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Coefficienti di ammortamento: le principali categorie di beni per settore

Le principali categorie di beni ammortizzabili per settore di attività, con il coefficiente del DM 31/12/1988 e la quota ridotta del primo esercizio. Filtrando per settore restano in elenco anche i beni comuni a tutte le attività, come autoveicoli e arredamento.

150 categorie di beni trovate

Categoria di beneCoefficiente1º esercizio
Impianti mobili di irrigazione, carri agricoli e attrezzatura di stalla12,5%6,25%
Attrezzature e impianti di utilizzazione del bosco (teleferiche)15%7,5%
Macchine agricole compresi i trattori9%4,5%
Mietitrebbiatrici e altre macchine operatrici20%10%
Edifici zootecnici, ricoveri animali e silos3%1,5%
Macchine per preparazione alimenti e attrezzatura di stalla12,5%6,25%
Silos zootecnici in materiale ferroso8%4%
Macchine e attrezzature di stalla altamente automatizzate20%10%
Fabbricati industriali di acquacoltura3%1,5%
Impianti e macchinari specifici di acquacoltura (bacini, lavorieri)8%4%
Motopescherecci con equipaggiamento12,5%6,25%
Attrezzatura particolare di pesca (reti, tonnare, griglie)31,5%15,75%
Attrezzatura varia, minuta e di laboratorio di estrazione30%15%
Escavatrici e pale meccaniche di cava25%12,5%
Fabbricati industriali di miniere e cave5%2,5%
Impianti specifici del sottosuolo15%7,5%
Attrezzatura varia e minuta (industria alimentare)25%12,5%
Fabbricati industriali alimentari3%1,5%
Forni e loro pertinenze (industria alimentare)14%7%
Macchinari operatori e impianti alimentari10%5%
Attrezzatura varia e minuta (industria del legno)25%12,5%
Fabbricati industriali di lavorazione del legno3%1,5%
Forni di cottura (industria del legno)12,5%6,25%
Impianti generici e specifici di lavorazione del legno11,5%5,75%
Attrezzatura varia e minuta (stampi, modelli, attrezzi)25%12,5%
Fabbricati industriali metallurgici e meccanici3%1,5%
Forni e loro pertinenze (industria metalmeccanica)15%7,5%
Macchinari operatori e impianti specifici metalmeccanici15,5%7,75%
Macchinari di officine meccaniche di riparazione12%6%
Attrezzatura varia, minuta e di laboratorio (minerali non metalliferi)40%20%
Fabbricati industriali di minerali non metalliferi4%2%
Forni (industria dei minerali non metalliferi)14%7%
Macchinari operatori e impianti specifici (minerali non metalliferi)12,5%6,25%
Attrezzatura varia, minuta e di laboratorio (industria chimica)40%20%
Fabbricati industriali chimici5,5%2,75%
Impianti generici dell'industria chimica10%5%
Macchinari per lavorazioni altamente corrosive, forni e reattori17,5%8,75%
Macchinari operatori e impianti specifici chimici12,5%6,25%
Fabbricati industriali cartari5,5%2,75%
Impianti generici dell'industria della carta9%4,5%
Macchinari per produzione e lavorazione di carta e cartone11,5%5,75%
Attrezzatura varia, minuta e di laboratorio (concia pelli)25%12,5%
Fabbricati industriali di concia delle pelli4%2%
Macchinari operatori e impianti di concia17,5%8,75%
Fabbricati industriali tessili3%1,5%
Macchinari di finissaggio tessile15%7,5%
Macchinari operatori e impianti tessili12,5%6,25%
Attrezzatura varia e minuta (industria del vestiario)25%12,5%
Fabbricati industriali di confezione e abbigliamento3%1,5%
Macchinari operatori e impianti di confezione12,5%6,25%
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Guida

Che cosa sono i coefficienti di ammortamento

I coefficienti di ammortamento sono le percentuali massime con cui il costo di un bene strumentale può essere dedotto, anno per anno, dal reddito d'impresa. Li fissa il decreto del Ministro delle finanze del 31 dicembre 1988, richiamato dall'articolo 102 del TUIR.

L'articolo 102 comma 2 lo dice con precisione: la deduzione «è ammessa in misura non superiore a quella risultante dall'applicazione al costo dei beni dei coefficienti stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze [...], ridotti alla metà per il primo esercizio». Le quote diventano deducibili «a partire dall'esercizio di entrata in funzione del bene» (comma 1): non dalla data di acquisto e non dal pagamento.

Si applicano per gruppo e specie, cioè in base al settore

Lo stesso identico bene può avere coefficienti diversi in due imprese diverse. Il decreto è organizzato per gruppi — i settori di attività — e, dentro ogni gruppo, per specie di beni: il coefficiente si sceglie partendo dall'attività effettivamente esercitata, non dal bene considerato in astratto.

Il criterio è nella norma stessa: i coefficienti «sono stabiliti per categorie di beni omogenei in base al normale periodo di deperimento e consumo nei vari settori produttivi» (art. 102 c. 2 TUIR). Un impianto o un fabbricato non si consumano allo stesso modo in un'industria chimica, in un albergo e in un'impresa di trasporti.

Alcuni beni però non appartengono a un settore in particolare: autoveicoli, arredamento, macchine d'ufficio, impianti di allarme. In questo elenco sono marcati «Tutti i settori» e restano visibili anche quando filtri per un settore preciso, perché li ammortizza qualunque impresa.

La riduzione alla metà nel primo esercizio

Nel primo esercizio il coefficiente si applica dimezzato: è la colonna «1º esercizio» dell'elenco. Un bene con coefficiente ordinario del 12,5% porta in deduzione il 6,25% nell'anno in cui entra in funzione, e il 12,5% pieno dall'anno successivo.

Non è un ragguaglio ai giorni di possesso: la norma dimezza il coefficiente, non lo proporziona al periodo. E il dimezzamento si aggancia all'esercizio di entrata in funzione, che può non coincidere con quello dell'acquisto.

Fa eccezione una categoria intera: per i beni «il cui costo unitario non è superiore a 516,46 euro è consentita la deduzione integrale delle spese di acquisizione nell'esercizio in cui sono state sostenute» (art. 102 c. 5 TUIR). In elenco la loro riga espone 100% anche nel primo esercizio, perché lì non c'è nessun dimezzamento da applicare.

Sono coefficienti massimi: il doppio binario col bilancio

«In misura non superiore» significa tetto, non importo dovuto: applicare un coefficiente più basso è legittimo, applicarne uno più alto no — l'eccedenza semplicemente non è deducibile in quell'esercizio.

In bilancio, del resto, l'ammortamento non segue il decreto ma la vita utile del bene: il codice civile impone che il costo delle immobilizzazioni «la cui utilizzazione è limitata nel tempo» sia «sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di utilizzazione», e che eventuali modifiche dei criteri e dei coefficienti applicati siano motivate in nota integrativa (art. 2426 n. 2 c.c.).

I due binari possono quindi divergere. Se la quota civilistica sta sotto il massimo fiscale, si deduce quella imputata a conto economico; se lo supera, l'eccedenza va ripresa a tassazione in dichiarazione. Il coefficiente del decreto non è «la» quota di ammortamento dell'azienda: è il limite oltre il quale il fisco non riconosce la deduzione.

Beni immateriali: la regola sta nel TUIR, non nel decreto

Software, brevetti, marchi, avviamento e licenze non stanno nella tabella del 1988: li disciplina l'articolo 103 del TUIR, con limiti espressi direttamente dalla norma.

Le quote di ammortamento dei diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno e dei brevetti industriali sono deducibili «in misura non superiore al 50 per cento del costo», quelle dei marchi d'impresa «in misura non superiore ad un diciottesimo» (art. 103 c. 1); l'avviamento segue lo stesso limite di un diciottesimo (c. 3), mentre concessioni e altri diritti iscritti nell'attivo si ammortizzano «in misura corrispondente alla durata di utilizzazione prevista dal contratto o dalla legge» (c. 2).

Nell'elenco queste righe si riconoscono dalla colonna «Fonte», che al posto del decreto riporta l'articolo del TUIR o del codice civile da cui la regola deriva.

Che cosa contiene questo elenco

L'elenco raccoglie le principali categorie di beni per ciascun gruppo del decreto: 141 voci ancorate al DM 31/12/1988 — sette delle quali nella versione modificata dal DM 7/11/1992 — più 9 voci che derivano dal TUIR o dal codice civile, cioè gli immateriali e i beni di costo unitario fino a 516,46 euro.

Non è la tabella ministeriale integrale, che scende a un dettaglio di specie molto più fine. Serve a inquadrare in fretta il coefficiente di un bene e a confrontarlo fra settori: per i casi di confine — un macchinario a cavallo di due specie, un bene impiegato in un'attività diversa da quella prevalente — la specie esatta va verificata sul testo del decreto.

Domande frequenti

Come trovo il coefficiente del mio bene?

Filtra per il tuo settore di attività e cerca il bene per nome (per esempio «forni», «autoveicoli», «impianti»). Il filtro per settore mostra le categorie del tuo gruppo più i beni comuni a tutte le attività, che sono quelli marcati «Tutti i settori».

Perché lo stesso bene ha coefficienti diversi da un'impresa all'altra?

Perché il decreto ragiona per gruppo e specie: i coefficienti sono stabiliti per categorie di beni omogenei in base al normale periodo di deperimento e consumo nei vari settori produttivi (art. 102 c. 2 TUIR). Lo stesso fabbricato si deteriora diversamente in un'industria chimica e in un albergo, e il coefficiente lo riflette.

Come funziona la riduzione alla metà nel primo anno?

Nel primo esercizio il coefficiente si applica dimezzato, come previsto dall'art. 102 c. 2 del TUIR: un 20% diventa 10%. Non è un calcolo sui giorni di possesso e l'anno che conta è quello di entrata in funzione del bene, non quello dell'acquisto.

Un bene da 400 euro va ammortizzato?

Non necessariamente: per i beni di costo unitario non superiore a 516,46 euro l'art. 102 c. 5 del TUIR consente la deduzione integrale nell'esercizio in cui la spesa è sostenuta. È una facoltà, non un obbligo: si può anche scegliere di ammortizzarli normalmente.

Il coefficiente del decreto vale anche per il bilancio?

No. In bilancio l'ammortamento va commisurato alla residua possibilità di utilizzazione del bene (art. 2426 n. 2 c.c.), cioè alla sua vita utile reale. Il coefficiente fiscale è solo il tetto della deduzione: se la quota di bilancio lo supera, l'eccedenza va ripresa a tassazione in dichiarazione.

Questo elenco è la tabella completa del decreto?

No, e non lo pretende: raccoglie le principali categorie di beni per ciascun gruppo del DM 31/12/1988, non tutte le specie della tabella ministeriale. Ogni riga dichiara nella colonna «Fonte» la norma da cui deriva, perché alcune voci vengono dal TUIR o dal codice civile e non dal decreto.

Approfondimenti

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