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ContabilitàUltimo aggiornamento: 30/07/2026

Piano dei conti: struttura, mastri e conti per una PMI

Gruppi, mastri, conti e sottoconti raccordati alle voci degli artt. 2424 e 2425: come impostarlo, quanto dettaglio serve e come mantenerlo.

Ultimo aggiornamento

30/07/2026

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In sintesi

Il piano dei conti è l'elenco ordinato e codificato dei conti su cui l'impresa rileva i propri fatti di gestione: la mappa che collega ogni registrazione a una voce di bilancio. Nessuna norma lo impone con questo nome, ma il suo contenuto è vincolato da due lati. Il fisco chiede scritture ausiliarie in cui gli elementi patrimoniali e reddituali siano raggruppati in categorie omogenee, in modo da desumerne chiaramente e distintamente i componenti positivi e negativi che concorrono al reddito (art. 14, primo comma, lettera c), DPR 600/1973). Il codice civile impone che nello stato patrimoniale e nel conto economico le voci degli artt. 2424 e 2425 siano iscritte separatamente e nell'ordine indicato (art. 2423-ter). Un piano dei conti corretto è quello da cui il bilancio si ottiene per aggregazione, senza riclassificazioni manuali.

Quando si applica

  • Imprese in contabilità ordinaria — devono tenere le scritture ausiliarie con elementi patrimoniali e reddituali per categorie omogenee (art. 14, primo comma, lettera c), DPR 600/1973): i conti di mastro sono esattamente quelle scritture.
  • Società di capitali che redigono il bilancio d'esercizio — bilancio costituito da stato patrimoniale, conto economico, rendiconto finanziario e nota integrativa (art. 2423 c.c.), con gli schemi obbligatori degli artt. 2424 e 2425.
  • Apertura di una nuova contabilità o migrazione da un altro gestionale — il piano dei conti è il primo dato da impostare, perché ogni registrazione successiva vi si appoggia; una codifica sbagliata all'origine si paga a fine esercizio.
  • Imprese in contabilità semplificata — non obbligate alla partita doppia entro i limiti dell'art. 18, primo comma, DPR 600/1973, ma un piano dei conti coerente resta indispensabile per la determinazione del reddito e per il passaggio all'ordinaria.
  • Adattamento all'attività esercitata — le voci precedute da numeri arabi possono essere ulteriormente suddivise e devono essere adattate quando lo esige la natura dell'attività; vanno aggiunte altre voci se il contenuto non rientra in nessuna di quelle previste (art. 2423-ter, commi secondo, terzo e quarto, c.c.).

Come si applica nella pratica

1. La struttura a livelli

L'impianto diffuso nella prassi italiana è a tre o quattro livelli: gruppo (attivo, passivo, patrimonio netto, costi, ricavi), mastro (per esempio Immobilizzazioni materiali, Crediti verso clienti, Costi per servizi), conto (Impianti e macchinario, Crediti verso clienti Italia, Energia elettrica) ed eventuale sottoconto analitico. La codifica numerica riflette la gerarchia, così che la somma dei conti di un mastro dia direttamente il saldo del mastro e la somma dei mastri di un gruppo dia la voce di bilancio.

2. L'ancoraggio alle voci di bilancio

Ogni conto deve avere una destinazione univoca in una voce dello stato patrimoniale (art. 2424 c.c.) o del conto economico (art. 2425 c.c.). Sono le lettere e i numeri arabi degli schemi a dettare il livello minimo di analiticità: se un conto raccoglie importi destinati a voci diverse, va spezzato. Il criterio pratico è: un conto, una voce. È così che si evita il lavoro di riclassificazione a fine esercizio e si rende immediato il confronto con l'esercizio precedente richiesto dall'art. 2423-ter, quinto comma.

3. Il livello di dettaglio giusto

L'art. 2423-ter, secondo comma, c.c. consente il raggruppamento di voci solo quando l'importo è irrilevante ai fini della rappresentazione veritiera e corretta o quando favorisce la chiarezza del bilancio, con indicazione distinta in nota integrativa. In un piano dei conti di PMI questo si traduce in due regole opposte e complementari: non aprire un conto per ogni fornitore o per ogni singola spesa, e non comprimere in un conto unico costi che il conto economico vuole distinti (per esempio servizi e godimento di beni di terzi, voci B.7 e B.8). L'OIC 12, «Composizione e schemi del bilancio», è il riferimento tecnico per la corretta attribuzione delle voci.

4. Conti d'ordine, transitori e di raccordo

Servono conti dedicati a IVA a credito e a debito, erario per ritenute, banche transitorie per la riconciliazione, fondi ammortamento distinti per categoria (utili anche per alimentare il registro dei beni ammortizzabili dell'art. 16 del DPR 600/1973), ratei e risconti. Vanno tenuti a zero o giustificati: un conto transitorio con saldo residuo a fine esercizio segnala una registrazione incompleta.

5. Manutenzione nel tempo

Un piano dei conti si estende, non si riscrive: cambiare la codifica di un conto già movimentato rende incomparabili gli esercizi. Le regole di igiene sono tre — non riutilizzare mai un codice dismesso, disattivare invece di cancellare, documentare in una legenda la corrispondenza tra conto e voce di bilancio. Un buon gestionale parte da un piano dei conti già raccordato agli schemi civilistici e consente di aggiungere conti senza toccare la struttura esistente.

Esempi pratici

Esempio 1 — Aprire un conto nuovo con la destinazione giusta

Un'impresa comincia a sostenere costi di manutenzione su macchinari di terzi presi in leasing operativo per 4.500,00 € l'anno e vuole distinguerli dalle manutenzioni sui beni propri.

  • Non serve un gruppo nuovo: serve un conto sotto il mastro dei costi per servizi, con destinazione alla voce B.7 del conto economico (art. 2425 c.c.).
  • I canoni di leasing, invece, appartengono alla voce B.8 "per godimento di beni di terzi": conto separato, mastro separato.
  • Sbagliare la destinazione porta a un conto economico in cui B.7 e B.8 non riflettono la sostanza dell'operazione.

Esempio 2 — Un conto che raccoglie voci diverse va spezzato

Un conto unico "Crediti diversi" presenta a fine esercizio un saldo di 32.000,00 €, composto da 18.000,00 € di crediti verso clienti esteri, 9.500,00 € di crediti verso l'Erario per IVA e 4.500,00 € di anticipi a fornitori.

  • Le tre componenti hanno destinazioni diverse nello stato patrimoniale: crediti verso clienti (C.II.1), crediti tributari (C.II.5-bis) e acconti nell'attivo circolante.
  • Il conto va spezzato in tre, in modo che le voci siano iscritte separatamente e nell'ordine indicato (art. 2423-ter, primo comma, c.c.).
  • Il vincolo non è formale: l'art. 14, primo comma, lettera c), DPR 600/1973 chiede categorie omogenee proprio per consentire di desumere chiaramente e distintamente i componenti del reddito.

Esempio 3 — Fondi ammortamento e raccordo con il registro dei beni ammortizzabili

Un'impresa ha immobilizzazioni materiali per 150.000,00 €, di cui 90.000,00 € di impianti e 60.000,00 € di attrezzature, con quote annuali rispettivamente di 9.000,00 € e 9.000,00 €.

  • Servono conti di costo e fondi distinti per categoria: Ammortamento impianti e Fondo ammortamento impianti, Ammortamento attrezzature e Fondo ammortamento attrezzature.
  • Le voci di destinazione sono B.10.b del conto economico e B.II dello stato patrimoniale, con i fondi a rettifica del valore lordo.
  • Il vantaggio operativo: i saldi per categoria alimentano direttamente le indicazioni richieste nel registro dei beni ammortizzabili (art. 16 DPR 600/1973), che ammette il raggruppamento per categorie omogenee per anno di acquisizione e coefficiente.

Errori comuni e come evitarli

  • Conti "calderone" del tipo Costi diversi o Crediti vari — violano il requisito delle categorie omogenee dell'art. 14, primo comma, lettera c), DPR 600/1973 e costringono a riclassificare a mano a fine esercizio. Ogni conto deve avere una sola destinazione di bilancio.
  • Aprire un conto per ogni cliente o fornitore nel piano dei conti generale — l'anagrafica delle controparti sta nel sottosistema clienti-fornitori, non nel piano dei conti; gonfiare il piano rende illeggibile il mastro e non aggiunge informazione al bilancio.
  • Non prevedere conti distinti per IVA a credito, IVA a debito ed Erario per ritenute — la compensazione impropria in un conto unico rende impossibile la quadratura con le liquidazioni periodiche e con i versamenti.
  • Riutilizzare o rinumerare codici di conti già movimentati — l'art. 2423-ter, quinto comma, c.c. impone di indicare per ogni voce l'importo dell'esercizio precedente: una codifica cambiata a metà strada rende le voci non comparabili e obbliga a segnalare e commentare l'adattamento in nota integrativa.
  • Confondere il conto con la voce di bilancio — la voce è la classificazione imposta dagli artt. 2424 e 2425 c.c., il conto è lo strumento di rilevazione. Più conti possono confluire in una voce; un conto non deve confluire in più voci.
  • Lasciare conti transitori con saldo a fine esercizio — un conto ponte o una banca transitoria con saldo residuo indica una registrazione incompleta, non un valore patrimoniale: va chiuso prima delle scritture di chiusura dell'art. 2217 c.c.

Riferimenti normativi

  • art. 14, primo comma, lettera c), DPR 29 settembre 1973 n. 600 — scritture ausiliarie con elementi patrimoniali e reddituali raggruppati in categorie omogenee
  • art. 16 DPR 29 settembre 1973 n. 600 — registro dei beni ammortizzabili e raggruppamento per categorie omogenee
  • art. 18, primo comma, DPR 29 settembre 1973 n. 600 — contabilità semplificata per le imprese minori
  • art. 2214 e art. 2216 Codice Civile — libri obbligatori e contenuto del libro giornale
  • art. 2217 Codice Civile — chiusura dell'inventario con il bilancio
  • art. 2423 Codice Civile — composizione del bilancio d'esercizio
  • art. 2423-ter Codice Civile — struttura degli schemi, iscrizione separata delle voci, suddivisione, raggruppamento e comparazione con l'esercizio precedente
  • art. 2424 Codice Civile — contenuto dello stato patrimoniale
  • art. 2425 Codice Civile — contenuto del conto economico
  • OIC 12, Composizione e schemi del bilancio — riferimento tecnico per l'attribuzione delle voci

Risorse correlate

Disclaimer

Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 2026-07-30.

Disclaimer. Informazione di supporto, NON sostituisce parere professionista qualificato. Aggiornata al 30/07/2026.