonte: Elaborazione SamBooks su artt. 2, 8, 9, 13 e 13-bis D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74Scarica i dati in CSV

La riga che divide davvero i due percorsi è l'ultima: per chi utilizza le fatture il pagamento integrale del debito apre la non punibilità dell'art. 13, comma 2; per chi le emette quella porta resta chiusa. Il quadro completo dei due regimi sta nella scheda su pagamento del debito e non punibilità, il reato speculare in quella sulla dichiarazione fraudolenta con fatture false.

Il pagamento del debito attenua la pena fino alla metà

L'elenco dei reati che il pagamento integrale rende non punibili è tassativo: il comma 1 dell'art. 13 indica gli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1; il comma 2 indica gli artt. 2, 3, 4 e 5. L'emissione di fatture false non compare in nessuno dei due. Per l'emittente opera invece l'art. 13-bis, comma 1: estinto il debito tributario, comprese sanzioni amministrative e interessi, prima della chiusura del dibattimento di primo grado, «le pene per i delitti di cui al presente decreto sono diminuite fino alla metà» e non si applicano le pene accessorie dell'art. 12, dall'interdizione dagli uffici direttivi alla pubblicazione della sentenza.

La distinzione è stata ricostruita dall'Agenzia delle entrate nella circolare n. 11/E del 12 maggio 2022: l'estinzione del debito «può consentire l'esclusione della punibilità (articolo 13 del d.lgs. n. 74 del 2000), oppure l'applicazione di una circostanza attenuante (articolo 13-bis, comma 1, del medesimo d.lgs. n. 74)». Con lo stesso documento l'Agenzia ha superato la preclusione al ravvedimento operoso in presenza di condotte fraudolente enunciata nel 1998 dalla circolare n. 180/E, ammettendo la regolarizzazione amministrativa anche delle violazioni legate a quelle condotte; resta fermo per gli uffici l'obbligo di procedere «alla denuncia della notitia criminis ex articolo 331 c.p.p.».

Se la fattura esce da una società, la condanna di chi l'ha emessa apre la responsabilità dell'ente: l'art. 25-quinquiesdecies D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231 prevede una sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote per il delitto dell'art. 8, comma 1, e fino a quattrocento quote per l'ipotesi ridotta del comma 2-bis, aumentata di un terzo quando l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità. Dal 1° gennaio 2027 la disciplina passa senza modifiche nel testo unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali approvato con D.Lgs. 5 novembre 2024 n. 173, dove l'emissione diventa l'art. 79, la deroga sul concorso l'art. 80 e l'attenuante del pagamento l'art. 90.

Le domande di chi ci arriva

Cosa rischio se emetto fatture per operazioni che non sono mai avvenute?

La reclusione da quattro a otto anni, senza alcuna soglia di imposta evasa (art. 8, comma 1, D.Lgs. 74/2000). La pena scende da un anno e sei mesi a sei anni quando l'importo non rispondente al vero delle fatture emesse nel periodo d'imposta resta sotto i 100.000 €.

Se durante l'anno ho emesso diverse fatture per operazioni inesistenti, rischio una condanna per ogni singola fattura?

No: le fatture emesse nel medesimo periodo d'imposta valgono come un solo reato (art. 8, comma 2). L'unificazione riguarda però anche gli importi, che si sommano per stabilire la fascia di pena, come mostra il conteggio della sezione «Tutte le fatture di un anno fanno un reato solo».

Se emetto fatture false, posso essere punito anche per il reato di chi le utilizza?

L'art. 9 lo esclude, in deroga all'art. 110 del codice penale: l'emittente non risponde a titolo di concorso nel reato dell'art. 2, e l'utilizzatore non risponde a titolo di concorso in quello dell'art. 8. Restano due reati autonomi, contestati a due soggetti diversi.

Pagare per intero il debito tributario fa cadere il reato di emissione?

Lo attenua, non lo cancella. L'art. 13 rende non punibili soltanto gli artt. 2, 3, 4, 5, 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1, e l'emissione non vi compare. Il pagamento integrale prima della chiusura del dibattimento di primo grado riduce la pena fino alla metà ed esclude le pene accessorie (art. 13-bis, comma 1).

Riferimenti normativi

  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 8, comma 1 — emissione o rilascio di fatture per operazioni inesistenti, reclusione da quattro a otto anni
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 8, comma 2 — le fatture del medesimo periodo d'imposta si considerano un solo reato
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 8, comma 2-bis — reclusione da un anno e sei mesi a sei anni sotto i 100.000 € di importo non rispondente al vero
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 1, comma 1, lettere a) e d) — nozione di fatture per operazioni inesistenti e di fine di consentire a terzi l'evasione
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 9 — deroga all'art. 110 del codice penale sul concorso fra emittente e utilizzatore
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 2, comma 1 — reato speculare dell'utilizzatore delle fatture in dichiarazione
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 13, comma 1 — cause di non punibilità limitate agli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 13-bis, comma 1 — pene diminuite fino alla metà quando il debito tributario è estinto
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 12, comma 1 — pene accessorie della condanna per i delitti del decreto
  • D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74, art. 18, comma 3 — competenza territoriale quando le fatture escono da circondari diversi
  • D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231, art. 25-quinquiesdecies, comma 1 — sanzione pecuniaria a carico dell'ente fino a cinquecento quote
  • Agenzia delle entrate, circolare n. 11/E del 12 maggio 2022 — ravvedimento operoso in presenza di violazioni derivanti da condotte fraudolente
  • Agenzia delle entrate, circolare n. 19/E dell'8 agosto 2019 — indirizzi operativi sulla prevenzione e il contrasto dell'evasione fiscale

Disclaimer

Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.

Risorse correlate

Altre schede su Adempimenti

Vedi tutte le 211 schede su Adempimenti