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AdempimentiUltimo aggiornamento: 05/08/2026

Codice ATECO: come si sceglie l'attività prevalente

Attività prevalente e codici secondari: come si individua il codice primario e come si comunica la variazione entro trenta giorni (art. 35 DPR 633/1972)

Ultimo aggiornamento

05/08/2026

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In sintesi

La scelta del codice ATECO si governa con una regola sola: il codice primario deve corrispondere all'attività effettivamente prevalente, e le altre attività si dichiarano come secondarie. Il codice non è un dato a sé, ma la forma in cui viene rappresentato «il tipo e l'oggetto dell'attività e il luogo o i luoghi in cui viene esercitata», fra gli elementi che devono risultare dalla dichiarazione di inizio attività (art. 35, comma 2, lettera d), del DPR 633/1972).

La distinzione fra primario e secondari è ciò che rende la scelta rilevante: è il codice primario a selezionare il coefficiente di redditività nel regime forfettario, l'indice sintetico di affidabilità fiscale di riferimento e il settore con cui l'impresa si presenta a bandi e agevolazioni. Aggiungere un codice secondario è un'operazione neutra su questi effetti; sostituire il primario non lo è.

L'errore tipico non è scegliere il codice sbagliato all'apertura, ma non riverificarlo mai più. La prevalenza è una grandezza che si sposta: quando l'attività che genera più ricavi non è più quella dichiarata come primaria, il codice va aggiornato con una dichiarazione di variazione entro trenta giorni (art. 35, comma 3).

Quando si applica

All'apertura della partita IVA. Il codice va individuato prima di presentare la dichiarazione di inizio attività, perché entra fra i dati dichiarati. Termini, modelli e canali di presentazione dell'adempimento sono descritti nella scheda su apertura, variazione e cessazione della partita IVA.

Quando si avvia un'attività nuova accanto a quella esistente. È il caso più frequente e quello in cui si sbaglia di più. Finché la nuova attività non supera stabilmente la vecchia, la scelta corretta è il codice secondario, non la sostituzione del primario.

Quando la prevalenza si sposta stabilmente. Se per due o più esercizi l'attività secondaria genera la quota maggiore di ricavi, il codice primario non descrive più l'impresa e va variato.

Quando si costituisce una società o si iscrive un'impresa individuale. In questo momento il codice viene dichiarato in parallelo all'Agenzia delle Entrate e al Registro delle imprese: è il punto in cui nasce il disallineamento più difficile da scoprire, perché richiede il confronto fra due archivi diversi.

Come si applica nella pratica

Partire dall'attività, non dall'oggetto sociale. La classificazione descrive che cosa l'impresa fa, non che cosa potrebbe fare. Un oggetto sociale ampio non giustifica un codice generico: il criterio operativo è descrivere in una frase l'attività che genera i ricavi e cercare il codice la cui denominazione è più aderente a quella frase. La ricerca per codice o per descrizione, con il raccordo 2022↔2025, è consultabile nel catalogo dei codici ATECO.

Misurare la prevalenza. Non esiste una scelta neutra fra due codici entrambi plausibili: si guarda al peso economico di ciascuna attività, in concreto alla quota di ricavi che ciascuna genera in un esercizio. Quando le attività sono comparabili, prevale quella con il fatturato maggiore, e la valutazione si rifà l'anno successivo anziché darla per acquisita.

Non appiattire tutto su un codice solo. Dichiarare un unico codice per un'impresa che svolge attività eterogenee semplifica in apparenza e complica nella sostanza: nel regime forfettario, in particolare, il coefficiente di redditività è «diversificata a seconda del codice ATECO che contraddistingue l'attività esercitata» (art. 1, comma 64, della legge 190/2014), quindi accorpare attività con coefficienti diversi porta a un imponibile determinato in modo non conforme.

La tabella seguente riassume l'azione corretta nelle situazioni ricorrenti.

SituazioneAzione sul codiceTermine
Avvio dell'attivitàSi dichiara il codice dell'attività prevalente attesaCon la dichiarazione di inizio attività
Nuova attività ancora minoritariaSi aggiunge un codice secondario, il primario restaAlla variazione dei dati
La secondaria supera stabilmente la primariaSi varia il codice primarioTrenta giorni dal mutamento (art. 35, comma 3)
Attività dismessaSi elimina il codice non più esercitatoTrenta giorni dal mutamento (art. 35, comma 3)
Codice in visura diverso da quello all'AgenziaSi allinea l'archivio non aggiornatoAppena rilevato il disallineamento

Tenere allineati i due archivi. Per le imprese iscritte, il codice risultante dalla visura camerale e quello risultante presso l'Agenzia delle Entrate devono coincidere. Il controllo va fatto dopo ogni variazione e non una tantum: il disallineamento nasce quasi sempre da un aggiornamento eseguito su un solo canale.

Sapere che cosa comporta un codice non aggiornato. Un codice che non descrive più l'attività effettiva produce tre conseguenze concrete: un coefficiente forfettario diverso da quello corretto, un indice di affidabilità calcolato su un settore che non è il proprio, l'esclusione da misure agevolative che selezionano i beneficiari per settore. La catena completa degli effetti è descritta nella scheda sugli effetti fiscali e previdenziali del codice ATECO.

Esempi pratici

Esempio 1 — Sviluppatore con 45.000 € di compensi attesi, fra programmazione e assistenza

Un professionista scrive software su commessa per circa 35.000 € l'anno e fornisce assistenza sistemistica per i restanti 10.000 €. La prevalenza è netta: il codice primario è quello della produzione di software — 62.01.00 nella classificazione 2022, corrispondente a 62.10.00 «Attività di programmazione informatica» nella 2025 — e l'assistenza si dichiara come attività secondaria. Scegliere il codice dell'assistenza perché «suona più generico» significherebbe attribuire all'attività principale la classificazione di quella accessoria.

Esempio 2 — Trattoria con 180.000 € di ricavi che avvia il catering

Un esercizio classificato 56.10.11 «Ristorazione con somministrazione» (2025: 56.11.11) inizia a servire banchetti per eventi, che nel primo anno valgono 22.000 € su 180.000 €. La prevalenza non si è spostata: si aggiunge il catering come attività secondaria e il primario resta invariato. La sostituzione andrebbe valutata solo se il catering diventasse stabilmente la componente maggiore del fatturato, non al primo esercizio in cui compare.

Esempio 3 — Impresa edile il cui codice non riflette più l'attività svolta

Una società dichiara come primario 41.20.00 «Costruzione di edifici residenziali e non residenziali», ma da due esercizi realizza oltre il 70% dei ricavi con l'installazione di impianti elettrici (43.21.01). La prevalenza si è spostata in modo stabile: il codice primario va variato entro trenta giorni dal momento in cui l'elemento è mutato (art. 35, comma 3), aggiornando in parallelo la posizione al Registro delle imprese. L'omessa presentazione della dichiarazione di variazione è punita con sanzione da 500 € a 2.000 €, ridotta a un quinto del minimo se si regolarizza entro trenta giorni dall'invito dell'ufficio (art. 5, comma 6, del D.Lgs. 471/1997).

Errori comuni e come evitarli

  • Errore: dedurre il codice dall'oggetto sociale invece che dall'attività fatturata. Si evita descrivendo in una frase l'attività che genera i ricavi e risalendo da quella descrizione al codice, verificandone la denominazione nel catalogo dei codici.
  • Errore: sostituire il codice primario ogni volta che si avvia un'attività nuova. Si evita dichiarando l'attività aggiuntiva come secondaria e toccando il primario solo quando la prevalenza economica si è spostata in modo stabile.
  • Errore: scegliere il codice una volta e non riverificarlo più. Si evita confrontando ogni anno, in sede di chiusura, la ripartizione dei ricavi per attività con il codice primario dichiarato.
  • Errore: aggiornare il codice solo al Registro delle imprese o solo all'Agenzia delle Entrate. Si evita verificando dopo ogni variazione che visura camerale e posizione presso l'Agenzia riportino lo stesso codice.
  • Errore: accorpare sotto un unico codice attività con coefficienti forfettari diversi. Si evita dichiarando i codici secondari e tenendo distinti i ricavi per attività già in contabilità, come richiede l'ancoraggio del coefficiente al codice dell'attività esercitata.

Riferimenti normativi

  • DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35, comma 1 — dichiarazione di inizio attività entro trenta giorni su modelli approvati dall'Agenzia delle Entrate e attribuzione del numero di partita IVA.
  • DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35, comma 2 — elementi che devono risultare dalla dichiarazione, fra cui il tipo e l'oggetto dell'attività (lettera d).
  • DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35, comma 3 — dichiarazione di variazione entro trenta giorni in caso di modifica di uno degli elementi del comma 2.
  • DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35, comma 8 — assolvimento degli obblighi dichiarativi tramite l'ufficio del Registro delle imprese.
  • D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 5, comma 6 — sanzione da 500 € a 2.000 € per omessa o inesatta dichiarazione di inizio o variazione di attività.
  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, comma 64 — coefficiente di redditività del regime forfettario diversificato a seconda del codice ATECO dell'attività esercitata.

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Disclaimer

Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 2026-08-05.

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