Dispensa dagli adempimenti IVA: quando conviene e chi non può
L'opzione dell'art. 36-bis toglie fattura e registrazione sulle esenti, ma azzera la detrazione sugli acquisti e vincola per almeno tre anni
16/09/2026
16/09/2026
6 min lettura
In sintesi
Chi effettua operazioni esenti dell'art. 10 del DPR 26 ottobre 1972 n. 633 può chiedere di non emettere più fattura e di non registrarle: è la dispensa dell'art. 36-bis, che si comunica nella dichiarazione annuale relativa all'anno precedente o nella dichiarazione di inizio attività. Ha un prezzo dichiarato nella norma stessa: chi se ne avvale non è ammesso a detrarre l'imposta relativa agli acquisti e alle importazioni, e resta comunque tenuto a presentare la dichiarazione annuale anche senza avere effettuato operazioni imponibili. La scelta vale fino a revoca e in ogni caso per almeno un triennio. Tre categorie di operazioni esenti restano fuori dalla dispensa per espressa previsione di legge, e fra queste ci sono le prestazioni sanitarie: uno studio medico non trova qui la semplificazione che cerca.
Che cosa la dispensa toglie, e che cosa lascia in piedi
La dispensa agisce su due soli obblighi, la fatturazione e la registrazione delle operazioni esenti. Tutto il resto della disciplina IVA resta in piedi, e il testo dell'art. 36-bis lo elenca senza margini di lettura.
| Voce | Esenti coperte dalla dispensa | Esenti escluse dalla dispensa |
|---|---|---|
| Riferimento nell'art. 10 | Tutte le operazioni esenti del primo comma diverse da quelle indicate a fianco | Numeri 11), 18) e 19) del primo comma e operazioni del terzo comma |
| Esempi | Operazioni di credito e finanziamento, assicurazioni, locazioni esenti, prestazioni didattiche, mediazioni relative a operazioni finanziarie | Prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione, ricovero e cura, cessioni di oro da investimento |
| Fattura e registrazione | Non dovute, salvo richiesta del cliente | Dovute come per qualsiasi altra operazione |
| Effetto sulla detrazione a monte | L'opzione rende indetraibile tutta l'IVA su acquisti e importazioni | Nessun effetto proprio: l'indetraibilità dipende dall'opzione, non da queste operazioni |
Gli obblighi che non si toccano
Restano fermi l'obbligo di fatturare e registrare le altre operazioni eventualmente effettuate, l'obbligo di registrazione degli acquisti e gli altri obblighi stabiliti dal decreto. Soprattutto, resta l'obbligo di rilasciare la fattura quando il cliente la richiede: la dispensa opera nei confronti dell'amministrazione finanziaria, non verso la clientela, e una richiesta del cliente la neutralizza per quella singola operazione. La dichiarazione annuale va presentata comunque, anche in assenza di operazioni imponibili. Il testo del 1972 vi aggiunge la compilazione dell'elenco dei fornitori; l'art. 94, comma 2, del D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10, che dal 1° gennaio 2027 sostituisce l'art. 36-bis, riproduce l'obbligo dichiarativo senza quel riferimento.
Le operazioni esenti che la dispensa non copre
Sono escluse le operazioni indicate ai numeri 11), 18) e 19) del primo comma dell'art. 10, e quelle del terzo comma dello stesso articolo. I numeri 18) e 19) sono le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione della persona rese nell'esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza e le prestazioni di ricovero e cura rese da enti ospedalieri o cliniche convenzionate: proprio il perimetro di uno studio medico, di un poliambulatorio o di una casa di cura. Il numero 11) riguarda le cessioni di oro da investimento. Per queste operazioni fattura e registrazione restano dovute anche dopo l'opzione, che quindi semplifica poco o nulla a chi svolge soltanto attività sanitaria. Il testo unico IVA riproduce la stessa esclusione con la numerazione per lettere del proprio art. 37.
Come si comunica, e per quanto tempo vincola
La comunicazione va fatta nella dichiarazione annuale relativa all'anno precedente oppure nella dichiarazione di inizio attività, e produce effetto fino a quando non venga revocata, in ogni caso per almeno un triennio. La revoca si comunica nella dichiarazione annuale e ha effetto dall'anno in corso, non dall'anno successivo. Sul piano pratico l'opzione segue le regole generali del DPR 10 novembre 1997 n. 442: nella circolare n. 19/E del 31 ottobre 2018, dedicata al Gruppo IVA, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che, dopo il primo anno di operatività di un Gruppo IVA, le opzioni degli artt. 36 e 36-bis possono essere esercitate o modificate per comportamento concludente, nei termini generali di quel regolamento. Fuori da quel perimetro la dichiarazione resta il luogo in cui se ne dà notizia all'ufficio.
Quanto costa rinunciare alla detrazione
La dispensa non è una semplificazione neutra: l'indetraibilità che ne discende è totale e riguarda tutti gli acquisti e tutte le importazioni, non la sola quota riferibile alle operazioni esenti. Per chi svolge esclusivamente attività esente il costo tende a zero, perché la percentuale di detrazione sarebbe comunque nulla. Diventa invece un esborso misurabile appena accanto alle esenti compaiono operazioni imponibili, anche marginali, perché senza dispensa quella quota di detrazione spetterebbe attraverso il pro-rata.
Una società di mediazione creditizia incassa 180.000 € di provvigioni per prestazioni di mediazione relative alle operazioni di finanziamento, esenti ai sensi dell'art. 10, numero 9, e 20.000 € di consulenze imponibili: la percentuale di detrazione del primo anno è il 10 per cento e l'IVA sugli acquisti ammonta a 8.000 €, di cui 800 € detraibili. Con la dispensa quegli 800 € non si recuperano, e il vincolo triennale impedisce di tornare indietro prima di tre esercizi.
| Esercizio | Detrazione persa |
|---|---|
| Primo anno: percentuale di detrazione 10%, IVA sugli acquisti 8.000 € | 800,00 € |
| Secondo anno: percentuale di detrazione 12%, IVA sugli acquisti 7.500 € | 900,00 € |
| Terzo anno: percentuale di detrazione 9%, IVA sugli acquisti 8.200 € | 738,00 € |
| Costo complessivo della dispensa nel triennio | 2.438,00 € |
Prima di optare conviene quindi confrontare la dispensa con le due alternative che la disciplina offre. La contabilità separata dell'art. 36 isola l'attività esente da quella imponibile e salva la detrazione sulla seconda, al prezzo di una gestione contabile doppia. Il pro-rata puro, senza alcuna opzione, mantiene tutti gli adempimenti ma conserva una detrazione proporzionale. La qualificazione delle singole operazioni come esenti, imponibili o fuori campo resta il presupposto di ogni conto: il quadro è nella scheda sulle operazioni esenti, e per i servizi in quella sulle prestazioni di servizi.
Le domande di chi ci arriva
Posso evitare di fatturare e registrare le operazioni esenti per semplificare la contabilità?
Sì, con la comunicazione prevista dall'art. 36-bis, ma soltanto per le operazioni esenti diverse da quelle dei numeri 11), 18) e 19) del primo comma dell'art. 10 e da quelle del terzo comma. Restano fermi la registrazione degli acquisti e l'obbligo di emettere fattura se il cliente la chiede.
Se scelgo la dispensa dagli adempimenti per le operazioni esenti, perdo il diritto alla detrazione dell'IVA sugli acquisti?
Sì, integralmente. La norma dispone che il contribuente non sia ammesso a detrarre l'imposta relativa agli acquisti e alle importazioni: l'indetraibilità non è proporzionale, riguarda tutta l'imposta a monte.
Per quanto tempo resta valida la mia scelta di avvalermi della dispensa?
Fino a revoca, e in ogni caso per almeno un triennio. La revoca si comunica nella dichiarazione annuale e produce effetto già dall'anno in corso.
Uno studio medico può usare la dispensa dell'articolo 36-bis?
Non per le prestazioni sanitarie. I numeri 18) e 19) del primo comma dell'art. 10, che coprono diagnosi, cura, riabilitazione e ricovero, sono espressamente esclusi dall'ambito della dispensa: per quelle operazioni fattura e registrazione restano dovute.
Devo presentare la dichiarazione IVA annuale anche se ho solo operazioni esenti dispensate?
Sì. L'art. 36-bis lo prevede espressamente, anche quando nell'anno non sia stata effettuata alcuna operazione imponibile.
Riferimenti normativi
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 36-bis — dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione per le operazioni esenti
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 10 — elenco delle operazioni esenti, inclusi i numeri 11), 18) e 19) esclusi dalla dispensa
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 36 — esercizio di più attività e applicazione separata dell'imposta
- DPR 10 novembre 1997 n. 442 — regolamento sull'esercizio delle opzioni in materia di IVA e imposte dirette
- D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10, art. 94 — testo unico IVA, corrispondente dell'art. 36-bis dal 1° gennaio 2027
- Agenzia delle entrate, circolare n. 19/E del 31 ottobre 2018 — opzioni degli artt. 36 e 36-bis nel Gruppo IVA e comportamento concludente
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
Risorse correlate
Contabilità separata IVA: l'applicazione separata dell'imposta ai sensi dell'art. 36 del decreto IVA
Quando la separazione delle attività IVA è imposta dalla legge e quando si opta, che cosa si può separare davvero e come si trattano i passaggi interni
Leggi la schedaRimborso IVA: quando servono il visto e quando la garanzia
Sopra 30.000 € il rimborso passa dal visto di conformità o da una garanzia: chi finisce in quale caso, con i tempi e gli interessi del 2 per cento
Leggi la schedaEsercizio di imprese IVA art. 4 DPR 633/1972: soggettività
Requisito soggettivo IVA ex art. 4 DPR 633/1972: presunzione di commercialità delle società, enti non commerciali e operazioni rilevanti in pratica
Leggi la schedaEsercizio di arti e professioni ai fini IVA
Il requisito soggettivo dell'art. 5 del decreto IVA: regolarità e ripetitività secondo l'Agenzia, le quattro prestazioni escluse e lo studio associato
Leggi la schedaAltre schede su IVA
- Acquisti intracomunitari di beni — Art. 38 DL 331/1993: presupposti, integrazione fattura estera, reverse charge e registrazione dupliceOnerosità, trasporto fra due Stati membri e due soggetti passivi: se manca un requisito non c'è acquisto intracomunitario e l'IVA italiana non si liquida
- Aliquote IVA art. 16 DPR 633/1972: ordinaria 22% e ridotte 4/5/10%L'aliquota ordinaria, le tre ridotte agganciate alle parti della Tabella A e la regola che allinea appalti e leasing all'aliquota del bene
- Autofattura e integrazione: quando il documento lo emette chi acquistaLa emette chi acquista solo in alcuni casi: fornitore extra-UE, fattura intracomunitaria mai arrivata, regolarizzazione. Altrimenti si integra quella ricevuta
- Base imponibile IVA di permute e dazioni in pagamentoDal 2026 l'imponibile di permute e dazioni in pagamento è il valore monetario stabilito dal contratto, che non può scendere sotto i costi dell'operazione
- Base imponibile IVA: le poste che concorrono e quelle escluseCorrispettivi, spese accessorie e integrazioni di prezzo entrano; interessi di mora, anticipazioni e rivalsa no. Più valore normale, valuta e base ridotta
- Cessioni all'esportazione — art. 8 DPR 633/1972: prove e plafondEsportazioni dirette, a cura del cessionario e umanitarie: termini e prove dell'uscita, la soglia del dieci per cento e il plafond per comprare senza imposta