Documento commerciale: cosa contiene e cosa non fa detrarre
Che cosa sostituisce scontrino e ricevuta fiscale, quando porta il codice fiscale del cliente, come si gestiscono reso e buoni, e la lotteria
16/09/2026
16/09/2026
10 min lettura
In sintesi
Il documento commerciale è il documento con cui il commerciante al minuto certifica il corrispettivo e che consegna al cliente. Scontrino fiscale e ricevuta fiscale, come documenti fiscali autonomi, sono usciti di scena per chi memorizza e trasmette i corrispettivi: l'art. 2, comma 5, del D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127 stabilisce che memorizzazione e trasmissione «sostituiscono la modalità di assolvimento dell'obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi di cui all'articolo 12, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, e al decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1996, n. 696», cioè, come chiarisce la circolare dell'Agenzia delle entrate n. 3/E del 21 febbraio 2020, «scontrino e ricevuta fiscali».
Lo stesso comma 5 rinvia a un decreto ministeriale per individuare le «tipologie di documentazione idonee a rappresentare, anche ai fini commerciali, le operazioni»: è il decreto 7 dicembre 2016, la base normativa del documento commerciale. Resta fermo, sempre per il comma 5, l'obbligo di emettere fattura su richiesta del cliente, ed è quella la strada per detrarre l'IVA.
Questa scheda tratta il documento: contenuto, valore fiscale, reso e buoni. L'adempimento che lo genera, cioè il registratore telematico, i termini di trasmissione e le sanzioni sulla memorizzazione, è l'oggetto della scheda sui corrispettivi telematici.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Imponibile del materiale acquistato | 200,00 € |
| IVA 22% | 44,00 € |
| IVA detraibile con fattura chiesta entro il momento di effettuazione | 44,00 € |
| IVA detraibile con il solo documento commerciale, anche se riporta la partita IVA | 0,00 € |
| Totale pagato alla cassa | 244,00 € |
Che cosa contiene, e quando porta il codice fiscale
Il decreto ministeriale 7 dicembre 2016 prevede che i soggetti dell'art. 22 del DPR 26 ottobre 1972 n. 633 tenuti alla certificazione dei corrispettivi, e non esonerati, documentino le operazioni «con un documento commerciale, salvo che non sia emessa la fattura o la fattura semplificata di cui agli articoli 21 e 21-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972». Lo stesso decreto ne fissa i requisiti minimi, fra cui la descrizione dei beni ceduti o dei servizi resi e «l'ammontare del corrispettivo complessivo e di quello pagato».
Sulla descrizione la circolare n. 3/E del 21 febbraio 2020 è pratica: «può essere sintetica ma sufficiente a identificare il servizio o il bene», e per la ristorazione basta «primo, secondo, dolce» oppure «pasto completo». Il layout è a sua volta definito da un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, il prot. n. 182017 del 28 ottobre 2016.
Un secondo elemento entra solo su richiesta. Il documento deve contenere «anche il codice fiscale o il numero di partita IVA dell'acquirente» quando questi ne abbia fatta richiesta «non oltre il momento di effettuazione dell'operazione»: è il cosiddetto documento commerciale valido ai fini fiscali. Serve a collegare la spesa a una persona o a un'impresa. Su quel collegamento poggiano le detrazioni che l'art. 1, comma 679, della L. 27 dicembre 2019 n. 160 subordina a un onere sostenuto «con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241», fuori dalle eccezioni del comma 680 per medicinali, dispositivi medici e prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o accreditate al Servizio sanitario nazionale. La circolare dell'Agenzia delle entrate n. 14/E del 19 giugno 2023 ricorda che «La tracciabilità dell'onere può anche essere attestata mediante l'annotazione in fattura, ricevuta fiscale o documento commerciale da parte del percettore delle somme che cede il bene o effettua la prestazione di servizio». La consegna, a richiesta del cliente, va effettuata «non oltre il momento dell'ultimazione dell'operazione» (art. 2, comma 5, ultimo periodo).
La ricevuta fiscale non è scomparsa dall'ordinamento: è uscita dal perimetro di chi memorizza e trasmette. Il comma 1 dell'art. 2 prevede infatti che con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze «possono essere previsti specifici esoneri dagli adempimenti di cui al presente comma in ragione della tipologia di attività esercitata», e chi resta esonerato continua a certificare i corrispettivi secondo il DPR 21 dicembre 1996 n. 696.
Perché non apre la detrazione dell'IVA
La differenza rispetto alla fattura è di funzione, non di forma. Il documento commerciale certifica il corrispettivo: prova l'operazione, sostiene la garanzia e il reso, sostituisce l'annotazione nel registro dei corrispettivi dell'art. 24 del DPR 633/1972, descritta nella scheda sulla registrazione dei corrispettivi. La fattura è invece il documento IVA dell'art. 21: riporta i dati identificativi e la partita IVA di entrambe le parti, imponibile e imposta distinti per aliquota, e si annota nel registro delle fatture emesse.
Sul piano della detrazione la conseguenza è netta, e sta nell'art. 25, primo comma, del DPR 633/1972, che ammette all'annotazione nel registro degli acquisti «le fatture e le bollette doganali». Il documento commerciale non è fra questi titoli, nemmeno nella versione valida ai fini fiscali che riporta la partita IVA del cliente: quella serve a documentare il costo, non a portare in detrazione l'imposta.
| Voce | Documento commerciale | Fattura |
|---|---|---|
| A che cosa serve | Certifica il corrispettivo e prova l'operazione verso il cliente | Documenta l'operazione ai fini IVA fra le due parti |
| Dati delle parti | Solo quelli dell'esercente; codice fiscale o partita IVA dell'acquirente solo se richiesti entro il momento di effettuazione | Dati identificativi e partita IVA di cedente e cessionario, sempre |
| Registro in cui confluisce | Nessuno: la memorizzazione elettronica sostituisce il registro dei corrispettivi dell'art. 24 | Registro delle fatture emesse per chi emette, registro degli acquisti per chi riceve |
| Detrazione dell'IVA per il cliente | Esclusa: non rientra fra i titoli annotabili dall'art. 25, primo comma | Ammessa, alle condizioni degli artt. 19 e seguenti |
| Rettifica di un'operazione già certificata | Documento commerciale per reso merce, che richiama il documento originario | Nota di variazione ai sensi dell'art. 26 |
Un artigiano compra materiale in una ferramenta per 244,00 €, cioè 200,00 € di imponibile e 44,00 € di IVA al 22%. Se chiede la fattura entro il momento di effettuazione dell'operazione, come consente l'art. 22, primo comma, del DPR 633/1972, annota il documento nel registro degli acquisti e detrae 44,00 €. Se esce dal negozio con il solo documento commerciale, quei 44,00 € restano un costo. La fattura richiesta dopo va emessa richiamando il documento commerciale già consegnato, così che dai corrispettivi del giorno risulti lo scorporo e lo stesso imponibile non venga certificato due volte.
Reso, buono-acquisto e reso del reso
Il reso ha una procedura codificata. Con il principio di diritto n. 21, pubblicato il 1° agosto 2019, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che al documento commerciale si applicano le indicazioni date per il reso di un bene acquistato con scontrino fiscale dalle risoluzioni n. 154/E del 5 ottobre 2001 e n. 219/E del 5 dicembre 2003. Le specifiche tecniche approvate con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 20 dicembre 2019, prot. n. 1432217, prevedono a questo scopo un «documento commerciale per reso merce», assimilabile a uno scontrino negativo, che richiama il documento dell'operazione principale.
La risposta a interpello n. 167 del 2020 applica lo schema al caso del «reso del reso», cioè al secondo cambio dello stesso acquisto: la procedura è la stessa, «con la precisazione che il nuovo "documento commerciale per reso merce" deve richiamare il documento emesso al momento della scelta del nuovo capo». Ogni anello della catena si aggancia al precedente, e il registro dei corrispettivi resta quadrato.
Il buono-acquisto consegnato al posto della merce resa ha una qualificazione propria. Lo stesso documento lo ricostruisce come buono-corrispettivo ai sensi degli articoli 6-bis, 6-ter e 6-quater del DPR 633/1972, introdotti dal D.Lgs. 29 novembre 2018 n. 141: è monouso se al momento dell'emissione è già nota la disciplina IVA della cessione o prestazione cui dà diritto, multiuso in caso contrario. La differenza conta sul momento di effettuazione: «Solo l'emissione di un buono monouso determina l'anticipazione del momento di effettuazione dell'operazione e, conseguentemente, di certificazione dei corrispettivi». Un buono multiuso, invece, non certifica nulla finché non viene speso.
La lotteria degli scontrini e il codice lotteria
Il documento commerciale è anche il titolo con cui un consumatore partecipa alla lotteria nazionale prevista dall'art. 1, comma 540, della L. 11 dicembre 2016 n. 232. Partecipano le «persone fisiche maggiorenni residenti nel territorio dello Stato», e le condizioni sono tre, tutte da soddisfare: l'acquisto deve essere fatto fuori dall'esercizio di impresa, arte o professione «esclusivamente attraverso strumenti che consentano il pagamento elettronico» di cui il partecipante sia titolare, presso un esercente che trasmette telematicamente i corrispettivi; all'acquisto va associato il codice lotteria del partecipante; l'esercente deve trasmettere i dati della singola cessione o prestazione.
Il rifiuto dell'esercente ha una conseguenza dichiarata dalla norma stessa: dal 1° marzo 2021, se al momento dell'acquisto l'esercente rifiuta di acquisire il codice lotteria, il cliente può segnalarlo sul portale dedicato dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, e quelle segnalazioni «sono utilizzate dall'Agenzia delle entrate e dal Corpo della guardia di finanza nell'ambito delle attività di analisi del rischio di evasione». I premi non concorrono a formare il reddito del percipiente e non sono assoggettati ad alcun prelievo erariale. Modalità tecniche, entità e numero dei premi sono rimessi a provvedimenti del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli d'intesa con l'Agenzia delle entrate (comma 544).
Il testo unico dell'IVA ricolloca la disciplina del documento senza cambiarla: dal 1° gennaio 2027 l'art. 82, comma 7, del D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10 riproduce l'art. 2, comma 5, del D.Lgs. 127/2015, con la stessa sostituzione della certificazione fiscale, lo stesso rinvio a un decreto ministeriale per le tipologie di documentazione e lo stesso obbligo di fattura su richiesta del cliente; il commercio al minuto passa all'art. 81, la registrazione dei corrispettivi all'art. 87. Dalla stessa data si sposta anche la lotteria: l'art. 376, comma 1, lettera eeeee), del D.Lgs. 19 giugno 2026 n. 117 abroga l'art. 1, comma 540, della L. 232/2016, e l'art. 78 dello stesso testo unico delle imposte sui redditi ne riproduce il testo, requisito delle persone fisiche maggiorenni residenti compreso.
Le domande di chi ci arriva
Lo scontrino fiscale esiste ancora?
Non per chi memorizza e trasmette i corrispettivi: per quei soggetti il documento consegnato al cliente è il documento commerciale, perché memorizzazione e trasmissione sostituiscono la vecchia modalità di certificazione (art. 2, comma 5, D.Lgs. 127/2015). Scontrino e ricevuta fiscale restano per chi è esonerato dall'obbligo con decreto ministeriale.
Un documento commerciale con la partita IVA sopra permette di detrarre l'IVA?
No. L'art. 25, primo comma, del DPR 633/1972 ammette nel registro degli acquisti solo le fatture e le bollette doganali. Il documento commerciale valido ai fini fiscali documenta il costo e collega la spesa al soggetto, ma non è titolo per la detrazione: serve la fattura, chiesta entro il momento di effettuazione.
Come si documenta il cambio di un capo già cambiato una volta?
Con un nuovo documento commerciale per reso merce che richiama il documento emesso al momento della scelta precedente, secondo la risposta a interpello n. 167 del 2020. La catena dei richiami tiene allineati i corrispettivi del giorno con le operazioni effettivamente concluse.
Dare un buono al posto del rimborso anticipa la certificazione del corrispettivo?
Solo se il buono è monouso, cioè se al momento dell'emissione è già nota la disciplina IVA del bene o servizio cui dà diritto (artt. 6-ter e 6-quater, DPR 633/1972). Un buono multiuso non determina l'effettuazione dell'operazione, che resta legata al momento in cui il buono viene speso.
Il cliente che chiede il codice lotteria e si sente dire di no ha uno strumento?
Sì. Dal 1° marzo 2021 può segnalare il rifiuto nella sezione dedicata del portale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, e la segnalazione confluisce nelle attività di analisi del rischio di evasione dell'Agenzia delle entrate e della guardia di finanza (art. 1, comma 540, L. 232/2016).
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127, art. 2, c. 1: obbligo di memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi e rinvio al decreto ministeriale per gli esoneri
- D.Lgs. 5 agosto 2015 n. 127, art. 2, c. 5: sostituzione della certificazione fiscale, individuazione delle tipologie di documentazione idonee, obbligo di fattura su richiesta e momento della consegna
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 22, c. 1: commercio al minuto e attività assimilate, fattura obbligatoria solo su richiesta tempestiva del cliente
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 21: contenuto e funzione della fattura come documento IVA
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 24, c. 1: registrazione dei corrispettivi, sostituita dalla memorizzazione elettronica
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 25, c. 1: nel registro degli acquisti si annotano le fatture e le bollette doganali
- DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 6, c. 1: momento di effettuazione dell'operazione, cui è ancorata la richiesta di fattura
- L. 30 dicembre 1991 n. 413, art. 12, c. 1, e DPR 21 dicembre 1996 n. 696: previgente obbligo di certificazione con scontrino e ricevuta fiscale, richiamati dall'art. 2, comma 5
- L. 11 dicembre 2016 n. 232, art. 1, c. 540 e 544: lotteria nazionale dei corrispettivi, codice lotteria, segnalazione del rifiuto e provvedimenti attuativi
- L. 27 dicembre 2019 n. 160, art. 1, c. 679 e 680: pagamento tracciabile come condizione della detrazione al 19 per cento, e relative eccezioni
- D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10, art. 82 (t.u. allegato): disciplina applicabile dal 1° gennaio 2027
- D.Lgs. 19 giugno 2026 n. 117, art. 376, c. 1, lett. eeeee), e art. 78 (t.u. imposte sui redditi): abrogazione dell'art. 1, c. 540, della L. 232/2016 e riproduzione della lotteria dal 1° gennaio 2027
- Agenzia delle entrate, circolare n. 3/E del 21 febbraio 2020: base normativa e requisiti del documento commerciale, descrizione sintetica ammessa, documento commerciale valido ai fini fiscali
- Agenzia delle entrate, risposta a interpello n. 167 del 2020: documento commerciale per reso merce, reso del reso e qualificazione del buono-acquisto come buono-corrispettivo
- Agenzia delle entrate, circolare n. 14/E del 19 giugno 2023: annotazione del pagamento tracciabile da parte del percettore su fattura, ricevuta fiscale o documento commerciale
Disclaimer
Le informazioni in questa scheda hanno scopo informativo e divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista qualificato. Aggiornata al 16 settembre 2026.
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