Enti di tipo associativo art. 148 TUIR decommercializzazione
L'art. 148 TUIR decommercializza i corrispettivi specifici degli enti associativi verso gli associati, alle condizioni statutarie; per gli ETS vale il CTS
30/05/2026
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In sintesi
L'art. 148 del TUIR (D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917) disciplina la decommercializzazione delle attività degli enti non commerciali di tipo associativo: l'attività svolta verso gli associati o partecipanti in conformità alle finalità istituzionali non è considerata commerciale, e le quote o i contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo (comma 1). Per associazioni politiche, sindacali, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione (comma 3), la decommercializzazione si estende ai corrispettivi specifici versati da iscritti e associati per le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, ma solo se lo statuto contiene le clausole di garanzia del comma 8 (divieto di distribuzione utili, devoluzione del patrimonio, democraticità del rapporto associativo). Per gli enti del Terzo settore (ETS) la materia è oggi disciplinata dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017): l'art. 148 resta applicabile agli enti associativi non ETS.
Quando si applica
La norma si applica agli enti non commerciali di tipo associativo: associazioni, consorzi e altri enti associativi. Occorre distinguere tre livelli:
- Attività verso gli associati in conformità alle finalità istituzionali (comma 1) — non commerciale; quote e contributi associativi fuori dal reddito.
- Corrispettivi specifici versati dagli associati per maggiori o diverse prestazioni (comma 2) — regola generale: si considerano commerciali e concorrono al reddito d'impresa o ai redditi diversi.
- Decommercializzazione rafforzata (comma 3) per le categorie qualificate di associazioni — i corrispettivi specifici per attività in diretta attuazione degli scopi istituzionali rese a iscritti, associati e tesserati non sono commerciali, a condizione (comma 8) che lo statuto preveda le clausole di garanzia.
Per gli enti del Terzo settore iscritti al RUNTS la disciplina fiscale di riferimento è quella del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 3 luglio 2017 n. 117), con il suo specifico regime di non commercialità; l'art. 148 TUIR continua a operare per gli enti associativi che non hanno assunto la qualifica di ETS.
Come si applica nella pratica
La chiave è la qualificazione del corrispettivo e la sussistenza delle clausole statutarie. La tabella distingue i trattamenti.
| Tipo di entrata | Trattamento ai fini IRES |
|---|---|
| Quote e contributi associativi (comma 1) | Non concorrono al reddito complessivo |
| Corrispettivi specifici, regola generale (comma 2) | Commerciali → reddito d'impresa o redditi diversi |
| Corrispettivi specifici associazioni qualificate (comma 3) | Non commerciali se rispettate le clausole del comma 8 |
| Attività escluse comunque commerciali (comma 4) | Sempre commerciali (es. spacci, mense, viaggi, pubblicità) |
Il comma 4 esclude in ogni caso dalla decommercializzazione alcune attività: cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, somministrazione di pasti, erogazione di acqua, gas ed energia, prestazioni alberghiere, di alloggio, trasporto e deposito, oltre alle attività di gestione di spacci e mense, organizzazione di viaggi turistici, gestione di fiere, pubblicità commerciale, telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari.
Le clausole statutarie obbligatorie del comma 8 — condizione per il regime di favore dei commi 3, 5, 6 e 7 — sono: divieto di distribuzione, anche indiretta, di utili e avanzi (lett. a); devoluzione del patrimonio a enti analoghi o a fini di pubblica utilità in caso di scioglimento (lett. b); disciplina uniforme e non temporanea del rapporto associativo con diritto di voto (lett. c); rendiconto annuale (lett. d); eleggibilità libera degli organi e voto singolo (lett. e); intrasmissibilità e non rivalutabilità della quota (lett. f). Per il quadro dei soggetti passivi IRES si veda Soggetti passivi IRES e residenza art. 73.
Esempi pratici
Esempio 1 — Quota associativa di un circolo culturale
Un'associazione culturale non commerciale incassa 12.000,00 € di quote associative annuali dai soci. Le quote versate in conformità alle finalità istituzionali non concorrono a formare il reddito complessivo (art. 148, comma 1): nessuna imposizione IRES su tali importi.
Esempio 2 — Corso riservato agli iscritti con clausole statutarie
Un'associazione di promozione sociale, con statuto conforme al comma 8, organizza per i propri iscritti un corso di formazione in attuazione degli scopi istituzionali, incassando corrispettivi specifici per 8.000,00 €. Trattandosi di attività in diretta attuazione degli scopi verso gli associati, i corrispettivi non si considerano commerciali (art. 148, comma 3): fuori dal reddito d'impresa.
Esempio 3 — Gestione di un bar verso terzi
La stessa associazione gestisce un bar aperto anche a non soci, con incassi per 25.000,00 €. La somministrazione di alimenti e bevande verso terzi non rientra nella decommercializzazione (art. 148, comma 4): l'attività è commerciale e i ricavi concorrono al reddito d'impresa, con i conseguenti obblighi contabili e dichiarativi.
Errori comuni e come evitarli
- Errore tipico: ritenere decommercializzato ogni corrispettivo specifico. La regola generale del comma 2 è che i corrispettivi specifici sono commerciali; la non commercialità del comma 3 è un'eccezione subordinata alle clausole del comma 8.
- Errore tipico: applicare il regime di favore senza adeguare lo statuto. Le clausole del comma 8 (divieto di distribuzione utili, devoluzione, democraticità) sono condizione necessaria; se mancano, la decommercializzazione del comma 3 non opera.
- Errore tipico: estendere il beneficio alle attività del comma 4. Spacci, mense, viaggi turistici, fiere, pubblicità, telecomunicazioni restano commerciali in ogni caso.
- Errore tipico: confondere il regime ETS con quello dell'art. 148. Gli enti del Terzo settore seguono il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017); l'art. 148 TUIR vale per gli enti associativi non ETS.
- Errore tipico: trattare le quote associative come ricavi imponibili. Le quote e i contributi associativi del comma 1 non concorrono al reddito complessivo dell'ente.
Riferimenti normativi
- D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 148 — Enti di tipo associativo (comma 1 decommercializzazione attività verso associati e quote; comma 2 corrispettivi specifici; comma 3 associazioni qualificate; comma 4 attività comunque commerciali; comma 8 clausole statutarie).
- D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), art. 73 — soggetti passivi IRES, inclusi gli enti non commerciali.
- D.Lgs. 3 luglio 2017 n. 117 — Codice del Terzo Settore, disciplina fiscale di riferimento per gli enti del Terzo settore (ETS).
Risorse correlate
- Soggetti passivi IRES e residenza art. 73
- Reddito complessivo IRES degli enti commerciali art. 81
- Determinazione del reddito e principio di derivazione art. 83
- Ricavi nel reddito d'impresa art. 85
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 2026-05-30.
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