Piano dei conti: quanti conti servono e come si ordinano
Mastri, conti e sottoconti costruiti sulle voci degli articoli 2424 e 2425, e il criterio per decidere quando serve un conto nuovo e quando basta un sottoconto
16/09/2026
16/09/2026
7 min lettura
In sintesi
Il piano dei conti è l'elenco ordinato dei conti che un'impresa apre per registrare i propri fatti di gestione, con il codice che identifica ciascuno e il livello a cui appartiene. Nessuna norma ne impone la struttura, la codifica o il numero di voci: è uno strumento organizzativo, e due imprese dello stesso settore possono averne due diversi senza che nessuna delle due sia in errore.
Il vincolo sta a valle. I saldi dei conti devono poter confluire nelle voci dello stato patrimoniale e del conto economico, che gli articoli 2424 e 2425 del codice civile elencano per intero e che l'art. 2423-ter, comma 1, impone di iscrivere separatamente e nell'ordine indicato. Sul versante tributario l'art. 14, comma 1, lettera c), del DPR 29 settembre 1973 n. 600 chiede scritture ausiliarie in cui gli elementi patrimoniali e reddituali siano raggruppati in categorie omogenee, così da desumerne con chiarezza i componenti positivi e negativi del reddito.
Piano dei conti e schema di bilancio sono due cose diverse, e la confusione fra loro è all'origine di quasi tutti i piani mal costruiti. Il piano dei conti è la struttura interna, di dettaglio libero, che l'impresa usa tutto l'anno; lo schema di bilancio è la rappresentazione pubblica, con voci fisse e ordine imposto, descritta nella scheda sul principio contabile OIC 12. Il primo alimenta il secondo, e il rapporto fra i due è l'unico criterio che rende «giusto» un piano dei conti.
Tre livelli, e un codice che li tiene insieme
L'impianto diffuso nelle PMI italiane è a tre livelli, con un codice numerico a segmenti che li tiene legati: il primo segmento indica il mastro, il secondo il conto, il terzo il sottoconto. Il codice 60.10.02 si legge quindi dall'alto verso il basso, da una classe di valori fino al singolo dettaglio operativo.
| Voce | Mastro | Conto | Sottoconto |
|---|---|---|---|
| Che cosa raggruppa | Una classe omogenea di valori: costi della produzione, crediti, debiti | Una voce riconoscibile nello schema di bilancio | Il dettaglio che serve a chi registra |
| Esempio | 60 Costi della produzione | 60.10 Materie prime, sussidiarie, di consumo e merci | 60.10.02 Acquisti di imballaggi |
| Dove arriva in bilancio | Classe B del conto economico | Voce B.6 | Non compare: confluisce nella voce B.6 |
| Chi lo decide | L'impresa, con il vincolo della riconducibilità alle voci degli articoli 2424 e 2425 | Lo schema di legge, che ne fissa denominazione e ordine (art. 2423-ter, comma 1) | L'impresa, secondo il dettaglio che le serve tutto l'anno |
La codifica numerica non è un vezzo: è ciò che permette di ottenere un bilancio di verifica per mastro senza ricostruire nulla a mano, di filtrare i movimenti di un intero gruppo e di riclassificare in automatico i saldi quando lo schema di bilancio cambia. Per questo i conti si numerano lasciando spazi vuoti fra un codice e l'altro, e i codici già usati non si riciclano per contenuti diversi.
Accanto ai conti di bilancio, alcuni raggruppamenti nascono da un obbligo preciso. Il registro dei beni ammortizzabili dell'art. 16 del DPR 600/1973 ammette, per i beni diversi dagli immobili e da quelli iscritti in pubblici registri, indicazioni riferite a categorie omogenee per anno di acquisizione e coefficiente di ammortamento: il piano dei conti che tiene separati i cespiti per categoria produce quel dato da sé, quello che li accorpa in un unico conto costringe a rifare il lavoro a fine anno.
Dal sottoconto alla voce di bilancio
Il legame fra un sottoconto e la voce di bilancio è il vero contenuto del piano dei conti. Il mastro dei costi per materie prime di una piccola impresa manifatturiera raccoglie quattro sottoconti, compreso quello dei resi, e il loro saldo netto è esattamente ciò che il conto economico espone alla voce B.6.
| Sottoconto | Codice | Saldo dell'esercizio |
|---|---|---|
| Acquisti di materie prime | 60.10.01 | 182.400,00 € |
| Acquisti di imballaggi | 60.10.02 | 24.150,00 € |
| Acquisti di materiale di consumo | 60.10.03 | 9.860,00 € |
| Resi e abbuoni su acquisti | 60.10.90 | -3.210,00 € |
| Voce B.6 del conto economico | 213.200,00 € |
I quattro sottoconti valgono rispettivamente 182.400,00 €, 24.150,00 €, 9.860,00 € e -3.210,00 €, per un saldo di 213.200,00 €: l'impresa conosce il dettaglio degli imballaggi tutto l'anno, il bilancio espone un numero solo. È il meccanismo che l'art. 2423-ter, comma 2, consente in via generale, permettendo di suddividere ulteriormente le voci precedute da numeri arabi senza eliminare la voce complessiva e l'importo corrispondente. OIC 12, § 14, richiama la stessa disposizione e precisa che la suddivisione vale anche per le sotto-voci precedute da lettere minuscole, mentre le classi in lettere maiuscole e le sottoclassi in numeri romani non possono essere raggruppate.
Un piano dei conti minimo per una PMI in contabilità ordinaria sta in poche decine di conti, e ognuno porta scritta accanto la propria destinazione.
| Mastro | Conto | Voce di bilancio |
|---|---|---|
| 10 Immobilizzazioni | 10.20 Impianti e macchinario | Stato patrimoniale, B.II.2 |
| 10 Immobilizzazioni | 10.29 Fondo ammortamento impianti e macchinario | A rettifica della voce B.II.2 |
| 20 Crediti | 20.10 Crediti verso clienti | Stato patrimoniale, C.II.1 |
| 25 Disponibilità liquide | 25.10 Banca conto corrente | Stato patrimoniale, C.IV.1 |
| 25 Disponibilità liquide | 25.30 Cassa | Stato patrimoniale, C.IV.3 |
| 40 Debiti | 40.10 Debiti verso fornitori | Stato patrimoniale, D.7 |
| 40 Debiti | 40.40 IVA a debito | Stato patrimoniale, D.12 |
| 50 Ricavi | 50.10 Merci conto vendite | Conto economico, A.1 |
| 60 Costi della produzione | 60.10 Materie prime, sussidiarie, di consumo e merci | Conto economico, B.6 |
| 60 Costi della produzione | 60.40 Salari e stipendi | Conto economico, B.9, lettera a) |
La colonna di destra è la parte che invecchia: quando cambia lo schema, o quando l'impresa passa dal bilancio ordinario a quello abbreviato, si aggiorna il raccordo e non la codifica dei conti.
Quando aprire un conto nuovo
Un conto nuovo si giustifica quando il contenuto non rientra in nessuna delle voci previste. Il caso è già disciplinato: l'art. 2423-ter, comma 3, impone di aggiungere altre voci quando il loro contenuto non è compreso in alcuna di quelle degli articoli 2424 e 2425, e OIC 12, § 15, precisa che l'obbligo non riguarda soltanto le voci precedute da numeri arabi, potendo interessare anche le sottoclassi in numeri romani e le classi in lettere maiuscole. Tenuto conto dell'analiticità degli schemi, il principio aggiunge che la necessità di aggiungere voci si presenta di rado.
Fuori da quel caso, la domanda giusta non è se il conto «manca» ma se il suo saldo servirà a qualcuno. Un sottoconto nuovo si apre quando un dato ricorrente serve per una decisione o per un adempimento: le spese di rappresentanza separate dagli altri costi per servizi, perché hanno un limite di deducibilità proprio; il carburante separato dalla manutenzione, perché la deducibilità dell'auto segue regole diverse. Un conto che nessuno legge mai è un conto che allunga il bilancio di verifica e basta.
Quando un valore potrebbe stare sotto più voci, la scelta è dichiarata dal principio: l'iscrizione è effettuata nella voce che il redattore ritiene più rilevante rispetto alle esigenze conoscitive degli utilizzatori del bilancio, salvi i casi in cui un principio contabile preveda un trattamento specifico (OIC 12, § 30). La decisione va presa una volta e mantenuta, perché il comparativo dell'esercizio precedente deve restare leggibile.
Sulla manutenzione vale una sola regola pratica: un conto che ha avuto movimenti non si cancella e non si rinomina con un contenuto diverso. Si disattiva, lasciando intatta la storia dei movimenti già registrati e il legame con il bilancio degli esercizi passati.
Le domande di chi ci arriva
Il piano dei conti è imposto da una norma?
No. Il codice civile fissa le voci del bilancio (artt. 2424 e 2425) e il loro ordine (art. 2423-ter, comma 1), non la struttura dei conti interni. Il DPR 600/1973 chiede all'art. 14, comma 1, lettera c), che gli elementi patrimoniali e reddituali siano raggruppati in categorie omogenee: è un vincolo di risultato, non un modello da copiare.
Che differenza c'è fra mastro, conto e sottoconto?
Il mastro raggruppa una classe omogenea di valori, il conto corrisponde a una voce riconoscibile nello schema di bilancio, il sottoconto è il dettaglio che serve a chi registra e che in bilancio non compare. Un codice a segmenti, per esempio 60.10.02, tiene insieme i tre livelli.
Posso aggiungere una voce che lo schema di bilancio non prevede?
Sì, e in un caso è obbligatorio: l'art. 2423-ter, comma 3, impone di aggiungere altre voci quando il loro contenuto non è compreso in alcuna di quelle previste. OIC 12, § 15, ricorda però che gli schemi sono già analitici e prevedono voci di chiusura, quindi l'ipotesi ricorre di rado.
Quanti conti servono a una PMI in contabilità ordinaria?
Tanti quanti sono i dati che l'impresa legge davvero. Un impianto di poche decine di conti copre il bilancio di una piccola impresa commerciale; i sottoconti si aggiungono dove un dato ricorrente serve a una decisione o a un adempimento, per esempio le spese di rappresentanza o i cespiti per categoria omogenea.
Riferimenti normativi
- Codice civile, art. 2423-ter, comma 1 — voci degli articoli 2424 e 2425 iscritte separatamente e nell'ordine indicato
- Codice civile, art. 2423-ter, comma 2 — ulteriore suddivisione delle voci precedute da numeri arabi, senza eliminare la voce complessiva e l'importo corrispondente
- Codice civile, art. 2423-ter, comma 3 — obbligo di aggiungere altre voci quando il contenuto non è compreso in quelle previste
- Codice civile, art. 2424, comma 1 — contenuto dello stato patrimoniale
- Codice civile, art. 2425, comma 1 — contenuto del conto economico
- DPR 29 settembre 1973 n. 600, art. 14, comma 1, lettera c) — scritture ausiliarie con elementi patrimoniali e reddituali raggruppati in categorie omogenee
- DPR 29 settembre 1973 n. 600, art. 16 — registro dei beni ammortizzabili e categorie omogenee per anno di acquisizione e coefficiente
- OIC 12 «Composizione e schemi del bilancio d'esercizio», § 14 — suddivisione ulteriore delle voci precedute da numeri arabi
- OIC 12 «Composizione e schemi del bilancio d'esercizio», § 15 — voci da aggiungere e analiticità degli schemi obbligatori
- OIC 12 «Composizione e schemi del bilancio d'esercizio», § 30 — elemento che ricadrebbe sotto più voci: si iscrive in quella più rilevante per gli utilizzatori
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
Risorse correlate
Prima nota: cosa registrare, quando e con quali documenti (art. 2214 c.c. e art. 14 DPR 600/1973)
Che cosa fa nascere una riga, quali dati deve contenere, entro quando va eseguita la registrazione e come si corregge un errore senza cancellarlo
Leggi la schedaRatei e risconti attivi e passivi: come distinguerli, calcolarli e registrarli
Come si spezza un canone a cavallo d'anno, quali scritture si fanno il 31 dicembre e quella di riapertura che chiude il conto transitorio
Leggi la schedaRegistro dei beni ammortizzabili (art. 16 DPR 600/1973)
Registro dei beni ammortizzabili ex art. 16 DPR 600/1973: contenuto, termine di compilazione, categorie omogenee e alternatività con libro inventari e giornale
Leggi la schedaPignoramento presso terzi e limiti di pignorabilità nella riscossione esattoriale
L'ordine di pagare senza passare dal giudice, le quote che la legge fissa su stipendi e salari e gli obblighi che ricadono sul datore di lavoro
Leggi la schedaAltre schede su Contabilità
- Adesione automatica alla previdenza complementare e TFR dei neoassunti dal 1° luglio 2026: modulo TFR3 e codice Uniemens T3Chi entra nel privato alla prima assunzione dopo il 30 giugno 2026 aderisce alla previdenza complementare se non rinuncia entro 60 giorni: TFR3 e codice T3
- Bilancio di verifica, scritture di epilogo e chiusura, riapertura dei contiLo strumento che precede il bilancio d'esercizio: che cosa dimostra la quadratura dare e avere, quali rettifiche seguono, come si chiudono e si riaprono i conti
- Conservazione scritture contabili art. 22 DPR 600/1973: terminiCome tenere e per quanto conservare le scritture contabili ex art. 22 DPR 600/1973: termine fino alla definizione degli accertamenti e archiviazione digitale
- Contabilità semplificata imprese minori (art. 18 DPR 600/1973)Quali ricavi contano per restare sotto 500.000 o 800.000 €, quali registri sostituiscono le scritture ordinarie e quando l'opzione vincola per tre anni
- Documentazione informatica delle scritture (art. 2215-bis c.c.)L'art. 2215-bis del codice civile consente di tenere libri e scritture con strumenti informatici, con marcatura temporale e firma digitale almeno annuali
- Fatture da emettere e fatture da ricevere: competenza di fine esercizioMerce consegnata a dicembre e fattura di gennaio: come si porta il costo o il ricavo nell'anno di competenza, e perché l'IVA resta ferma al documento