Fattura elettronica via SdI: chi deve emetterla e in che termini
Perimetro dell'obbligo dopo l'ingresso dei forfettari, dodici giorni per trasmettere, operazioni con l'estero sullo stesso canale e sanzioni aggiornate
16/09/2026
16/09/2026
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In sintesi
Per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fra soggetti residenti o stabiliti in Italia, e per le relative variazioni, «sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio e secondo il formato di cui al comma 2» (art. 1, comma 3, del D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127). Il canale non è una modalità fra le altre: una fattura spedita per posta elettronica o consegnata a mano fra due soggetti passivi italiani «si intende non emessa» (comma 6), con le sanzioni dell'art. 6 del D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471. Il testo unico dell'IVA non sposta nulla di tutto questo: dal 1° gennaio 2027 il canale esclusivo sta all'art. 77, comma 3, la comunicazione delle operazioni transfrontaliere al comma 4 e la fattura «non emessa» al comma 10 del D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10.
L'obbligo è arrivato per scaglioni e oggi copre l'intera platea dei soggetti passivi residenti, forfettari compresi. Restano fuori solo le operazioni con soggetti non stabiliti in Italia, che però viaggiano sullo stesso canale come comunicazione dei dati, e le poche ipotesi in cui la fattura non è dovuta affatto.
- 1° gennaio 2017: Il Sistema di Interscambio è messo a disposizione di tutti i soggetti passivi IVA — art. 1, comma 2, D.Lgs. 127/2015: uso facoltativo, nel formato dell'allegato A del DM 3 aprile 2013 n. 55
- 1° luglio 2018: Obbligo per le cessioni di carburanti, escluse quelle presso gli impianti stradali di distribuzione, e per i subappalti della filiera degli appalti pubblici — L. 27 dicembre 2017 n. 205, art. 1, comma 917; il DL 28 giugno 2018 n. 79, decaduto ma con effetti fatti salvi dalla L. 9 agosto 2018 n. 96, ha rinviato al 1° gennaio 2019 le cessioni presso gli impianti stradali di distribuzione; ripreso dall'art. 77, comma 15, del t.u. IVA
- 1° gennaio 2019: Obbligo generalizzato fra soggetti residenti o stabiliti in Italia — decorrenza confermata dall'art. 77, comma 14, del t.u. IVA per le fatture emesse da quella data
- 1° luglio 2022: Le operazioni transfrontaliere passano dal Sistema di Interscambio; entrano i forfettari sopra 25.000 € di ricavi 2021 — art. 1, comma 3-bis, D.Lgs. 127/2015 e circolare AdE n. 32/E del 5 dicembre 2023
- 1° gennaio 2024: Obbligo esteso a tutti i contribuenti in regime forfettario, senza soglia di ricavi — circolare AdE n. 32/E del 5 dicembre 2023, che richiama la risposta n. 150 alle FAQ del 22 dicembre 2022
- 1° gennaio 2027: La disciplina si legge nel testo unico dell'IVA, art. 77 del D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10 — riproduce l'art. 1 del D.Lgs. 127/2015 senza cambiarne il contenuto
Chi è dentro l'obbligo, e cosa resta davvero fuori
Il perimetro si legge per soggetto e per operazione. Per soggetto comprende chiunque sia soggetto passivo IVA residente o stabilito nel territorio dello Stato: il testo dell'art. 1, comma 3, non distingue per dimensione, settore o regime contabile, e i due periodi che esoneravano i contribuenti in regime di vantaggio e in regime forfettario sono stati soppressi dal DL 30 aprile 2022 n. 36.
La transizione dei forfettari è utile ancora oggi, perché nei controlli su annualità arretrate cambia il perimetro con l'anno. La circolare dell'Agenzia delle entrate n. 32/E del 5 dicembre 2023 ricostruisce le due date richiamando la risposta n. 150 alle FAQ del 22 dicembre 2022, secondo la quale «solo per i contribuenti che nell'anno 2021 hanno conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, superiori a 25.000 [euro] è entrato in vigore dal 1° luglio 2022 l'obbligo di fatturazione elettronica. Per tutti gli altri soggetti forfettari l'obbligo decorrerà dal 1° gennaio 2024, indipendentemente dai ricavi/compensi conseguiti nel 2022».
Per operazione, l'obbligo segue l'obbligo di fatturazione: dove la fattura non è dovuta non c'è nulla da trasmettere. È il caso del commercio al minuto e delle attività assimilate dell'art. 22 del DPR 26 ottobre 1972 n. 633, dove la fattura è facoltativa e si emette solo se il cliente la chiede entro il momento di effettuazione dell'operazione; lì la certificazione ordinaria è il documento commerciale.
Le fatture verso le pubbliche amministrazioni restano dentro lo stesso formato e lo stesso canale: cambia il recapito, che è il Codice Univoco Ufficio dell'elenco IPA invece del codice di sette caratteri, come descritto in Codice destinatario e codice univoco SdI. Verso i consumatori finali la fattura elettronica è dovuta quando è dovuta la fattura: il file è reso disponibile dai servizi telematici dell'Agenzia delle entrate e una copia, elettronica o cartacea, va consegnata al cliente salvo sua rinuncia.
Il termine di trasmissione, e la deroga della fattura differita
La fattura «è emessa entro dodici giorni dall'effettuazione dell'operazione» (art. 21, comma 4, del DPR 633/1972), e per un documento elettronico emissione significa trasmissione al Sistema di Interscambio: la data che resta nel campo del documento è quella di effettuazione, i dodici giorni sono il tempo per far partire il file.
La deroga più usata è la fatturazione differita della lettera a) dello stesso comma: per le cessioni di beni la cui consegna risulta da documento di trasporto e per le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare verso lo stesso soggetto, «può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime». Il documento di trasporto non è un adempimento in più: è la condizione che rende legittimo il differimento.
Sui due termini si innesta lo scarto. Una fattura respinta dai controlli del Sistema di Interscambio non è emessa, e la circolare n. 13/E del 2 luglio 2018 indica di inviarla di nuovo «entro cinque giorni dalla notifica di scarto» con la data e il numero del documento originario; se ciò non è possibile si emette una fattura con nuovo numero e data, collegata a quella scartata, «onde rendere comunque evidente la tempestività della fattura stessa rispetto all'operazione che documenta». La tempestività, cioè, si misura sul termine dei dodici giorni, non su quei cinque. Le ricevute e la distinzione fra scarto e mancata consegna sono trattate nella scheda sul codice destinatario.
Le operazioni con l'estero passano dallo stesso canale
Le cessioni e gli acquisti verso e da soggetti non stabiliti in Italia non generano una fattura elettronica nazionale, ma una comunicazione dei dati che dal 1° luglio 2022 viaggia «utilizzando il Sistema di interscambio secondo il formato di cui al comma 2» (art. 1, comma 3-bis, del D.Lgs. 127/2015). In concreto si usa lo stesso tracciato con i tipi di documento dedicati, da TD17 a TD19, descritti in FatturaPA: il tracciato XML e nella scheda sull'esterometro.
Cambiano i termini, che non sono i dodici giorni della fattura. Per le operazioni attive la trasmissione va fatta «entro i termini di emissione delle fatture o dei documenti che ne certificano i corrispettivi»; per quelle passive «entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l'operazione o di effettuazione dell'operazione».
Tre esclusioni restringono l'adempimento: le operazioni con bolletta doganale, quelle già documentate con fattura elettronica transitata dal Sistema di Interscambio e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente in Italia ai sensi degli articoli da 7 a 7-octies del DPR 633/1972, purché di importo non superiore a 5.000 € per singola operazione.
La sanzione qui è di misura fissa e non proporzionale all'imposta: per le operazioni effettuate dal 1° luglio 2022 si applicano «euro 2 per ciascuna fattura, entro il limite massimo di euro 400 mensili», ridotti alla metà e a un tetto di 200,00 € al mese se la trasmissione, o la sua correzione, avviene entro i quindici giorni successivi alla scadenza (art. 11, comma 2-quater, del D.Lgs. 471/1997). Il cumulo giuridico dell'art. 12 del D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 472 è escluso per espressa previsione.
Il conto di una fattura emessa fuori dal canale
| Voce | Importo |
|---|---|
| Imponibile della prestazione | 5.000,00 € |
| IVA 22% | 1.100,00 € |
| Sanzione al prestatore, 70% dell'imposta (art. 6, c. 1, D.Lgs. 471/1997) | 770,00 € |
| Sanzione al committente che non comunica entro novanta giorni (art. 6, c. 8) | 770,00 € |
| Sanzione al committente che invia il TD29 nei novanta giorni | 0,00 € |
| Totale del documento non emesso | 6.100,00 € |
Una società di servizi esegue una prestazione per 5.000,00 € di imponibile con IVA al 22%, pari a 1.100,00 €, e invia al cliente un PDF per posta elettronica senza passare dal Sistema di Interscambio. Il documento non è una fattura: l'art. 1, comma 6, del D.Lgs. 127/2015 lo dichiara non emesso e richiama l'art. 6 del D.Lgs. 471/1997, il cui comma 1 punisce la violazione con il 70% dell'imposta relativa all'imponibile non correttamente documentato, quindi 770,00 €, con il minimo di 300,00 € del comma 4 che qui non opera perché la misura proporzionale è più alta.
L'obbligo non grava sul solo emittente. Il cessionario o committente che abbia acquistato senza ricevere fattura nei termini di legge risponde a sua volta con il 70% dell'imposta e un minimo di 250,00 €, «semprechè non provveda a comunicare l'omissione o l'irregolarità all'Agenzia delle entrate, tramite gli strumenti messi a disposizione dalla medesima, entro novanta giorni dal termine in cui doveva essere emessa la fattura» (art. 6, comma 8). La regolarizzazione passa dallo stesso canale, con il tipo documento TD29, e azzera la sanzione a suo carico. La guida dell'Agenzia delle entrate alla compilazione delle fatture elettroniche e dell'esterometro avverte però che quel documento «rappresenta una mera comunicazione senza alcuna rilevanza ai fini dell'IVA, nel senso che il documento non consente di esercitare la detrazione dell'IVA relativa all'acquisto»: mette al riparo dalla sanzione, non restituisce l'imposta. Le misure complete dell'articolo stanno nella scheda sulle sanzioni in materia di documentazione IVA.
Le domande di chi ci arriva
Un forfettario deve emettere fattura elettronica?
Sì, senza eccezioni dal 1° gennaio 2024. Prima di quella data l'obbligo riguardava i soli forfettari che nel 2021 avevano superato 25.000 € di ricavi o compensi ragguagliati ad anno, tenuti dal 1° luglio 2022 (circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023). I due periodi di esonero dell'art. 1, comma 3, sono stati soppressi dal DL 36/2022.
Vendendo un servizio a un cliente in Germania si deve comunque trasmettere qualcosa?
Sì, ma non una fattura elettronica nazionale: i dati dell'operazione vanno trasmessi tramite il Sistema di Interscambio entro i termini di emissione della fattura (art. 1, comma 3-bis, D.Lgs. 127/2015). L'omissione costa 2 € a fattura, fino a 400,00 € al mese, dimezzati se si rimedia entro quindici giorni.
Comprando un servizio da un fornitore extra UE sotto i 5.000 € serve la comunicazione?
No, se l'acquisto non è territorialmente rilevante in Italia ai sensi degli articoli da 7 a 7-octies del DPR 633/1972 e resta entro 5.000 € per singola operazione: il comma 3-bis lo esclude espressamente. Sopra quella soglia, o se l'operazione è rilevante in Italia, la comunicazione è dovuta.
La fattura differita si può usare per le prestazioni di servizi?
Sì, alle stesse condizioni delle cessioni di beni: serve una documentazione idonea a individuare le prestazioni e le operazioni devono essere rese allo stesso soggetto nello stesso mese solare. In quel caso la fattura unica si emette entro il giorno 15 del mese successivo (art. 21, comma 4, lettera a, DPR 633/1972).
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127, art. 1, c. 2: Sistema di Interscambio e formato dell'allegato A del DM 3 aprile 2013 n. 55
- D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127, art. 1, c. 3: emissione esclusiva delle fatture elettroniche via Sistema di Interscambio, variazioni, consumatori finali; periodi di esonero soppressi dal DL 36/2022
- D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127, art. 1, c. 3-bis: comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere, termini ed esclusioni, soglia di 5.000 €
- D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127, art. 1, c. 6: fattura non emessa fuori dal Sistema di Interscambio e rinvio alle sanzioni
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 21, c. 4: emissione entro dodici giorni e fatturazione differita entro il giorno 15 del mese successivo
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 22, c. 1: commercio al minuto e attività assimilate, fattura solo su richiesta del cliente
- D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471, art. 6, c. 1: sanzione del 70% dell'imposta per le violazioni di documentazione
- D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471, art. 6, c. 8: 70% dell'imposta con minimo di 250,00 € a carico del cessionario, salvo regolarizzazione entro novanta giorni
- D.Lgs. 18 dicembre 1997 n. 471, art. 11, c. 2-quater: 2 € per fattura, tetto di 400,00 € mensili, riduzione alla metà entro quindici giorni
- D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10, art. 77 (t.u. allegato): disciplina applicabile dal 1° gennaio 2027
- Agenzia delle entrate, circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023: decorrenze dell'obbligo per i contribuenti in regime forfettario, con la risposta n. 150 alle FAQ del 22 dicembre 2022 ivi richiamata
- Agenzia delle entrate, circolare n. 13/E del 2 luglio 2018: reinvio preferibile entro cinque giorni dalla notifica di scarto con numero e data originari e, in alternativa, fattura con nuovo numero collegata alla scartata; rinvio dell'obbligo sui carburanti presso gli impianti stradali di distribuzione
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
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