Permute e dazioni in pagamento: la base imponibile IVA dal 2026
Dal 2026 l'imponibile di permute e dazioni in pagamento è il valore monetario stabilito dal contratto, che non può scendere sotto i costi dell'operazione
05/09/2026
10 min lettura
In sintesi
Nelle permute e nelle dazioni in pagamento la base imponibile IVA è il valore monetario dei beni e dei servizi che formano oggetto di ciascuna operazione, come determinato dal contratto; in ogni caso quel valore non può essere inferiore all'ammontare complessivo dei costi riferibili alle cessioni effettuate e alle prestazioni rese da ciascuna delle parti, determinato nel momento in cui si effettuano dette operazioni. Il criterio è quindi doppio: il numero lo fissa il contratto, e i costi fanno da pavimento. Lo stabilisce l'articolo 13, comma 2, lettera d), del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, nel testo sostituito dall'articolo 1, comma 1, del D.L. 27 marzo 2026, n. 38, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2026, n. 88. Non vale più il criterio dei soli costi introdotto dalla legge di bilancio 2026: i commi 138 e 139 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2025, n. 199 sono stati abrogati dall'articolo 1, comma 3, dello stesso decreto. La regola si applica alle operazioni effettuate in esecuzione di contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, e tre clausole di salvaguardia mettono al riparo chi nel frattempo ha già fatturato.
Quando l'operazione è davvero una permuta
Prima di scegliere il criterio bisogna qualificare il rapporto, perché la lettera d) del comma 2 non si applica a tutte le operazioni: rinvia all'articolo 11 del DPR 633/1972, che copre due fattispecie e solo quelle.
- Le operazioni permutative: cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi.
- Le dazioni in pagamento: cessioni o prestazioni effettuate per estinguere precedenti obbligazioni.
In entrambi i casi vale la regola strutturale dell'articolo 11: le due operazioni sono soggette all'imposta separatamente l'una dall'altra. Ciascuna parte emette la propria fattura, con la propria base imponibile e la propria aliquota; il fatto che finanziariamente non passi denaro non riduce il numero dei documenti da emettere.
La qualificazione non è un passaggio formale. Nella risposta a interpello n. 552 del 20 novembre 2020 l'Agenzia delle entrate ha ricordato che si configura un'operazione di permuta «se le reciproche operazioni sono effettuate ciascuna in controprestazione dell'altra e la seconda prestazione funge da corrispettivo della prima», e che in tal caso le operazioni «sono distintamente e autonomamente considerate sia ai fini dell'applicazione dell'imposta che della determinazione della base imponibile che dell'applicazione dell'aliquota». Nello stesso documento l'Agenzia ha però escluso la permuta in un rapporto in cui le parti avevano fissato in denaro sia il corrispettivo dell'opera sia il canone d'uso, regolando poi le rispettive posizioni per compensazione: quella compensazione, ha concluso, è una mera modalità di regolazione finanziaria dei rapporti commerciali, non una controprestazione in natura. Due fatture che si compensano non fanno una permuta; ciò che la fa è che il prezzo sia costituito dal bene o dal servizio dell'altra parte. Il perimetro completo delle due norme, con le somme escluse dall'imponibile, è nella scheda su permute, dazioni in pagamento ed esclusioni dalla base imponibile.
Resta fuori dalla tassazione separata un caso solo, e la riforma non lo tocca: la cessione al prestatore del servizio di residuati o sottoprodotti della lavorazione di materie fornite dal committente, quando il valore dei residuati o sottoprodotti ceduti non supera il 5 per cento del corrispettivo in denaro. Quel valore, dice l'articolo 11, si determina «a norma dell'art. 14», cioè secondo il valore normale. La soglia del 5 per cento continua quindi a misurarsi sul valore normale, anche adesso che la base imponibile dell'operazione, superata la soglia, si determina sul valore fissato dal contratto. Sono due grandezze diverse in due passaggi diversi: prima si stabilisce se l'operazione va tassata separatamente, poi la si quantifica.
Da non confondere, infine, con il regime del comma 3 dello stesso articolo 13, che per alcune operazioni fra società controllanti e controllate impone il valore normale quando una delle parti ha il diritto alla detrazione limitato a norma dell'articolo 19, comma 5. Quel regime non è stato modificato: chi cerca la disciplina dell'imponibile infragruppo deve guardare lì, non alla lettera d). La regola generale del corrispettivo resta quella del comma 1, di cui la scheda sulla base imponibile IVA dell'articolo 13 espone tutti i criteri particolari.
Il valore del contratto, e il pavimento sotto cui non si scende
Il testo vigente della lettera d) mette in fila due elementi. Il primo è il valore monetario dei beni e dei servizi che formano oggetto di ciascuna operazione, come determinato dal contratto: è il numero che le parti hanno scritto nell'accordo, non una stima di mercato e non una somma di costi. Il secondo è il limite inferiore: quel valore «non può essere inferiore all'ammontare complessivo dei costi riferibili alle cessioni effettuate e alle prestazioni rese da ciascuna delle parti, determinato nel momento in cui si effettuano dette operazioni».
Il pavimento si misura per parte e per operazione, non sull'affare nel suo complesso: la norma parla dei costi riferibili alle cessioni e alle prestazioni «da ciascuna delle parti», e ciascuna quantifica la propria fattura sui propri costi. E si misura al momento di effettuazione, non alla firma: i costi sostenuti dopo la stipulazione entrano nel conto se sono riferibili all'operazione ed esistono quando l'operazione si considera effettuata.
Rispetto ai due testi che si sono succeduti in meno di sei mesi cambia il punto di partenza, non solo la quantità.
| Voce | Testo fino al 31 dicembre 2025 | Testo dal 1° gennaio 2026 (comma 138, abrogato) | Testo vigente dal 23 maggio 2026 |
|---|---|---|---|
| Grandezza che determina l'imponibile | Valore normale dei beni e dei servizi che formano oggetto di ciascuna operazione | Valore dei beni e dei servizi determinato dall'ammontare complessivo di tutti i costi riferibili | Valore monetario dei beni e dei servizi come determinato dal contratto |
| Ruolo dei costi | Nessun ruolo diretto: rilevano solo in via sussidiaria per determinare il valore normale quando mancano operazioni analoghe (art. 14, comma 2) | Sono l'unica grandezza rilevante | Limite minimo: l'imponibile non può essere inferiore all'ammontare complessivo dei costi riferibili |
| Chi fissa il numero da esporre in fattura | Il mercato, in condizioni di libera concorrenza | La contabilità del soggetto passivo | Il contratto, salvo che i costi lo superino |
| Norma che introduce il criterio | Testo originario dell'art. 13, comma 2, lettera d), DPR 633/1972 | Art. 1, comma 138, legge 30 dicembre 2025, n. 199, abrogato dall'art. 1, comma 3, del D.L. 38/2026 | Art. 1, comma 1, D.L. 27 marzo 2026, n. 38, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2026, n. 88 |
Sul piano operativo la conseguenza è documentale, ed è doppia. Il valore da esporre in fattura si legge nel contratto, quindi il contratto va scritto in modo che quel valore ci sia: un accordo che descrive lo scambio senza attribuirgli un valore monetario lascia l'imponibile privo del suo primo termine. E il pavimento va comunque calcolato, anche quando non morde, perché è l'unico modo di sapere che non morde: serve una ricostruzione dei costi riferibili alla singola operazione, conservata insieme alla fattura.
I conti, quando il pavimento morde e quando no
Il caso più frequente è quello in cui il valore di contratto sta sopra i costi, e allora decide il contratto. Due società stipulano nel marzo 2026 un accordo di permuta: la prima realizza per la seconda una campagna di comunicazione, la seconda le fornisce servizi logistici. Il contratto attribuisce alla campagna un valore di 30.000,00 €; i costi riferibili alla sua realizzazione ammontano a 22.000,00 €. La base imponibile è di 30.000,00 € e l'IVA al 22 per cento è di 6.600,00 €: i 22.000,00 € non sono l'imponibile, sono soltanto la soglia sotto la quale non si sarebbe potuti scendere. Con il criterio dei soli costi, in vigore per pochi mesi, la stessa fattura sarebbe uscita con 22.000,00 € di imponibile.
Il pavimento morde quando il contratto attribuisce all'operazione un valore inferiore ai costi. Una società di sviluppo realizza un sito web e riceve in cambio una fornitura di attrezzature; il contratto valorizza il sito 8.000,00 €, ma i costi riferibili alla prestazione, al momento in cui si considera effettuata, ammontano a 11.500,00 €. La base imponibile non è quella scritta nel contratto.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Valore del servizio come determinato dal contratto | 8.000,00 € |
| Costi riferibili alla prestazione, al momento di effettuazione | 11.500,00 € |
| Base imponibile IVA: il valore di contratto elevato al pavimento dei costi | 11.500,00 € |
| IVA al 22 per cento sulla base imponibile | 2.530,00 € |
| Totale della fattura emessa dalla parte che ha reso il servizio | 14.030,00 € |
La fattura esce quindi con un imponibile di 11.500,00 € e un'IVA di 2.530,00 €, per un totale di 14.030,00 €, benché il contratto parli di 8.000,00 €. Il rilievo pratico è che il pavimento non è una facoltà dell'ufficio ma un elemento della base imponibile: opera in autoliquidazione, e va applicato anche quando penalizza chi emette la fattura. L'altra parte, dal canto suo, ripete lo stesso ragionamento sui propri costi e può arrivare a un imponibile diverso: le due fatture di una permuta non devono pareggiare.
C'è infine il caso simmetrico, quello in cui il valore di contratto è alto e i costi sono ormai bassi. Un'impresa estingue un debito di fornitura di 18.000,00 € consegnando al creditore un lotto di prodotti finiti a magazzino, il cui costo residuo è di 4.000,00 €. L'atto di dazione fissa il valore della consegna in 18.000,00 €, pari all'obbligazione estinta: quella è la base imponibile, e l'IVA al 22 per cento è di 3.960,00 €. Il pavimento dei costi qui non produce alcun effetto, perché sta molto più in basso. Il criterio dei soli costi, invece, avrebbe portato l'imponibile a 4.000,00 €, cioè a meno di un quarto del debito estinto.
Chi ha già fatturato nel 2026: decorrenza e salvaguardie
La decorrenza sta nell'articolo 1, comma 2, del D.L. 38/2026 ed è ancorata al contratto, non alla singola operazione: la nuova lettera d) si applica alle operazioni effettuate in esecuzione di contratti stipulati o rinnovati a decorrere dal 1° gennaio 2026. Un accordo del 2024 rinnovato nel 2026 rientra dal rinnovo in poi, e la scelta di rinnovare ha quindi un effetto fiscale che conviene valutare prima della firma.
La data è la stessa che la legge di bilancio aveva fissato per il criterio dei costi, ma nel mezzo la regola è cambiata due volte. Il decreto chiude la finestra con tre clausole:
- sono fatti salvi i comportamenti adottati in conformità all'articolo 1, comma 138, della legge 199/2025, dal 1° gennaio 2026 alla data di entrata in vigore della legge di conversione: chi in quei mesi ha quantificato le permute sui soli costi non deve rifare nulla;
- per le operazioni effettuate in esecuzione di contratti stipulati prima del 1° gennaio 2026 sono fatti salvi i comportamenti adottati in conformità alla disciplina vigente al 31 dicembre 2025 — cioè il valore normale — fino alla stessa data;
- non si fa luogo, in ogni caso, a rimborsi d'imposta o a variazioni rispetto all'imposta precedentemente liquidata: la finestra si chiude in entrambe le direzioni, e non c'è nulla da recuperare né da restituire.
La data che chiude le prime due clausole è il 23 maggio 2026, giorno di entrata in vigore della legge 22 maggio 2026, n. 88, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio 2026. Per le operazioni effettuate dopo quel giorno in esecuzione di contratti anteriori al 2026 il decreto non detta una regola espressa: si limita a fare salvi i comportamenti tenuti fino a lì. Da quella data, però, la lettera d) del comma 2 dell'articolo 13 ha un solo testo in vigore, e nessuna disposizione tiene più in piedi i due criteri precedenti: la salvaguardia protegge il passato, non fa sopravvivere un secondo criterio per i contratti vecchi.
Per chi ha permute o dazioni in corso l'adempimento preliminare è quindi un censimento in due colonne: la data di stipulazione o di rinnovo di ogni contratto, e il criterio effettivamente applicato alle fatture già emesse nel 2026. La prima colonna dice quale regola si applica; la seconda dice se c'è qualcosa da rivedere per le operazioni successive al 23 maggio 2026, perché per quelle precedenti le clausole di salvaguardia dicono di no.
Riferimenti normativi
- DPR 26 ottobre 1972, n. 633, articolo 13, comma 2, lettera d) — base imponibile delle operazioni dell'articolo 11: valore monetario dei beni e dei servizi come determinato dal contratto, in ogni caso non inferiore all'ammontare complessivo dei costi riferibili, determinato nel momento di effettuazione. Comma 1 — regola generale dell'ammontare complessivo dei corrispettivi. Comma 3, lettere a), b) e c) — valore normale nelle operazioni fra società controllanti e controllate con detrazione limitata: regime non toccato dalla riforma.
- D.L. 27 marzo 2026, n. 38, articolo 1, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2026, n. 88 — comma 1: sostituisce la lettera d) del comma 2 dell'articolo 13 del DPR 633/1972; comma 2: applicazione ai contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, salvaguardia dei comportamenti adottati in conformità al comma 138 della legge 199/2025 e alla disciplina vigente al 31 dicembre 2025, divieto di rimborsi e di variazioni dell'imposta già liquidata; comma 3: abrogazione dei commi 138 e 139 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2025, n. 199; comma 4: identica formulazione nell'articolo 27, comma 2, lettera d), del testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposta sul valore aggiunto di cui al decreto legislativo 19 gennaio 2026, n. 10, che rinvia all'articolo 30 dello stesso testo unico.
- DPR 633/1972, articolo 11 — operazioni permutative e dazioni in pagamento: tassazione separata, ed eccezione dei residuati o sottoprodotti di lavorazione entro il 5 per cento del corrispettivo in denaro, misurato a norma dell'articolo 14.
- DPR 633/1972, articolo 14, commi 1 e 2 — determinazione del valore normale: importo che il cessionario dovrebbe pagare in condizioni di libera concorrenza a un cedente indipendente, con i criteri sussidiari del prezzo di acquisto o di costo quando mancano operazioni analoghe.
- DPR 633/1972, articolo 19, comma 5 — limitazione del diritto alla detrazione, presupposto del regime del comma 3 dell'articolo 13; la meccanica è nella scheda sulla detrazione IVA sugli acquisti.
- Agenzia delle entrate, risposta a interpello n. 552 del 20 novembre 2020 — qualificazione dell'operazione permutativa ai fini IVA e distinzione rispetto alla compensazione finanziaria di crediti e debiti reciproci.
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 5 settembre 2026.
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