Oneri deducibili IRPEF: quanto vale toglierli dal reddito
Contributi obbligatori, previdenza complementare, assegni al coniuge e contributi per la colf: i tetti di ciascuna voce e la distanza dalla detrazione
16/09/2026
16/09/2026
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In sintesi
Gli oneri deducibili dell'articolo 10 del DPR 22 dicembre 1986 n. 917 si sottraggono dal reddito complessivo prima che l'imposta venga calcolata, e solo se non sono già deducibili nella determinazione dei singoli redditi che quel complessivo formano. Il risparmio che producono dipende quindi dall'aliquota dello scaglione in cui la spesa cade: gli stessi 2.000 € valgono 660 € a chi dichiara 40.000 € e 460 € a chi ne dichiara 20.000. È la differenza strutturale dalle detrazioni dell'articolo 15, che agiscono sull'imposta già calcolata con una percentuale fissa. Alcune voci non hanno un tetto in cifra — i contributi previdenziali obbligatori, gli assegni al coniuge — altre sì, e il tetto è scritto in norme diverse dall'articolo 10.
Quanto vale davvero un euro dedotto
La deduzione riduce la base di calcolo; la detrazione riduce l'imposta. Da questa differenza discende tutto il resto: il valore di un onere deducibile cresce con il reddito, quello di un onere detraibile al 19 per cento resta lo stesso per chiunque.
| Voce | Onere deducibile (art. 10) | Onere detraibile al 19 per cento (art. 15) |
|---|---|---|
| Dove interviene | Sul reddito complessivo, prima che l'imposta sia calcolata | Sull'imposta lorda, dopo che è stata calcolata |
| Quanto valgono 2.000 € con 40.000 € di reddito | 660 €, cioè il 33 per cento dello scaglione in cui la spesa cade | 380 €, cioè il 19 per cento della spesa |
| Quanto valgono 2.000 € con 20.000 € di reddito | 460 €, cioè il 23 per cento dello scaglione | 380 €, la stessa cifra di prima |
| Effetto sullo scaglione | Può far scendere il contribuente nello scaglione inferiore | Nessuno: gli scaglioni sono già stati applicati |
| Se l'imposta lorda è azzerata | Nessun risparmio, perché il reddito era già sotto la soglia di imposizione | La detrazione non trova capienza e si perde, salvo i casi di rimborso previsti dalla legge |
Un contribuente con 40.000 € di reddito complessivo versa 3.200 € di contributi previdenziali obbligatori, 1.200 € a un fondo di previdenza complementare e 800 € di contributi per l'addetta ai servizi domestici. Tutte e tre le voci stanno nell'articolo 10 e nessuna supera il proprio tetto: il reddito imponibile scende a 34.800 €.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Reddito complessivo | 40.000,00 € |
| Contributi previdenziali obbligatori, senza tetto (lettera e) | -3.200,00 € |
| Contributi alla previdenza complementare, entro 5.300 € dal 2026 (lettera e-bis) | -1.200,00 € |
| Contributi per l'addetta ai servizi domestici, entro 1.549,37 € (comma 2) | -800,00 € |
| Reddito imponibile IRPEF | 34.800,00 € |
L'ordine conta anche per un'altra ragione. L'imposta lorda si determina applicando le aliquote per scaglioni al reddito complessivo già al netto degli oneri deducibili (art. 11, comma 1): la deduzione può quindi far scendere il contribuente in uno scaglione più basso, cosa che nessuna detrazione può fare. Il confronto puntuale con l'altro meccanismo è in Detrazioni per oneri (art. 15 TUIR).
I tetti che contano, voce per voce
L'articolo 10 elenca gli oneri per lettera, e i limiti stanno spesso fuori dal TUIR.
I contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge non hanno tetto, e sono deducibili anche quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi (lettera e).
I contributi alla previdenza complementare si deducono entro 5.300 € dal periodo d'imposta 2026, mentre fino al 2025 il tetto era 5.164,57 €: il limite è fissato dall'articolo 8, comma 4, del D.Lgs. 5 dicembre 2005 n. 252 e innalzato dall'articolo 1, comma 201, lettera a), numero 1), della legge 30 dicembre 2025 n. 199. Nel conteggio rientrano anche le quote accantonate dal datore di lavoro ai fondi di previdenza. Per i contributi versati nell'interesse di familiari a carico la deduzione spetta a chi li ha a carico, per la parte non dedotta dagli interessati, fermo restando lo stesso tetto complessivo (lettera e-bis e art. 8, comma 5, del medesimo decreto).
I contributi ai fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale si deducono fino a 3.615,20 €, e nel limite rientrano anche i contributi di assistenza sanitaria dell'articolo 51, comma 2, lettera a). Dal 2025 la lettera e-ter richiede che il fondo sia iscritto all'Anagrafe dei fondi sanitari integrativi e operi secondo il principio di mutualità e solidarietà fra gli iscritti: lo ha stabilito l'articolo 3 del D.Lgs. 13 dicembre 2024 n. 192, che ha sostituito il vecchio rinvio a un decreto ministeriale sugli ambiti di intervento.
I contributi per gli addetti ai servizi domestici e all'assistenza personale o familiare si deducono fino a 1.549,37 € (art. 10, comma 2). Si deduce il contributo, non la retribuzione della colf o della badante; e la circolare dell'Agenzia delle entrate n. 15/E del 19 giugno 2023 precisa che il limite riguarda «la parte rimasta a carico del datore di lavoro» ed esclude i versamenti alla CAS.SA.COLF e i contributi forfettari sostenuti per la regolarizzazione di lavoratori stranieri.
Gli assegni periodici al coniuge sono deducibili nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria, con esclusione della quota destinata al mantenimento dei figli; la stessa circolare li dà deducibili fino a concorrenza del reddito complessivo (lettera c). Restano deducibili anche gli assegni periodici da testamento o donazione modale e gli alimenti alle persone indicate nell'articolo 433 del codice civile (lettera d).
Due voci meno note chiudono l'elenco. Le somme restituite al soggetto erogatore dopo essere state tassate in anni precedenti si deducono nell'anno di restituzione, e l'eccedenza non dedotta si riporta agli anni successivi oppure si chiede a rimborso (lettera d-bis); se però la restituzione è avvenuta al netto della ritenuta subita, la somma non è un onere deducibile (art. 10, comma 2-bis). E il cinquanta per cento delle spese per la procedura di adozione internazionale si deduce senza tetto (lettera l-bis).
Le spese mediche e di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione sono deducibili senza limite, anche quando sostenute per le persone dell'articolo 433 del codice civile e anche se non fiscalmente a carico; l'acquisto di medicinali va documentato con fattura o scontrino che indichi natura, qualità e quantità del bene e il codice fiscale del destinatario (lettera b e comma 2). Per gli oneri della lettera e), invece, la deducibilità per i familiari dell'articolo 433 vale solo se fiscalmente a carico.
La deduzione per l'abitazione principale
Il comma 3-bis contiene una deduzione che molti danno per scomparsa. Quando al reddito complessivo concorre il reddito dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale e quello delle relative pertinenze, si deduce un importo pari alla rendita catastale dell'unità e delle pertinenze, rapportato al periodo dell'anno in cui la destinazione sussiste e alla quota di possesso. Il risultato è che quel reddito, pur figurando nel complessivo, non produce imposta.
Abitazione principale è quella in cui la persona fisica che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o un suo familiare, dimora abitualmente. Il ricovero permanente in un istituto di ricovero o sanitario non fa perdere la qualifica, a condizione che l'unità non risulti locata. Sono pertinenze le cose immobili dell'articolo 817 del codice civile classificate o classificabili in categorie diverse da quelle abitative, destinate e utilizzate in modo durevole a servizio dell'abitazione.
Gli oneri delle lettere f), g) e h) sostenuti da una società semplice si deducono infine dal reddito complessivo dei singoli soci, nella stessa proporzione in cui è imputato il reddito (art. 10, comma 3).
Dal 1° gennaio 2027 la disciplina resta all'articolo 10, questa volta del testo unico delle imposte sui redditi allegato al D.Lgs. 19 giugno 2026 n. 117, che accorpa nella stessa disposizione anche norme oggi esterne al TUIR.
Le domande di chi ci arriva
Fino a quanto si deducono i contributi versati a un fondo sanitario integrativo?
Fino a 3.615,20 €, limite complessivo che assorbe anche i contributi di assistenza sanitaria versati ai sensi dell'articolo 51, comma 2, lettera a). Dal 2025 il fondo deve essere iscritto all'Anagrafe dei fondi sanitari integrativi e operare secondo il principio di mutualità e solidarietà fra gli iscritti.
I contributi versati per la colf o per la badante si possono dedurre?
Sì, fino a 1.549,37 €, e soltanto per la parte dei contributi rimasta a carico di chi assume. La retribuzione del lavoratore domestico non è deducibile, e restano fuori anche i versamenti alla CAS.SA.COLF e i contributi forfettari per la regolarizzazione di lavoratori stranieri.
Gli assegni di mantenimento versati all'ex coniuge sono deducibili?
Sì, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria e per la sola parte destinata al coniuge: la quota per il mantenimento dei figli è esclusa (art. 10, comma 1, lettera c). La circolare n. 15/E del 2023 li dà deducibili fino a concorrenza del reddito complessivo.
Che cosa si deduce sulla rendita catastale dell'abitazione principale?
Un importo pari alla rendita catastale dell'unità e delle pertinenze, rapportato ai mesi in cui l'immobile è stato abitazione principale e alla quota di possesso (art. 10, comma 3-bis). In pratica il reddito dell'abitazione principale entra nel complessivo e ne esce senza produrre imposta.
Riferimenti normativi
- Art. 10, DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR) — oneri deducibili dal reddito complessivo: elenco per lettere (comma 1), estensione ai familiari e contributi per gli addetti ai servizi domestici (comma 2), somme restituite al netto della ritenuta (comma 2-bis), oneri delle società semplici (comma 3), deduzione per l'abitazione principale (comma 3-bis)
- Art. 11, comma 1, TUIR — l'imposta lorda si calcola sul reddito complessivo al netto degli oneri deducibili
- Art. 15, TUIR — detrazioni per oneri, il meccanismo alternativo che agisce sull'imposta
- Art. 8, commi 4 e 5, D.Lgs. 5 dicembre 2005 n. 252 — limite di deducibilità dei contributi alla previdenza complementare, innalzato a 5.300 € dal periodo d'imposta 2026 dall'art. 1, comma 201, lettera a), numero 1), della legge 30 dicembre 2025 n. 199, e deduzione per i familiari a carico
- Art. 3, D.Lgs. 13 dicembre 2024 n. 192 — nuova formulazione della lettera e-ter dell'articolo 10, comma 1: iscrizione all'Anagrafe dei fondi sanitari integrativi e principio di mutualità
- Circolare dell'Agenzia delle entrate n. 15/E del 19 giugno 2023 — raccolta dei documenti di prassi sulle spese che danno diritto a deduzioni dal reddito per l'anno d'imposta 2022, con i limiti operativi voce per voce
- Art. 10, D.Lgs. 19 giugno 2026 n. 117 (testo unico allegato) — «Oneri deducibili», in vigore dal 1° gennaio 2027
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
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