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AdempimentiUltimo aggiornamento: 16/09/2026Verificato su Normattiva il 15/09/2026

Rottamazione-quater: come si paga e come si decade

Dichiarazione telematica, diciotto rate al 2 per cento annuo, rinuncia ai giudizi pendenti e la soglia di cinque giorni che fa perdere lo stralcio

Ultimo aggiornamento

16/09/2026

Verificato su Normattiva

15/09/2026

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In sintesi

La rottamazione-quater si perfeziona con una dichiarazione telematica all'agente della riscossione, resa entro il 30 giugno 2023, nella quale il debitore sceglie se versare in unica soluzione o in un massimo di diciotto rate (art. 1, commi 232 e 235, della legge 29 dicembre 2022, n. 197). Il piano costa il 2 per cento annuo di interessi dal 1° novembre 2023 e non segue le regole della dilazione ordinaria delle cartelle. Chi aderisce assume anche l'impegno a rinunciare ai giudizi pendenti sui carichi definiti (comma 236), e la Corte di cassazione ha trasmesso alla Prima Presidente, per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, il punto su quando quei giudizi si estinguono. La disciplina è severa sulla puntualità: un versamento mancato, insufficiente o tardivo oltre cinque giorni fa perdere l'efficacia della definizione, e da lì i versamenti già fatti valgono solo come acconto (comma 244). Per i decaduti si sono aperte due finestre successive, una nel 2025 e una nel 2026, con regole diverse fra loro.

L'ambito oggettivo della definizione, cioè quali carichi vi rientrano e quali ne restano fuori, è trattato nella scheda Rottamazione-quater cartelle: ambito, debiti e benefici.

Che cosa firma chi aderisce

La dichiarazione di adesione si presenta in via esclusivamente telematica, con le modalità pubblicate dall'agente della riscossione, e contiene già la scelta del numero di rate (comma 235). Chi l'ha presentata prima del termine ha potuto integrarla entro il 30 giugno 2023 (comma 237).

Il contenuto meno visibile della dichiarazione è l'impegno processuale. Il debitore indica l'eventuale pendenza di giudizi sui carichi ricompresi e assume l'impegno a rinunciarvi; il giudice, su presentazione di copia della dichiarazione, sospende quei giudizi nelle more del pagamento. L'estinzione è subordinata all'effettivo perfezionamento della definizione e alla produzione in giudizio della documentazione dei pagamenti; in mancanza, la sospensione è revocata su istanza di parte (comma 236).

Proprio su questo punto la giurisprudenza si è divisa. Con l'ordinanza interlocutoria n. 5830 del 2025 la Sezione Tributaria della Corte di cassazione ha rilevato un contrasto già deciso in senso difforme e ha rimesso alla Prima Presidente, per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione se il comma 236 imponga la sospensione dei giudizi fino all'integrale pagamento del debito rateizzato, oppure consenta la definizione immediata delle liti con l'estinzione o con l'inammissibilità del ricorso per carenza sopravvenuta di interesse. Finché le Sezioni Unite non decidono, chi ha un contenzioso aperto su un carico definito e sta pagando a rate si trova davanti a due letture entrambe sostenute in giurisprudenza. Sui termini e sugli atti impugnabili resta il quadro della scheda Ricorso tributario: atti impugnabili e termini.

La presentazione della dichiarazione produce intanto un effetto protettivo sui carichi definibili: sospensione dei termini di prescrizione e decadenza, sospensione degli obblighi delle dilazioni in essere fino alla prima o unica rata, divieto di nuovi fermi amministrativi e ipoteche, divieto di avviare o proseguire procedure esecutive salvo il primo incanto già tenuto con esito positivo, e regolarità del debitore ai fini del DURC e dei rimborsi (comma 240).

Il piano di pagamento, rata per rata

Il versamento avviene in unica soluzione entro il 31 ottobre 2023 oppure in un massimo di diciotto rate: la prima e la seconda pari ciascuna al 10 per cento delle somme complessivamente dovute, scadute il 31 ottobre e il 30 novembre 2023, e le restanti sedici di pari ammontare, con scadenza il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2024 (comma 232). L'ultima rata del piano completo cade quindi il 30 novembre 2027.

Quota del pianoImportoScadenza
Prima rata, pari al 10% delle somme dovute1.800,00 €31 ottobre 2023
Seconda rata, pari al 10% delle somme dovute1.800,00 €30 novembre 2023
Sedici rate di pari ammontare, 900,00 € ciascuna14.400,00 €28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno dal 2024 al 2027
Somme dovute per la definizione, al netto degli interessi18.000,00 €
Debito di 18.000 € definito: come si divide nelle diciotto rateFonte: Elaborazione SamBooks su art. 1, c. 232, L. 197/2022Scarica i dati in CSVScarica il foglio di calcolo

Su un debito definito di 18.000,00 €, le prime due rate valgono 1.800,00 € ciascuna e le sedici successive 900,00 € ciascuna. A questi importi si aggiungono gli interessi al 2 per cento annuo dovuti dal 1° novembre 2023 sul pagamento rateale, mentre la dilazione ordinaria delle cartelle non si applica, perché il comma 233 esclude espressamente l'art. 19 DPR 29 settembre 1973, n. 602. Le due discipline restano separate anche nel resto: il piano della definizione non si proroga e non si rimodula come quello descritto nella scheda Dilazione e rateizzazione delle cartelle di pagamento.

L'importo esatto non lo calcola il debitore. Entro il 30 settembre 2023 l'agente della riscossione ha comunicato l'ammontare complessivo, quello delle singole rate e il giorno e mese di scadenza di ciascuna, rendendo la comunicazione disponibile anche nell'area riservata del proprio sito (comma 241). Il pagamento si effettua per domiciliazione bancaria, con i moduli precompilati allegati alla comunicazione o agli sportelli dell'agente (comma 242).

Il ritardo che fa perdere lo stralcio

La definizione perde efficacia in caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento superiore a cinque giorni dell'unica rata o di una qualsiasi rata del piano (comma 244). Gli effetti sono tre e operano insieme: riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza, l'agente della riscossione riprende il recupero del carico originario e i versamenti già eseguiti sono acquisiti a titolo di acconto sull'importo complessivo, senza estinguere il debito residuo. Lo stralcio di sanzioni, interessi di mora e aggio è perso per intero: un debitore che avesse versato dodici rate su diciotto tornerebbe a dovere il carico pieno, ridotto solo di quanto ha pagato.

La decadenza produce effetti anche fuori dalla riscossione. Nella risposta a interpello n. 176 del 2025 l'Agenzia delle entrate ha esaminato il caso di una società decaduta dalla rottamazione-quater per avere versato una rata con più di cinque giorni di ritardo: quel debito, di importo non inferiore a 5.000,00 €, torna a essere un debito scaduto e definitivamente accertato non coperto da un piano di rateazione in corso, e questo preclude l'accesso al concordato preventivo biennale se la decadenza è anteriore all'accettazione della proposta, oppure ne fa cessare gli effetti per entrambi i periodi d'imposta se è successiva. L'Agenzia ha aggiunto che la successiva riammissione non recupera il concordato ormai cessato. Il regime concordatario è descritto nella scheda Concordato preventivo biennale.

Le due porte che si sono aperte per i decaduti

La prima si è aperta nel 2025. L'art. 3-bis del DL 27 dicembre 2024, n. 202, inserito dalla legge di conversione 21 febbraio 2025, n. 15, ha riammesso alla definizione i debitori che, limitatamente ai debiti già compresi in una dichiarazione resa ai sensi del comma 235, alla data del 31 dicembre 2024 erano incorsi nell'inefficacia della definizione per versamento mancato, insufficiente o tardivo. La dichiarazione di riammissione andava resa entro il 30 aprile 2025; il pagamento in unica soluzione entro il 31 luglio 2025 oppure in un massimo di dieci rate di pari ammontare, con interessi al 2 per cento annuo decorrenti dal 1° novembre 2023.

1Entro il 30 aprile 2025Dichiarazione di riammissioneall'agente della riscossioneriservata ai debiti già compresi in unadichiarazione resa ai sensi dell'art. 1, c.235, L. 197/2022, per i quali al 31dicembre 2024 la definizione era divenutainefficace2Entro il 30 giugno 2025L'agente della riscossione comunical'ammontare complessivo e le singolerate331 luglio 2025Versamento in unica soluzione, oppureprima delle dieci raterate di pari ammontare con scadenza 31luglio e 30 novembre 2025, poi 28 febbraio,31 maggio, 31 luglio e 30 novembre del 2026e del 2027430 novembre 2027Ultima delle dieci ratesul rateale si applicano gli interessi al 2per cento annuo decorrenti dal 1° novembre2023
  1. Entro il 30 aprile 2025: Dichiarazione di riammissione all'agente della riscossione — riservata ai debiti già compresi in una dichiarazione resa ai sensi dell'art. 1, c. 235, L. 197/2022, per i quali al 31 dicembre 2024 la definizione era divenuta inefficace
  2. Entro il 30 giugno 2025: L'agente della riscossione comunica l'ammontare complessivo e le singole rate
  3. 31 luglio 2025: Versamento in unica soluzione, oppure prima delle dieci rate — rate di pari ammontare con scadenza 31 luglio e 30 novembre 2025, poi 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre del 2026 e del 2027
  4. 30 novembre 2027: Ultima delle dieci rate — sul rateale si applicano gli interessi al 2 per cento annuo decorrenti dal 1° novembre 2023
La riammissione del 2025 per chi era decaduto al 31 dicembre 2024Fonte: Elaborazione SamBooks su art. 3-bis DL 202/2024, convertito dalla L. 15/2025

La seconda porta è la definizione agevolata della legge di bilancio 2026. I debiti relativi ai carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 per i quali, alla data del 30 settembre 2025, si è determinata l'inefficacia della definizione, siano essi ricompresi in dichiarazioni rese ai sensi del comma 235 della legge 197/2022 o dell'art. 3-bis del DL 202/2024, possono essere estinti secondo le disposizioni dell'art. 1, commi da 82 a 98, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (comma 99, lettera b). Vale però il divieto speculare: chi al 30 settembre 2025 risultava in regola, cioè aveva versato tutte le rate scadute a quella data, resta fuori (comma 100). La nuova definizione, con la dichiarazione al 30 aprile 2026 e il piano fino a cinquantaquattro rate bimestrali, è descritta nella scheda Rottamazione-quinquies: chi rientra, 54 rate e decadenza.

VoceRiammissione 2025 (art. 3-bis DL 202/2024)Definizione agevolata 2026 (L. 199/2025)
Chi rientraChi era incorso nell'inefficacia della definizione entro il 31 dicembre 2024, limitatamente ai debiti già dichiarati ai sensi del c. 235Chi è incorso nell'inefficacia entro il 30 settembre 2025, sia della quater sia della riammissione del 2025 (c. 99, lett. b)
Chi resta fuoriChi non aveva mai presentato la dichiarazione di adesione alla quaterChi al 30 settembre 2025 aveva versato tutte le rate scadute a quella data (c. 100)
Termine della dichiarazione30 aprile 202530 aprile 2026
PagamentoUnica soluzione entro il 31 luglio 2025 o fino a dieci rate, l'ultima al 30 novembre 2027Unica soluzione entro il 31 luglio 2026 o fino a cinquantaquattro rate bimestrali, l'ultima al 31 maggio 2035
Interessi sul pagamento rateale2 per cento annuo dal 1° novembre 20233 per cento annuo dal 1° agosto 2026
Le due finestre per i decaduti dalla rottamazione-quater a confrontoFonte: Elaborazione SamBooks su art. 3-bis DL 202/2024 e art. 1, c. 82-100, L. 199/2025Scarica i dati in CSV

Chi non rientra in nessuna delle due finestre torna alla dilazione ordinaria delle cartelle, riformata dal D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110: il documento di ricerca della Fondazione nazionale dei commercialisti «Le principali novità della riforma della riscossione e la riammissione alla rottamazione "quater"» (2025) ricostruisce insieme i due profili, ed è dottrina della professione, non prassi dell'amministrazione.

Le domande di chi ci arriva

Che cosa succede se pago una rata della rottamazione con più di cinque giorni di ritardo?

La definizione non produce più effetti: riprendono i termini di prescrizione e decadenza, l'agente della riscossione riprende il recupero del carico e quanto già versato resta acquisito a titolo di acconto, senza estinguere il residuo (comma 244). Il dettaglio è nella sezione sul ritardo che fa perdere lo stralcio.

I soldi già versati per la rottamazione si perdono se il piano decade?

Non si perdono, ma valgono solo come acconto sull'importo complessivamente dovuto a seguito dell'affidamento del carico, quindi senza lo stralcio di sanzioni, interessi di mora e aggio. Su un piano da 18.000,00 € interrotto a metà, il debito residuo torna a essere calcolato sul carico originario.

Con un giudizio pendente sui carichi che sto definendo devo rinunciarvi?

Sì: nella dichiarazione il debitore indica la pendenza e assume l'impegno a rinunciare, e il giudice sospende il giudizio nelle more del pagamento (comma 236). Quando intervenga l'estinzione è oggetto del contrasto che l'ordinanza n. 5830 del 2025 ha trasmesso alla Prima Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

La decadenza dalla rottamazione-quater fa perdere anche il concordato preventivo biennale?

Secondo la risposta a interpello n. 176 del 2025, sì quando il debito tornato scaduto è di importo non inferiore a 5.000,00 €: la decadenza anteriore all'accettazione preclude l'accesso, quella successiva fa cessare il concordato per entrambi i periodi d'imposta, e la riammissione non lo ripristina.

Chi è decaduto dalla rottamazione-quater può ancora rimediare nel 2026?

Sì, se l'inefficacia della definizione si è determinata entro il 30 settembre 2025: quei carichi rientrano nella definizione agevolata della legge 199/2025 (comma 99, lettera b). Chi invece aveva versato tutte le rate scadute a quella data ne è escluso (comma 100).

Riferimenti normativi

  • art. 1, comma 232, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (unica soluzione entro il 31 ottobre 2023 o diciotto rate, le prime due al 10 per cento)
  • art. 1, comma 233, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (interessi al 2 per cento annuo dal 1° novembre 2023 ed esclusione dell'art. 19 DPR 602/1973)
  • art. 1, comma 235, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (dichiarazione telematica entro il 30 giugno 2023 con scelta del numero di rate)
  • art. 1, comma 236, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (impegno a rinunciare ai giudizi pendenti e sospensione del processo)
  • art. 1, commi 240, 241 e 242, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (effetti protettivi, comunicazione dell'agente, modalità di pagamento)
  • art. 1, comma 244, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (decadenza per ritardo oltre cinque giorni e imputazione ad acconto)
  • art. 1, commi 99 e 100, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (accesso alla nuova definizione per i decaduti ed esclusione di chi era in regola)
  • art. 3-bis del DL 27 dicembre 2024, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15 (riammissione dei decaduti al 31 dicembre 2024)
  • Corte di cassazione, Sezione Tributaria, ordinanza interlocutoria n. 5830 del 2025 (rimessione alle Sezioni Unite sull'estinzione dei giudizi)
  • risposta a interpello dell'Agenzia delle entrate n. 176 del 2025 (decadenza dalla rottamazione-quater ed effetti sul concordato preventivo biennale)
  • Fondazione nazionale dei commercialisti, documento di ricerca «Le principali novità della riforma della riscossione e la riammissione alla rottamazione "quater"», 2025 (dottrina professionale)

Disclaimer

Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.

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