Partita doppia: che cosa va in dare e che cosa in avere
La regola che decide il segno di ogni conto, una fattura d'acquisto scomposta riga per riga e la quadratura che nessun gestionale lascia saltare
16/09/2026
16/09/2026
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In sintesi
La partita doppia rileva ogni operazione due volte, in due conti diversi e in due sezioni opposte, così che la somma degli importi scritti in dare eguagli sempre la somma degli importi scritti in avere. È il metodo con cui si tengono le scritture cronologiche e sistematiche dell'impresa commerciale, e il suo unico vincolo tecnico è quello: nessuna scrittura può chiudersi sbilanciata.
Il codice civile il metodo non lo nomina, ma lo presuppone. Chiede il libro giornale con le operazioni indicate giorno per giorno (art. 2216), il libro degli inventari che si chiude con il bilancio e il conto dei profitti e delle perdite (art. 2217, comma 2), e una tenuta secondo le norme di un'ordinata contabilità (art. 2219): sono requisiti che soltanto una duplice rilevazione soddisfa. Sul versante tributario l'art. 14, comma 1, del DPR 29 settembre 1973 n. 600 aggiunge le scritture ausiliarie in cui gli elementi patrimoniali e reddituali vanno raggruppati per categorie omogenee.
Restano fuori i piccoli imprenditori, ai quali l'art. 2214, comma 3, non applica le disposizioni sulle scritture, e le imprese minori che adottano la contabilità semplificata dell'art. 18 del DPR 600/1973, descritta nella scheda sulla contabilità semplificata. Questa scheda spiega la regola e la mostra all'opera su una registrazione reale; la quadratura periodica dei conti e la chiusura dell'esercizio stanno nella scheda sul bilancio di verifica.
Il segno lo decide la natura del conto, non l'operazione
Dare e avere sono due posizioni, la sinistra e la destra di ogni conto, e non hanno un significato proprio di aumento o di diminuzione. Il significato glielo dà la natura del conto in cui la cifra viene scritta: lo stesso importo scritto in dare aumenta la banca e riduce un debito.
| Voce | Che cosa accoglie | Aumenta in | Diminuisce in |
|---|---|---|---|
| Conti dell'attivo: cassa, banca, crediti verso clienti, impianti | Ciò che l'impresa possiede o vanta verso terzi | Dare | Avere |
| Conti del passivo: debiti verso fornitori, mutui, fondi | Ciò che l'impresa deve a terzi | Avere | Dare |
| Conti di costo: acquisti, servizi, salari, ammortamenti | Le risorse consumate nell'esercizio | Dare | Avere |
| Conti di ricavo: vendite, prestazioni, proventi | Il valore prodotto e ceduto nell'esercizio | Avere | Dare |
La regola si riassume in una frase sola: ciò che l'impresa possiede e ciò che consuma cresce in dare, ciò che l'impresa deve e ciò che produce cresce in avere. Da qui discende il segno del saldo, cioè la differenza fra il totale della sezione dare e quello della sezione avere di un conto. Un conto di costo chiude in dare, un conto di ricavo in avere, un conto acceso alla banca in dare quando il conto corrente è attivo e in avere quando è scoperto.
I saldi non restano nei conti. Alla fine dell'esercizio i conti di costo e di ricavo confluiscono nel conto economico, che l'art. 2425 del codice civile costruisce in forma scalare e con una classificazione dei costi per natura (OIC 12, § 40): è la ragione per cui un conto va intitolato alla natura della spesa, «Materie prime c/acquisti» o «Energia elettrica», e non al suo scopo. I conti di attività, passività e patrimonio netto confluiscono invece nello stato patrimoniale dell'art. 2424. Le due destinazioni sono descritte nelle schede sul conto economico e sullo stato patrimoniale.
Una fattura d'acquisto, tre conti
Un'impresa riceve una fattura per l'acquisto di merce: imponibile 1.000,00 €, IVA al 22% pari a 220,00 €, totale a pagare 1.220,00 €. L'operazione tocca tre conti di natura diversa e produce una sola scrittura.
| Conto | Natura del conto | Dare | Avere |
|---|---|---|---|
| Merci c/acquisti | Costo d'esercizio | 1.000,00 € | 0,00 € |
| IVA a credito | Credito verso l'erario | 220,00 € | 0,00 € |
| Debiti verso fornitori | Debito | 0,00 € | 1.220,00 € |
| Totale della scrittura | 1.220,00 € | 1.220,00 € |
Il costo entra in dare perché è una risorsa consumata; l'IVA entra in dare perché è un credito verso l'erario, che si porta in detrazione annotando la fattura sul registro degli acquisti (art. 25, comma 1, del DPR 26 ottobre 1972 n. 633); il debito verso il fornitore entra in avere perché è una passività che aumenta. I due conti addebitati valgono insieme 1.220,00 €, quanto l'unico conto accreditato: la scrittura quadra.
Il pagamento è un fatto successivo e una scrittura a sé. Quando la fattura viene saldata con bonifico, il debito verso il fornitore si riduce e si scrive in dare per 1.220,00 €, mentre il conto acceso alla banca si riduce e si scrive in avere per lo stesso importo. Chi confonde i due momenti registra due volte il costo: è l'errore che il confronto fra il partitario fornitori e l'estratto conto intercetta per primo.
Nei gestionali la quadratura è imposta dal programma, che non consente di confermare una scrittura sbilanciata. Questo elimina l'errore aritmetico e lascia intatti gli altri due, l'imputazione al conto sbagliato e l'operazione mai registrata, che la quadratura da sola non vede. Quali libri debba produrre quella registrazione, con quale bollo e per quanto tempo si conservino, è materia della scheda sulle scritture contabili obbligatorie.
Quando il debito si muove: una nota di credito e un pagamento parziale
La stessa fattura produce scritture anche dopo la registrazione iniziale, e ognuna ripete la regola con i conti che si scambiano di posto. Due movimenti ricorrono più degli altri: la nota di credito del fornitore e il pagamento che non copre l'intero documento.
Il fornitore riconosce il reso di una parte della merce ed emette una nota di credito di 244,00 €, imponibile 200,00 € e imposta 44,00 €. Per chi la riceve la scrittura è quella d'acquisto rovesciata: il debito verso il fornitore si riduce e va in dare per 244,00 €; il conto di costo si riduce e va in avere per 200,00 €; l'IVA a credito, che in quella misura non spetta più, va in avere per 44,00 €. Le due sezioni valgono ancora lo stesso importo, perché a cambiare è stato il verso dei conti, non il metodo. L'art. 26, comma 2, del DPR 26 ottobre 1972 n. 633 riconosce al cedente il diritto di portare in detrazione l'imposta corrispondente alla variazione quando l'operazione viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l'ammontare imponibile, in conseguenza di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o dell'applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente; il comma 5 impone allora a chi ha già registrato l'acquisto di annotare la variazione nei limiti della detrazione operata, così che il credito verso l'erario torni alla misura effettiva.
Il pagamento parziale non tocca né il costo né l'imposta, perché riguarda soltanto i due conti finanziari. Un bonifico di 600,00 € sul debito residuo di 976,00 € si scrive in dare sul conto del fornitore e in avere sul conto acceso alla banca: il debito scende a 376,00 € e resta aperto per quell'importo fino al saldo.
| Movimento | Sezione sul conto del fornitore | Effetto sul debito |
|---|---|---|
| Fattura di acquisto registrata | Avere | 1.220,00 € |
| Nota di credito per il reso di merce | Dare | -244,00 € |
| Bonifico a saldo parziale | Dare | -600,00 € |
| Debito residuo verso il fornitore | 376,00 € |
Qui si vede perché il saldo di un conto non racconta nulla da solo. La voce «Debiti verso fornitori» dello stato patrimoniale riassume decine di posizioni sommate fra loro; quella della singola impresa fornitrice si legge nel partitario, dove le tre righe (fattura, nota di credito, bonifico) restano visibili una per una, nell'ordine in cui sono state registrate. È il motivo per cui un conto acceso a un fornitore può chiudere in dare: se la nota di credito arriva dopo il pagamento dell'intera fattura, il saldo diventa un credito da recuperare sull'acquisto successivo, e la natura del conto non basta più a prevederne il segno.
Le domande di chi ci arriva
Dare vuol dire aumento e avere diminuzione?
No: dare e avere indicano la sezione del conto, sinistra e destra. Un importo in dare aumenta un'attività o un costo e riduce una passività o un ricavo. Il criterio sta nella natura del conto, riassunta nella tabella di questa scheda.
Come si registra in partita doppia una fattura di acquisto con IVA?
Con una sola scrittura su tre conti: il costo dell'acquisto e l'IVA a credito in dare, il debito verso il fornitore in avere per l'importo complessivo del documento. Su una fattura da 1.220,00 € con imponibile di 1.000,00 €, i due conti in dare valgono insieme quanto l'unico conto in avere.
Sono un piccolo imprenditore, devo comunque tenere i libri e le scritture contabili?
L'art. 2214, comma 3, del codice civile esclude i piccoli imprenditori dalle disposizioni sulle scritture contabili obbligatorie. Gli obblighi tributari seguono una strada propria: le imprese minori possono adottare la contabilità semplificata dell'art. 18 del DPR 600/1973, che si tiene sui registri IVA integrati.
Se una scrittura non quadra, dove si cerca l'errore?
Nella differenza fra i due totali. Se è divisibile per nove, di norma si tratta di due cifre invertite; se coincide con un importo presente nella scrittura, quell'importo è stato scritto una volta sola o due volte dalla stessa parte. La quadratura non intercetta invece l'imputazione al conto sbagliato.
Riferimenti normativi
- Codice civile, art. 2214, commi 1 e 3 — libri obbligatori per l'imprenditore commerciale; esclusione dei piccoli imprenditori
- Codice civile, art. 2216, comma 1 — le operazioni indicate giorno per giorno nel libro giornale
- Codice civile, art. 2217, comma 2 — l'inventario si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite
- Codice civile, art. 2219, comma 1 — tenuta secondo le norme di un'ordinata contabilità
- Codice civile, art. 2424, comma 1 — contenuto dello stato patrimoniale, destinazione dei saldi patrimoniali
- Codice civile, art. 2425, comma 1 — contenuto del conto economico, destinazione dei saldi di costo e di ricavo
- DPR 29 settembre 1973 n. 600, art. 14, comma 1 — libro giornale, registri IVA e scritture ausiliarie per categorie omogenee
- DPR 29 settembre 1973 n. 600, art. 22, comma 1 — registrazioni cronologiche eseguite non oltre sessanta giorni
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 25, comma 1 — annotazione delle fatture di acquisto sul registro degli acquisti
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 26, comma 2 — variazione in diminuzione quando l'operazione viene meno in tutto o in parte o se ne riduce l'ammontare imponibile
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 26, comma 5 — obbligo del cessionario di registrare la variazione nei limiti della detrazione operata
- OIC 12 «Composizione e schemi del bilancio d'esercizio», § 40 — conto economico in forma scalare con classificazione dei costi per natura
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
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